«Maledizione, sono al nostro velivus!»
L’esclamazione di Antony risuona a malapena, nel caos di boati scatenati dalla nave fluttuante.
«Le truppe d’assalto staranno già scendendo lì» gli viene appresso Samuel. «Usiamo il metaforeas di papà».
Non mi viene lasciato il minimo tempo per riprendermi dalla sorpresa. Con la pistola di Antony a spingermi sulla schiena, scattiamo lungo il muro esterno della casa, di modo da aggirarla. Superatone un angolo, prendiamo dunque a correre nell’erba, in direzione opposta a quella dello scafo volante.
Ma che succede? mi domando, confuso. All’improvviso mi trovo invischiato in un’azione di guerra! Per giunta, a combatterla sono macchinari che non avevo mai visto!
Corazzata… così hanno definito quel bestione di metallo? Sulla base delle insolite conoscenze acquisite da questo e quel videogioco, so che si tratta di uno fra i più possenti tipi di nave… non certo di un qualcosa in grado di volare!
Forse è solo un sogno… no, non diciamo sciocchezze. Ciò che sto vedendo è senza dubbio reale.
Se soltanto potessi muovermi liberamente… ecco quel che, ora, vorrei più di tutto. Ma questo tizio… Antony… continua a tenermi sotto tiro.
Assurdo… si comportano come fosse una situazione a cui sono abituati… o preparati.
Nuovi rumori molto più vicini si aggiungono alle esplosioni. Levo lo sguardo, e individuo alcuni piccoli velivoli sfrecciare sopra di noi.
Sono come quelli da me scorti ieri, quando sono scappato fino al margine del frammento. Guardandoli ora, in qualche modo mi ricordano delle rondini. Una fusoliera ovale costituisce il corpo degli aerei, dai quali emergono due lunghe ali arcuate. Da tali appendici fuoriescono scie di fumo bianco, anche se non sono visibili motori.
«Ci hanno visti…» dice il padre di Dawn.
Appena dopo, ci infiliamo in un bosco, le cui fronde nascondono il cielo ai nostri occhi. Là, mentre ci facciamo largo fra i tronchi – ansimanti a causa della corsa prolungata – udiamo dei rumori martellanti che mi suonano estremamente familiari.
Mitragliatrici?!
In effetti, unito ai sibili dei velivoli, sento il baccano provocato da tanti piccoli corpi che percuotono la foresta un po’ più lontano da noi.
Quegli aerei… stanno sparando fra gli alberi! Cercano di colpirci!
Il terrore mi permette di continuare a correre nonostante sia quasi al limite. È così che, dopo interminabili minuti, sbuchiamo dall’altra parte del bosco. Allora ci troviamo davanti l’altura che sorge sul frammento.
Quella è la stessa montagna che ho visto mentre precipitavo.
Un’ampia scala di pietra, di aspetto antico e priva di ringhiere, si arrampica al margine del rilievo. È una struttura impressionante, che per lunghi tratti emerge dal terreno senza appoggiarsi al monte, quasi volesse tendersi verso il cielo. Non si capisce, però, dove porti: a vederla dal suolo pare interrompersi nel vuoto; qualcosa privo di senso ai miei occhi, giacché sulla Terra a me nota non saprei trovare costruzioni paragonabili a quella.
Ma i miei “compagni” non sembrano affatto impressionati. Anzi, senza la minima esitazione il nostro gruppo raggiunge la scalinata.
«Forza!» fa Samuel, iniziando a salire i gradini.

Ormai del tutto sfiancati, prendiamo ad arrancare lungo la scala. Samuel è in testa, con a seguire me ed Antony; quindi viene Dawn, e infine il padre.
Mentre ci affrettiamo come possiamo, i piccoli velivoli armati di mitragliatrici sfrecciano vicino a noi. Quasi temo che ci sparino, e i miei occhi corrono terrorizzati a guardarli passare. È allora che mi accorgo di un dettaglio non irrilevante: la corazzata volante si è spostata. Seguendo il bordo del frammento, ora il vascello si sta disponendo al nostro fianco sinistro, i fori dei cannoni puntati su di noi pur se da quasi un chilometro di distanza.
