Energheia – Capitolo 45: Il contatto

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Epos (Maltia)
13 dicembre 2355
53° giorno di Ethan a Tersain
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Sto dormendo beatamente quando, nel cuore della notte, bussano alla mia cabina. Intontito, mi alzo per andare a vedere chi sia.

Perché disturbarmi a quest’ora?

«Ethan!» sento chiamare da fuori. «Apri!»

«Arrivo…»

È Archeos. Appena apro la porta, l’anziano mi travolge di ordini:

«Vestiti a dovere e armati. La missione è anticipata. Dovete partire il prima possibile».

«Cos…?»

«Non domandare, non c’è tempo».

Confuso, mi affretto a indossare la mantella della Resistenza e a prendere la mia pistola. Una volta assicuratomi di avere l’essenziale per viaggiare, seguo il filosofo all’hangar.

«Si può sapere che succede?» chiedo, mentre camminiamo a passo rapido lungo i corridoi.

«La Repubblica ci ha anticipati».

«Anticipati? Ehi, io non conosco ancora i dettagli della missione!»

«In origine, l’obiettivo era avere informazioni da un nostro contatto» spiega Archeos. «Tuttavia, ora è divenuta un’operazione di recupero del contatto stesso. Le nostre spie ci hanno rivelato che la Repubblica si muove per catturarlo. Dovete impedire che ciò accada: è di vitale importanza».

«Ma a questo punto io che c’entro?»

«Si tratta di una potenziale fonte per capire come interpretare la mappa» asserisce il ribelle. «Nel caso non riusciste a portar via il contatto, dovrai chiedergli di darti ogni indizio possibile, e usare le tue conoscenze per comprendere tali informazioni».

«Si direbbe che sarà un evento… movimentato».

«Il rischio è alto».

Nemmeno mi riesce di stupirmi, ormai. Non credo sia normale, ma viste le precedenti missioni, mi sembra il minimo che le cose non filino lisce.

Siamo arrivati all’hangar. Nella vasta sala, tre velivus sono pronti a partire, i motori già accesi. Vicino a uno di essi, probabilmente pilotato da Samuel, stanno Antony e Dawn. Archeos ed io li raggiungiamo.

«Cambio di programma» comunica il vice brigadiere. «Il capitano ha deciso che è meglio non mandare Ethan».

«Cosa?» fa il filosofo. «Ma potrebbe servire se ci sarà da raccogliere informazioni!»

«Se non potremo portare qui il contatto, è probabile che non ci sarà nemmeno la possibilità di parlarci a dovere» afferma Antony. «Sono gli ordini del capitano. Stiamo per partire».

Un cenno del capo, dopodiché sale a bordo. Spiazzato, io guardo Dawn. Lei agita la mano in un gesto di saluto.

«Fai il bravo» dice la ribelle. «Quando torno, vedremo di rimetterti in pari con gli esercizi».

E strizzatomi l’occhio, sparisce anche lei sul velivus.

Archeos posa una mano sulla mia spalla, facendomi allontanare dai mezzi in partenza.

«Sempre a fare di testa sua» sbotta l’anziano, forse riferendosi al capitano.

Io guardo i velivoli sollevarsi dal pavimento e dirigersi verso l’uscita della Epos. Un senso di apprensione si è impadronito di me.

Questa missione è iniziata con pessime premesse.

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Dintorni di Risingdeep (Maltia)
Stesso giorno
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Dopo diverse ore di viaggio, all’alba, i velivus arrivano in vista del frammento di Risingdeep. Si tratta di un’isola grossomodo circolare, molto allungata verso il basso, con un profondo cratere che ne scava gran parte del suolo. Sul bordo della cavità, la quale occupa una vasta area alla sommità del frammento, sorge un modesto borgo dove vive il contatto da recuperare.

La prima cosa che i ribelli notano nell’avvicinarsi è una fregata nei pressi dell’isola. La seconda è un gruppo di almeno dieci caccia che si fa loro incontro.

