Energheia – Capitolo 11: Archeos

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Epos (Maltia)

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3° giorno di Ethan a Tersain

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Da quando sono su questa nave, non si può dire che non abbia riflettuto su come uscire dalla mia situazione. Eccome se ci ho pensato! Tuttavia, qualunque piano abbia iniziato a elaborare è morto in partenza di fronte a una semplice verità: non avendo io idea non solo di come tornare a casa, ma anche di quasi tutto quel che riguarda Tersain, lasciare la Epos per… beh, qualunque altro luogo sarebbe un folle salto nel vuoto. Se pure avessi modo di scappare, non so abbastanza per muovermi nell’ignoto che mi attende là fuori, quindi sopravvivere sarebbe ben difficile.

Già… non posso escludere che, per il momento, questa prigione sia proprio il posto dov’è meglio che stia.

Non mi fa piacere, ma la mia unica, vera opzione è anzitutto mantenere un basso profilo. Col poco spazio di manovra a mia disposizione, mi conviene concentrarmi sull’analizzare l’ambiente, e sull’incamerare quante più informazioni possibile. Devo sapere dove sono e come funziona questo mondo, certo… ma più di ciò, devo comprendere chi ho di fronte: capire chi sono i miei carcerieri, da cosa sono motivati, di cos’è che hanno paura… e cosa posso fare per comunicarci.

Non si parla solo di Dawn. Nel flusso di eventi che mi ha trascinato, l’abnorme quantità di stimoli che ho ricevuto mi ha un po’ confuso, paralizzandomi. Ma dopo ore di ragionamenti, ho concluso che la cosa più importante da fare è risolvere il fraintendimento di cui sono al centro.

Devo far rendere conto le persone che mi hanno rinchiuso che non sono né una minaccia, né un pericolo. In fondo, lo so bene: dal loro punto di vista, sono uno sconosciuto che con alta probabilità è anche un nemico… oltre che una causa di sofferenza, considerata la sorte toccata a Cyrus Sanders. È normale che mi trattino di conseguenza, ma dall’atmosfera ostile che avverto sento venire pure qualcos’altro… un “sentore” di emozioni affatto negative, tale da convincermi che sia possibile parlarci. Sebbene il mio impulso sia di considerarli cattivi, non lo sono davvero. Semmai, loro sono in guardia almeno quanto me.

Instaurare un dialogo, tentare di fargli recepire la mia sincerità, o trovare un modo di persuaderli con la logica… sono tutte opzioni valide. Ma per poterle adoperare, devo creare le opportunità, e mantenere gli animi più distesi che riesco, intanto che cerco le fenditure attraverso le quali far arrivare loro il mio messaggio.

Assecondare i miei carcerieri è la scelta più sicura per fare ciò. Anche quando si presentano tipi bizzarri come il “filosofo” soprannominato Archeos, che ora mi fissa dal corridoio della prigione.

Seguendo le direttive dell’uomo, Jim prende adesso le chiavi e fa scattare la serratura della mia cella. Senza esitare, Aimond Lacelet spalanca dunque le sbarre.

«Vorrei parlarti» mi dice. «Vieni con me?»

«Mh…» acconsento.

Un altro interrogatorio?

Esco dalla cella e fisso il ragazzino.

«Che c’è?» fa questi.

«Non dovete…?»

E mimo il gesto di legarmi qualcosa sugli occhi.

«Bendarti?» completa Archeos. «Lasciamo perdere quelle pagliacciate. Tanto il capitano ha detto che non ha veramente importanza».

«Il capitano?»

«Ho dovuto chiedere a lui il permesso di tirarti fuori di qui» spiega l’uomo. «Sei importante, a modo tuo, lo sai? Su! Andiamo!»

E dandomi un colpetto alla spalla, il filosofo muove lungo il corridoio.

«Non farti troppe domande» consiglia Jim. «Credo che dopo ti spiegherà che vuole… diamine, a volte non lo capisco».

Più che altro, si fidano a lasciarmi tanta libertà? mi chiedo. Certo, lo so di non apparire granché robusto… ah, ma ora che ci penso, Jim gira armato. Ora è chiaro.

Io e il ragazzino ci accodiamo ad Archeos, il quale ci conduce ad una sorta di ascensore. Lo sferragliante macchinario ci porta un po’ più in alto nella nave. Da qui muoviamo lungo alcuni corridoi con le pareti piene di porte metalliche.