Non vorrà, per caso…?
Una serie di colpi parte dalle bocche di fuoco, andando a esplodere alla base delle scale. Queste tremano, e il nostro gruppo deve fermarsi per mantenere l’equilibrio. Siamo praticamente sospesi sul nulla: in caso di crollo, finiremo sul terreno decine di metri sotto.
«Colpi di avvertimento» dice Antony. «Sbrighiamoci!»
Riprendiamo la corsa. Siamo a tre quarti di strada dalla cima quando una seconda bordata erompe. Colpisce di nuovo alla base della scala, stavolta proprio sotto di noi.
È il caos: i gradini si frantumano, e parte della costruzione si sfalda. Blocchi di pietra precipitano di sotto… ma il peggio arriva subito dopo. Poiché un pezzo di struttura staccatosi dalla base della scala vola nell’aria, lungo una tremenda e pericolosa traiettoria… e proprio dove ci troviamo noi, esso s’abbatte.
Urliamo a tale impatto. Schegge ci investono, e il padre di Dawn viene sbalzato indietro. La porzione di scale fra lui e noi crolla, un boato ad accompagnare la sparizione di molti gradini… e prima ancora che io mi renda pienamente conto di cosa sia successo, l’uomo si trova separato dai compagni.
«Papà!» esclama Dawn.
Potrebbe saltare? mi chiedo, valutando in fretta la distanza fra i monconi della scala. No… è impossibile che ce la faccia.
«Andate!» grida l’uomo, rimettendosi in piedi.
«No!» fa la figlia. «Provo con la mayea…»
«No, Dawn!» strilla Samuel. «Non sei abbastanza brava: lo metterai a rischio!»
«Ma io…»
«Tsk!» prorompe Antony.
Il giovane lascia perdere la pistola, che rimette sotto al mantello, e afferra il braccio della sorella. Questa cerca di districarsi, ma la presa del fratello è salda.
Riprendono la marcia lasciando indietro il genitore.
«Ma…» faccio io. «Lui…»
«Sa cosa fa!» asserisce Samuel.
«Sbrigati!» sbotta Antony, acido.
«Papà…» geme Dawn.
«Tranquilla!» urla il padre, mentre i tre figli ed io ci allontaniamo. «So come trattare con loro!»
Osservo l’uomo intanto che questi torna indietro lungo le scale. Uno dei velivoli a forma di rondine si è diretto verso di lui, e ora muove in ampi cerchi seguendone i movimenti. Il suo bersaglio cammina lentamente, non manifestando più l’intenzione di scappare. Si sta arrendendo.
Non capisco bene la situazione. Ci sono un sacco di cose che mi sfuggono. Però… al vedere tale scena, mi sento comunque molto dispiaciuto.
◊◊◊
Nello stesso momento, in una sala della corazzata, un uomo dall’elegante uniforme bianca punta un cannocchiale verso le scale di pietra visibili dalle vetrate su una parete.
«Che sorpresa» mormora. «Sembra proprio lui».
«Procediamo con la terza bordata» annuncia un uomo lì vicino.
«No… abbiamo dato sufficiente spettacolo» lo blocca l’altro. «Pare che avremo presto un ospite speciale: non voglio che gli succeda qualcosa. Per ora, tutte le forze trattengano il fuoco!»
◊◊◊
Risaliamo l’ultimo tratto di scale. Una volta in cima troviamo una piattaforma fatta degli stessi blocchi che costituiscono i gradini. Da qui non si arriva da nessun’altra parte: come già era intuibile da terra, la costruzione dà sul nulla.
E adesso?
Nel pensarlo, lancio un’occhiata ai velivoli a forma di rondine. Non so perché, ma stanno tenendo le distanze. Del resto, a che gli serve starci addosso, visto che non abbiamo vie di fuga?