«Ci hanno già beccati!» esclama Samuel.

«Com’era da aspettarsi» commenta Antony. «A quanto pare, l’informazione raccolta dalle spie era una trappola».

I tre velivus scartano, intanto che una pioggia di proiettili vola nella loro direzione. Da quel momento, inizia una furiosa battaglia aerea.

Un mezzo ribelle viene subito abbattuto, e mentre esso precipita verso un frammento sottostante, gli altri tentano di non finire nella morsa dei ben più numerosi aeromobili nemici.

«Missione annullata… andiamocene…» fa per dire Antony.

Allora, una scarica di colpi percuote il velivolo a bordo del quale si trova.

«Stradannazione!» sbotta Samuel.

Malgrado il velivus cominci ad essere scosso da una vibrazione preoccupante, il pilota riesce ad aprirsi un varco usando una carica a ilectron, la quale mette fuori uso un gruppo di caccia che gli sbarra la via. Intanto che l’altro mezzo ribelle esplode, il velivolo ospitante i Sanders prosegue la sua corsa verso la fregata.

«Perché la carichiamo?» esclama Dawn.

Antony osserva Samuel. Da uno scambio di sguardi, sembra comprendere la situazione.

«Riprendiamo la missione» spiega allora. «Altissima priorità. Dobbiamo a tutti i costi recuperare il contatto… o far sì che la Repubblica non l’abbia per sé».

«Ma ormai sarà già a bordo dell’aeronave!»

«Per questo andiamo lì».

«È da pazzi!»

«Non possiamo più fuggire» si decide a rivelare Samuel. «Il velivus… con questi danni, riuscirò a malapena a portarlo fino a quella nave».

Dalla fregata giungono i colpi di contraerea. Per un tratto il pilota è capace di evitarli, ma per quanto abile sia, la potenza di fuoco del vascello è troppa, e il velivolo compromesso sta perdendo agilità. Così alcuni proiettili centrarono un’ala, la quale inizia a fare uno strano rumore.

Il pilota vira bruscamente, prendendo quota rispetto alla nave, sì da dirigersi verso la parte superiore dello scafo. Pur con manovrabilità ridotta, nell’ascendere sa dare la possibilità ad Antony di sparare una carica esplosiva in un motore della fregata. Quindi, mentre l’ordigno detona, il velivus arriva alla sommità del vascello. Lì, con movimento rapido, atterra sul ponte.

Lo scompiglio creato dall’esplosione permette al gruppo di sei ribelli di abbandonare il velivolo e di raggiungere una delle porte. Entrati nei corridoi dell’aeronave, corrono a nascondersi in un antro. Da là agguantano il primo ufficiale che trovano, il quale con diverse pistole puntate contro è ben disposto a dire dove trovare la persona catturata quel giorno dalla Repubblica. Allora, messo a tacere l’uomo, la squadriglia si dirige verso la zona indicata.

Lungo tutta la nave i repubblicani stanno cercando gli intrusi. Svariati drappelli di soldati corrono per i corridoi, perlustrandone i recessi.

Cominciano le sparatorie, nelle quali un paio di ribelli rimangono a terra. Gli ultimi quattro si rifugiano in un piccolo magazzino.

«Dobbiamo superare il posto di blocco alle scale e scendere di un piano» dice Antony, facendo il punto della situazione.

«Siamo sicuri che non sia una trappola?» domanda l’unico del gruppo a non essere un Sanders.

«Nella trappola ci siamo già caduti» afferma Samuel. «Ora stiamo cercando di uscirne portando il contatto con noi».

Abbandonano il magazzino e muovono verso le scale. Due soldati sono di guardia. I ribelli riescono a coglierli di sorpresa e a neutralizzarli, quindi scendono di un piano e raggiungono la stanza obiettivo.

«Almeno questo non era un tranello» commenta Antony, dopo aver abbattuto la porta.