Che posto… pare proprio di essere dentro una vecchia nave da guerra… o un sommergibile.

Cosa positiva, quassù la temperatura è più accettabile, e si respira anche meglio. Di certo in queste zone della nave c’è qualche sistema di riscaldamento e pressurizzazione dell’aria. Persino il ronzio di fondo è più basso, seppur onnipresente.

Archeos giunge a una porta uguale a tutte le altre e inserisce una chiave nella serratura. Dopo una serie di scatti secchi, l’uscio si apre e l’uomo varca la soglia.

«Nella sua cabina privata!?» esclama Jim.

Perplesso, entro circospetto nella stanza. Non che sia molto meglio della mia cella: è uno spazio addirittura più angusto, con una brandina forse più comoda della mia, un tavolo con un paio di sedie, qualche scaffale pieno di cianfrusaglie e un mobiletto ancorato alla parete. Naturalmente, anche qui quasi tutto è di metallo, ma perlomeno c’è un semplice tappeto a coprire il pavimento.

«Siedi pure» m’invita Archeos, accomodandosi su una sedia. «Jim, se vuoi puoi metterti sulla branda».

«Penso che rimarrò in piedi» dichiara il ragazzino, chiudendo la porta dopo essere entrato.

«Come vuoi. Ethan?»

Siedo insieme all’uomo.

È un ben strano interrogatorio… fa il gentile per sciogliermi la lingua?

«Immagino tu pensi che questo sia un interrogatorio… no, non lo è» dichiara il filosofo, come leggendomi nella mente. «Tuttavia, potresti aver suscitato il mio interesse. Jim mi ha detto che gli hai parlato di una polvere da sparo infume… indicando questi ingredienti».

Mi passa un pezzo di carta. Provo a leggerne il contenuto, ma è scritto con caratteri piuttosto diversi dai miei, e non riesco a riconoscere ogni lettera. Quel poco che comprendo mi fa, comunque, capire che si tratta delle sostanze da me elencate a Jim.

«È così» confermo.

«Bene, Ethan… che sarebbe la nitrocellulosa?»

«Un… derivato della nitrazione della cellulosa… insomma, il prodotto della reazione fra una particolare sostanza vegetale e un certo acido».

«Dunque intendevi questo… ma senti… perché utilizzi diciture tanto strane per le sostanze? Sei straniero?»

«Più o meno».

«Beh, provenire da un mondo diverso da Tersain è senza dubbio qualcosa che rende uno straniero».

Prima Jim, ora lui… devo pensare che l’intera nave sappia chi ho raccontato di essere?

«Grazie per l’ironia» commento.

«Non sono ironico… ma neanche ti credo, beninteso. Per ora, però, sospenderemo il giudizio su questa faccenda. Dimmi, Ethan… hai studiato filosofia della natura?»

«A questo punto mi tocca chiederlo… cos’è la filosofia della natura? Lei non sembra il tipo di filosofo che conosco io».

«Sono un po’ atipico, ma ne rispetto tutte le principali caratteristiche» dichiara Archeos. «E così non sai che intendo. Ignoro come li chiamino nel tuo paese, ma è uno studioso della natura… uno che raccoglie conoscenze sul creato».

«Uno… scienziato?»

«Non so cosa indichi quel termine».

Pare di avere a che fare con gente dell’antica Grecia: all’epoca i filosofi erano come scienziati. Del resto, filosofia significa amore per la sapienza. A ben pensarci, l’alfabeto che usano qui somiglia a quello greco… e anche molte parole. E se…?

«Senta, ma… le dice niente la parola Grecia?»

«Ah… l’antica patria della cultura» replica Archeos, con fare solenne. «Certo che sì. È il luogo da cui molto del sapere moderno si è spanto dopo il Mastodontico Sfaldamento».

Ci siamo! Ho trovato un punto d’incontro col mio mondo! Quindi devo supporre che Tersain avesse una geografia simile a quella della Terra, prima di diventare com’è ora.

«Comunque, non hai risposto alla mia domanda» fa notare Archeos.

«Ha ragione… diciamo di sì, ho studiato alcune discipline che penso rientrino in quella che voi chiamate filosofia della natura».

«Discipline? Quali?»

«Chimica, biologia, genetica…»

M’interrompo: è chiaro dall’espressione del mio interlocutore che queste parole sono di difficile interpretazione per lui.