Quanto alla corazzata, per ora non sta facendo niente di che… a parte emettere degli strani bagliori da vari punti dello scafo, prodotti presumibilmente da dei potenti proiettori, come a…
… comunicare? Sta mandando segnali agli aerei?
«Samuel…» fa Antony, posando la valigia.
I due fratelli si mettono al lato di un grande quadrato di metallo posto al centro della piazzola. Lo sollevano, rivelando un ampio scomparto sotto di esso.
Wow!
Nascosto nella cavità c’è un velivolo. È stranissimo: come molta della tecnologia di questo mondo, ha un aspetto più rozzo rispetto ai corrispettivi a me noti. Due ali munite di motori spuntano ai lati del mezzo, la cui fusoliera – non proprio di forma aerodinamica – presenta varie finestre.
«Scendete» ordina Antony, di nuovo con la valigia stretta sotto il braccio.
Giù per alcuni stretti gradini, ci precipitiamo nel nascondiglio e da lì saliamo a bordo del velivolo. Appena dentro, guardo meravigliato l’ambiente: diversi sedili foderati di logora pelle sono posti vicino alle finestre, e sul davanti dell’abitacolo v’è un quadro comandi che pare uscito da un aereo della Seconda guerra mondiale. Cavi e tubature corrono lungo il soffitto e le pareti del mezzo, a loro volta ricoperte di bulloni e saldature.
Questo affare sarà davvero in grado di volare?
Samuel si mette ai comandi, accende il macchinario e afferra una cloche. Gli altri si sistemano come possono ai pochi sedili presenti all’interno. Li vedo indossare una sorta di imbracatura. Provo a fare lo stesso, ma non riesco proprio a capire come metterla.
«Dammi, ti aiuto io» interviene Dawn, vedendomi in difficoltà.
«Grazie…»
Mentre la ragazza mi fissa l’imbracatura, la osservo in volto: ha gli occhi umidi e tiene lo sguardo basso. Ho un moto di solidarietà verso di lei.

Dawn è appena tornata al suo posto quando il veicolo si solleva. Vibrazioni ne percorrono il metallo, intanto che esce dal nascondiglio con un movimento verticale. In pochi secondi, siamo al di sopra della piazzola. Al che, Samuel spinge una leva, e con un forte rumore l’aereo parte in avanti.
Per la… miseria…
Schiacciato al sedile dall’improvvisa accelerazione, mi sforzo di guardar fuori: resisi conto che non eravamo davvero in trappola, i mezzi nemici si sono subito messi alle nostre calcagna. Sono veloci.
«Ci prenderanno…» dico.
Colpi di mitragliatrice cominciano a giungere dai velivoli a forma di rondine.
«Non credo proprio» replica Samuel. «Sono un bravo pilota».
L’aereo sfreccia in un banco di nubi, evitando le raffiche di proiettili degli avversari. Occultato in un mare di nebbia, si prodiga in una serie di manovre alla cieca che mi fanno perdere l’orientamento. Dopo breve, emerge dalle nuvole: in qualche modo è riuscito a porsi al lato dei nemici.
Samuel fa aprire un coperchietto sulla cloche, esponendo un pulsante posto in cima alla barra di comando. Aspetta di essere abbastanza vicino agli avversari. Allora, preme il bottone.
Un proiettile tondeggiante parte dal muso dell’aereo. Quando raggiunge il gruppo di velivoli, la sfera brilla per un istante… andando a generare intorno a sé una piccola tempesta di fulmini. Scariche elettriche prodotte da chissà quale assurda tecnologia, le quali avvolgono i macchinari; ed in conseguenza, questi deviano dalle loro traiettorie, volando fumanti in tutte le direzioni.
Paiono non essere più in grado di manovrare… ammesso che i piloti siano ancora vivi.
L’aereo torna in asse e riprende ad allontanarsi rapidamente. Attraverso le finestre, io e Dawn guardiamo indietro: nascosto dalle nubi, il frammento sul quale è rimasto il padre della ragazza sparisce alla vista.
Il velivolo accelera, trapassando le nuvole con un forte rumore.