All’interno, seduta su una brandina, c’è una donna. Costei ha i capelli grigi raccolti in uno chignon, e il volto solcato da alcune rughe. Probabilmente è intorno ai sessant’anni.

Pare molto sorpresa nel vederli.

«Antony Sanders, della Resistenza» si presenta il vice brigadiere. «Dobbiamo portarvi via».

«Quanto interesse per una povera donna» replica lei, alzandosi. «Mi chiedo quale sia il vostro problema, stavolta».

Stanno per mettersi a correre verso l’hangar della nave, intenzionati a rubare qualche velivolo, quando un drappello nemico giunge sul posto. Nel vederli, Dawn ha appena il tempo di gettarsi su Agathe, ad allungare una mano a sfiorarle un braccio. Là, una lieve luce balugina.

Poi, diversi rampini volano sui ribelli, agganciandosi a loro e scaricando forti correnti di ilectron. Il gruppo non può reagire: in pochi attimi, tutti crollano al suolo.

Poco dopo sono stati catturati.

◊◊◊

«Un velivus è stato distrutto» annuncia un ufficiale, facendo rapporto all’ammiraglio generale Pandromio. «Un altro è stato abbattuto e assaltato, con l’arresto di cinque sopravvissuti a bordo. Inoltre, quattro ribelli sono stati catturati mentre tentavano di portar via Agathe Munro. Il loro velivus è in coperta, in mano nostra. I morti fra i dissidenti si aggirano fra i tre e gli otto. Stiamo ancora valutando l’entità delle nostre perdite».

«Nove prigionieri… buon bottino» commenta Pandromio. «Prepariamoci a tornare ad Amathia. E… portate la signora Munro nella stanza degli interrogatori. Mi dirigo lì».

Detto fatto, l’ammiraglio abbandona il ponte di comando della fregata ai suoi ordini, e marcia lungo i corridoi.

Tutto bene, finora pensa. Come previsto, i ribelli si sono mostrati parecchio interessati alla signora Munro. Questo è molto incoraggiante.

Disceso di qualche piano, l’uomo giunge in un angusto locale pieno di arnesi per “aiutare” gli interrogati a parlare. All’interno, su una sedia al centro dell’ambiente, lo aspetta una donna avanti con l’età. La stessa che, non tanto prima, i ribelli hanno cercato di portare via.

«Agathe Munro» esordisce Pandromio. «Voi siete un’esperta di Profeti Stellari, mi sembra».

«Potete dirmi chi siete, intanto?» domanda lei, fissandolo con occhi verdi e intensi, dai quali non lascia sfuggire alcuna traccia di preoccupazione.

«Ammiraglio generale Pandromio, al comando di questa nave» risponde l’ufficiale. «E voi siete mia ospite. Necessito che mi diate alcune indicazioni».

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Epos (Maltia)
Nello stesso momento
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Sto lavorando coi filosofi quando Jim, tutto trafelato, irrompe nel laboratorio.

«Ethan!»

In un attimo, il giovane mi trascina fuori. Perplesso, io mi lascio condurre in un corridoio deserto. Lì…

«Ho origliato un rapporto da una missione» rivela, concitato, il ribelle. «Pare che la spedizione partita stanotte sia stata in gran parte catturata o uccisa».

In un primo momento, non comprendo. Del resto, di missioni presumo ne partano tante, dalla Epos. Ma poi, dal fondo della mia mente, un’inquietudine latente che ho tenuto da parte finora riemerge.

E mi coglie un tuffo al cuore.

«Cosa?!» esclamo, incapace di controllare la voce. «Quella con Dawn?»

«Già» annuisce Jim.

«Come l’hanno saputo?» domando, sperando sia solo un’infondata voce di corridoio. «Qualcuno è rientrato?»

«Erano seguiti a distanza di sicurezza da un caccia, che è tornato indietro ad avvisare».