«Proviamo a impostare la conversazione senza usare nomenclature specifiche» decide il filosofo. «Ethan… domani ti porterò in giro per la nave. Voglio vedere cosa combinerai. Va bene?»

Non sono sicuro di cosa voglia, ma male non può farmi… se non altro, potrò star fuori dalla cella.

«Ok» annuisco.

«Allora è il caso di tornare nella tua “stanza”» conclude Archeos, alzandosi. «Su, muoviamoci».

Mi ha portato fin qui e già ce ne andiamo?

◊◊◊

«Ma si può sapere che cerchi di ottenere?»

Jim ha appena richiuso Ethan in cella, per poi inseguire Archeos mentre costui si allontana.

«In che senso?» domanda l’uomo. «Oh, lo immagino. Vedi, quel ragazzo pare conoscere la filosofia, ma in forma diversa da quella insegnata a Maltia. Vorrei capire che tipo di cose sa».

«Ma è una sospetta spia! È sicuro fare a questo modo?» prorompe Jim.

«Ma guardalo! Ti sembra una spia?»

«No, però…»

«Tranquillo, il capitano mi ha dato via libera. Anche lui otterrà qualcosa di utile da tutto ciò. Ora… visto che si parla di una sospetta spia, meglio se non abbandoni il tuo posto di guardia».

E strizzatogli l’occhio, il filosofo lascia il ragazzino.

«Diamine» borbotta Jim.

Proprio non lo capisco, quando fa così.

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Epos (Maltia)

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4° giorno di Ethan a Tersain

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Il giorno dopo la sua visita, Archeos mi preleva dalla cella e mi porta alle sale macchine. Ci segue Sion, l’uomo taciturno che fa la guardia a turno con Jim. Di sicuro pure lui è armato.

«Perché siamo qui?» mi decido a chiedere.

Composte da vari, lunghi locali che si uniscono a creare una sorta di corridoio, le sale macchine sono luoghi assai rumorosi: con tutta probabilità danno origine a molti dei suoni che disturbano il mio sonno. Quelle dove ci troviamo ora sono dislocate ancor più in basso delle celle. C’è un caldo incredibile, per cui l’aria è persino più irrespirabile che nelle prigioni.

«Voglio che tu mi faccia capire cosa sai» spiega Archeos.

Indica un grosso pistone che va su e giù, uno dei tanti nel caotico corridoio dove siamo entrati. Molte persone lavorano ai macchinari, gettando in delle caldaie ciò che pare carbone. Sbuffi di vapore provengono da sotto i pistoni, rendendo l’aria non solo bruciante ma anche umida.

«Quello» dice il filosofo. «Che cos’è?»

«Un pistone?»

«Non ci siamo… dobbiamo evitare i termini tecnici, o diventeremo matti cercando di capirci. Cambiamo domanda: come si muove?»

Studio il congegno alla base del pistone. Non ci vuole molto a intuirne il funzionamento.

«Non è che conosca il meccanismo… però a guardarlo sembra vada a vapore».

«Continua. Spiegami i dettagli».

«Le caldaie alimentate dal carbone riscaldano dell’acqua, la quale evapora creando vapore sotto pressione. Questo spinge i pistoni… i quali a loro volta muovono non so cos’altro».

«Mettono in movimento una delle eliche sotto la Epos» chiarisce Archeos. «Perché?»

«Beh… mi verrebbe da pensare… per tenere in assetto l’aeronave».

«Esatto».

Non mi dire che questa nave funziona esclusivamente a carbone! Capisco che non c’è gravità, ma il carbone è una fonte di energia troppo scarsa per l’impiego in ambito aeronautico.

«Sembri dubbioso» osserva il filosofo.

«Ecco… pensavo… non è più comodo usare gli idrocarburi per fare tutto ciò?»

«Ricordati delle terminologie».

«Bene… gas infiammabili e il liquido nero combustibile che sgorga dalla terra. Li avete?»

«Liquido nero… intendi quello delle lampade, immagino. Certo, è ottimo per l’illuminazione, ma siamo così bravi a bruciare il carbone che è più efficiente se adoperiamo quello, quando serve molta energia».

Cosa!? Lo bruciano talmente bene che… ma è il contrario di quel che so io! Sfruttano il carbone per far muovere le aeronavi? E no… è come se si tentasse di far volare un aereo di linea col carbone!

«Alla fin fine, lo impieghiamo in questo modo da tantissimo tempo, e siamo parecchio esperti nel suo utilizzo» insiste Archeos.