Rimango paralizzato. Tanto basta a poter dire che la notizia è, con buona probabilità, vera.

Sto immobile… silenzioso… completamente spiazzato. Di colpo il disagio provato alla partenza di Dawn è mutato in paura.

Un’emozione intensa, crescente, che dal profondo affiora a inondarmi la mente, rendendomi incapace di pensare ad altro che ad essa.

Ed è, dunque, quasi da molto lontano che sento le parole successive del ragazzino.

«Allora, che farai?» mi domanda costui.

Io lo guardo, senza capire.

«Che farò?»

«Sì!» insiste Jim, che al contrario di me è molto reattivo davanti a questa situazione. «La tua ragazza è nei guai!»

«Aspetta…» cerco di far mente locale, sorvolando sul modo in cui il giovane si è riferito a Dawn. «Che stai cercando di dirmi?»

Ma un sospetto già ce l’ho, prodotto da quella parte del mio cervello che ancora prova a funzionare, e che pian piano sta impegnandosi per riprendere il controllo. E a confermare tale ipotesi…

«Che devi muovere il culo e andare ad aiutarla!» prorompe il ribelle.

Al che, infine riacquisto un po’ di lucidità. E la paura comincia a trasformarsi in ansia… e in bisogno di reagire. Un impulso talmente forte, e privo di obiettivi chiari, da spingermi a reprimerlo.

«Alt! Stop!» blocco Jim, la voce che mi si acuisce per la tensione che va ghermendomi. «Primo, non mi faranno mai partire. Secondo, cosa potrei fare se ben tre velivus carichi di gente addestrata sono stati sconfitti?»

«Sei in grado di spegnere un’intera aeronave!» esclama il ragazzino. «Puoi far qualcosa eccome! E poi, davvero t’interessa avere il permesso per andare? Prendi un velivolo e parti!»

Non posso crederci… l’ha proposto sul serio? Assurdo! Il mio buonsenso mi dice chiaro e tondo che qualsiasi azione così sconsiderata mi metterà solo nei guai.

Eppure…

Non riesco a starmene con le mani in mano. Non dovrebbe importarmene tanto… non dovrebbe… ma il pensiero di cosa possa essere successo a Dawn è… insostenibile.

Non perdere la lucidità, Ethan mi esorto. Resta razionale…

Quindi, scuoto la testa e volgo le spalle a Jim.

«Mi stai dicendo di fare una cosa folle» affermo. «Sono solo un ragazzo con una strana mayea senza controllo».

Ciò dichiarato, faccio per allontanarmi. Per alleviare questo bisogno di agire, posso almeno iniziare a chiedere ad Archeos se sa qualcosa di più sulla spedizione.

È a quel punto che il ragazzino mi arriva addosso e mi mena un ceffone dietro la nuca.

«Ahi!» protesto, voltandomi arrabbiato.

In tutta risposta ricevo una serie di pesanti insulti. Non vale neanche la pena di specificarli, o di ricordarli… contano molto di più la rabbia e la frustrazione che essi trasmettono. E una volta che Jim ha esaurito le ingiurie…

«Smettila di fare la mammoletta!» esclama. «Non hai un po’ d’orgoglio? O sei davvero un codardo?»

Ah, ecco che ricomincia. Queste argomentazioni non fanno presa su di me. Però… di noia me ne danno. Specie adesso che ho i nervi a fior di pelle.

Comunque, non replico. Allora, il ribelle stringe i pugni, digrignando i denti con fastidio.

«Patetico» dice. «Non posso essere amico di uno che non ha neppure il coraggio di proteggere ciò a cui tiene».

L’ennesima frase che mette indirettamente in dubbio la mia mascolinità. Stavolta, però… essa colpisce ben più a fondo delle precedenti.

Poiché mi ci fa pensare… a come quest’ansia di far qualcosa che mi sento è legata al desiderio di aiutare Dawn. Non di sapere come sta e basta… ma proprio di assicurarmi di persona, con le mie azioni, che ella stia bene.

Io… io ne ho così tanto bisogno. Ma non posso fare nulla… o sì? Se c’è una possibilità… mi pentirò di più a coglierla, o a starmene buono?

Ora è il ragazzino a darmi la schiena. Sta per andarsene, quando gli poggio una mano sulla spalla e lo costringo a voltarsi. Jim pare quasi aspettarsi di essere picchiato, e mi fissa negli occhi: in quel momento, anche se io non posso saperlo, nota che nel mio sguardo c’è una nuova luce.

«Sai pilotare?» chiedo.

«… abbastanza» risponde il ribelle, con una smorfia simile a un sorriso. «Sono un tuttofare».

«E sai dove si dirigeva la spedizione?»

«Oh, sì!» annuisce il ragazzino. «Fra le altre cose, sono bravo ad arraffare informazioni».

A quel punto, con quelle due uniche condizioni raggiunte… ciò che mi è scattato nella mente si mette in moto. Impulsiva, spericolata, è indubbiamente una risoluzione che mi porterà molti guai… e pericoli.

Eppure, anche se posso prevedere tutto questo, non m’importa. Giacché ho realizzato di avere qualcosa di più importante a cui pensare. Abbastanza da giustificare i rischi.

Se voglio fare qualcosa… la cosa migliore è proprio farla. Specie se mi rendo conto che qualche ragionamento in più non mi condurrà a nulla.

So che a guidarmi ora è un mucchio di emozioni, più che la logica. Ma sento di dover dare priorità ad esse… altrimenti, lo rimpiangerò.

«Allora dovrai portarmi lì» affermo.

Un ghigno si dipinge sul volto di Jim.

«Contaci!»

◊◊◊

Mezz’ora dopo, entrambi siamo a bordo di un caccia biposto, di quelli simili a rondini, in viaggio a tutta velocità nei cieli di Tersain. Nessuno se l’aspettava, dunque non veniamo fermati. Quando, infine, qualche velivolo accenna a inseguirci, ormai siamo lontani.

Non sono mai stato su questo tipo di mezzo, ma è molto veloce, e più manovrabile di un velivus. Del resto, se la definizione maltiana di aereo da caccia corrisponde a quella terrestre, aeromobili del genere servono proprio per affrontare battaglie aeree basate sull’agilità.

«Stiamo facendo una pazzia» affermo.

«Ma dai!» ribatte Jim, eccitatissimo mentre pilota.

Io non sono come lui. Per me non è naturale, un simile comportamento. Ma mi rendo conto che, in momenti come questo, ho bisogno di darmi una bella scossa per non rimanere paralizzato nelle mie angosce e nelle mie analisi.

Sto facendo ciò che voglio… e già solo per questo, mi sento molto meglio.

«Beh, al diavolo!» aggiungo quindi. «Per una volta agirò impulsivamente».

«Evviva! Ho corrotto il filosofo!»

◊◊◊

«Stai scherzando?» prorompe Martin Young.

Di fronte a lui, i pugni appoggiati alla scrivania, Aimond Lacelet lo fissa con espressione seria.

«No» risponde l’anziano. «Quei due folli si sono buttati a testa bassa verso morte certa».

Tali parole sono quanto mai inaspettate, ma il capitano non può permettersi d’indugiare.

«Bisogna far partire in fretta quegli aiuti» sbotta, alzandosi.

«Manderai la Epos?» chiede Archeos.

«No… userò una flotta».

Thanks For Reading! Thomas: Come cacciarsi da soli nei peggiori problemi possibili: edizione Ethan Knight! Elena (illustratrice): È stato assunto per fare il protagonista: che storia scriveresti su di lui, se stesse sempre buono e tranquillo? Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

A fra un mese!

Il nuovo capitolo di Energheia uscirà il mese prossimo!
Ci rivediamo presto per continuare il racconto delle avventure di Ethan!

Lasciami una reazione!

Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

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