Pur avendo solo conoscenze limitate sull’argomento, ne capisco abbastanza da intuire l’assurdità della faccenda.

Non posso che pensare una cosa…

«Tantissimo tempo… quanto?» domando.

«Mmh… i primi utilizzi massicci per alimentare i motori risalgono a un migliaio di anni fa».

Ben più che sulla Terra… parrebbe che, a Tersain, la tecnologia del carbone sia avanzata al punto da risultare efficace tanto quanto le tecnologie con combustibili moderni a me note. Però ci sono altre tecnologie che di sicuro conoscono poco, o che non hanno sviluppato affatto.

Al che realizzo.

«Forse posso dimostrarvi che non provengo da questo mondo» dichiaro.

«Sono tutt’orecchi» replica Archeos.

«Tersain e la Terra hanno sviluppi tecnologici ineguali… non so se nel complesso uno dei due è più progredito, ma di sicuro le singole tecnologie hanno raggiunto differenti livelli di avanzamento».

«Dunque?»

«Vi parlerò di tecnologie del mio mondo che qui sono meno evolute. Se vi mostro cose che non potete ottenere con le vostre conoscenze, dovrete ammettere che devo averle imparate in un luogo decisamente diverso da questo».

«Non chiedo di meglio: vedere quel che sai era proprio ciò a cui miravo» afferma il filosofo. «Come facciamo, allora?»

«Vediamo… potrei andar per tentativi…»

Osservo il corridoio alla ricerca d’ispirazione. Non me la sento di spiegare come ottenere carburanti più efficaci; serve un argomento più semplice.

«Vi mostrerò il processo per ottenere la polvere infume» decido. «E poi… di cos’è fatta questa nave?»

«Ferro… o sidero, non so come lo chiami».

«Ferro va benissimo. Lo usate così com’è, oppure lo lavorate in modi particolari? Conoscete le leghe metalliche? E l’acciaio?»

«Puoi descrivermelo?»

«È una lega di ferro e carbonio…»

«Lega di… intendi il ferro di fuoco?!» esclama Archeos, all’improvviso stupefatto.

«Non so… il nome non mi dice niente».

«È un metallo ottenuto dal ferro che veniva prodotto nell’antichità. La tecnica per crearlo andò perduta con la Frammentazione. Possibile…?»

«Io mi riferisco a una sostanza molto più resistente del ferro…» comincio a spiegare.

«Archeos!»

Interrotto, mi volgo a guardare chi ha parlato. Una ragazza un po’ più bassa di me si è appena avvicinata, salutando allegramente Aimond Lacelet. Veste di un top e di pantaloncini unti di grasso o qualcosa di simile. I capelli castano chiaro sono raccolti in due buffe ciocche, che accentuano insieme agli occhi verdi l’espressione furba sul viso lentigginoso della giovane. Constato che deve avere la mia età o poco meno.

«Nipria» dice Archeos. «È da un po’ che non ti vedo in giro».

«Mi avevano messa nelle sale macchine a dritta» afferma lei. «Che combini quaggiù?»

Mi osserva. Pian piano il suo sguardo scende a squadrare la mia intera figura, prima di tornare al volto. Mi sento imbarazzato: non solo i miei vestiti sono stilisticamente dissimili da quelli che ho visto a Tersain, ma sono anche diversi giorni che non li cambio… e ne ho passate tante, durante quel tempo.

«Stavo chiacchierando con Ethan, questo giovane uomo» spiega Archeos.

Giovane uomo?

Fatico ad abituarmi a certe espressioni che usano qui.

«Un filosofo?» chiede ella, continuando a scrutarmi.

«Qualcosa del genere. Ethan, lei è Nipria, una geniera».

Con un sorriso, la giovane si pulisce la mano sui pantaloncini e me la porge.

«Piacere» faccio io, stringendogliela.

Mi pare che tale gesto la sorprenda.

Perché mi fissa a quel modo?

Thanks For Reading! Thomas: Hai presenti gli alberi tecnologici dei videogiochi di strategia? Se qualcuno sta giocando Tersain, pare abbia deciso di puntare tutto sul ramo del carbone! Elena (illustratrice): Ancora un po’, e gli uscirà la scritta “Sbloccata tecnologia ‘Motori a carbone Lv. 10’! Ora puoi costruire ‘Astronave a Carbone’!” Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

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Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

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