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Epos (Maltia)
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7° giorno di Ethan a Tersain
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Nipria è una persona… davvero energica. Con un entusiasmo che a prima vista non avrei immaginato, la geniera mi ha trascinato per un po’ tutte le sale macchine, mostrandomi questo e quell’aggeggio e descrivendomi come funziona ogni cosa.
Che dire? Anzitutto, sa sicuramente di cosa parla. Dev’essere brava nel proprio lavoro. Solo che, mi spiace ammetterlo, ma… ho fatto davvero molta fatica a seguirla.
Troppo tecnica!
Ma non potevo mica dirglielo. Dunque, ho fatto del mio meglio per ascoltarla, per quanto la mia mente continuasse a perdersi e a vagare lontano senza che potessi farci nulla… per poi tornare alla realtà e rendersi conto che non aveva idea del punto della spiegazione al quale eravamo arrivati.
«Ehm… sei stanco?»
Siamo giunti sul fondo delle sale macchine quando, infine, la mia difficoltà deve trasparire dal mio atteggiamento. Alla domanda di lei, non posso che sorriderle e confessare:
«Scusa… è un po’ tanto da digerire, tutto insieme».
Cerco di essere più diplomatico possibile, sperando di far passare il messaggio senza che la offenda o la metta a disagio.
«Ah… sì… immagino, certo» replica ella, di colpo imbarazzata.
Niente… ho fallito nel mio proposito.
«Grazie per questo giro» provo a rimediare. «È stato interessante».
Non sto mentendo. La complessità della materia non implica che, in dosi moderate, non sia stimolante, come lo sono molte altre cose. In fondo, mi trovo su un eccezionale vascello che non avrei mai potuto vedere sulla Terra.
«Beh… se vuoi, quando ti sarai ripreso, potremo rifarlo… con più calma» propone la giovane, tornando a rilassarsi. «Sempre che… tu non debba andar via».
«… andar via?»
«Sei un ospite, no?»
Ah, già… così le ha detto Archeos.
«Sei riuscito ad adattarti alla vita qui?» continua ella.
«Uhm… più o meno. Sono un… pesce fuor d’acqua, in questo posto» esito, insicuro su quanto possa e mi convenga rivelarle.
«Oh… si vede… ah!»
Nipria alza le mani davanti a sé.
«Cioè… è un’impressione» precisa. «Non ti mischi bene ai dintorni… come dire…»
Non sembra avere idea di come spiegarlo.
Ah, ma tutto sommato è una novità sentire una cosa del genere. Sono abituato a fondermi un po’ con lo sfondo, risaltando il meno possibile; non per scelta, ma per una specie di fenomeno naturale, intrinseco al mio modo di fare. Perlomeno, la mia sensazione è sempre stata questa. È insolito che ora, invece, io mi trovi a risaltare, per quanto ciò dipenda dalla mia stranezza agli occhi della gente sulla Epos.
«Nipria!»
All’improvviso, dalle varie persone impegnate nella sala macchine, un vocione chiama la geniera.
«Ti sbrighi?» la apostrofa un tizio grande e grosso.
«Ah… la mia pausa è finita!» sobbalza ella. «Scusa, Ethan… ho perso la cognizione del tempo…»
«Oh… mi spiace, colpa mia» faccio, rendendomi conto che ha sprecato la sua pausa per darmi retta.
«No, no… non sono stata attenta. Devo andare! Riesci a tornare da solo, no?»
«Sì, sì…»
E la giovane fila via, agitando la mano in un saluto. Quanto a me, rimango qualche secondo fermo in mezzo al corridoio, a guardarmi intorno spaesato.
Cioè… dovrei farcela… mi basta andare a ritroso, giusto?
A pensarci… dev’essere la prima volta che vengo lasciato effettivamente senza sorveglianza. Non che intenda approfittarne. Dove mai me ne dovrei andare? Se mi allontano da qui, allora sì che è probabile che mi perda. Non ho ancora capito com’è strutturata questa nave.
Ah… non ce la faccio più penso, portando le mani alle orecchie, infastidite dal baccano. Ok, magari me ne vado un attimo dov’è più tranquillo, e poi affronto la traversata di ritorno.
Almeno una pausa me lo concederanno, i miei carcerieri, no? O mi puniranno? Beh, li sto aiutando davvero tanto… che chiudano un occhio è il minimo in cui posso sperare.
Giro su me stesso, e attraverso una soglia che dà su un corridoio esterno alle sale macchine. Là, chiusa la porta alle mie spalle, sospiro. Infine, un minimo di quiete… quanto meno, il baccano e il calore sono molto meno intensi, qui fuori. Inoltre, non vedo nessuno, quindi non devo preoccuparmi neppure di essere osservato.
Chissà se tutto questo sta servendo a qualcosa.
Lo penso levando lo sguardo al soffitto.
Mi sto sforzando al massimo per mostrare la mia buona volontà. Dovranno pur starlo notando, no? Se m’impegno abbastanza, alla fine mi daranno ascolto.
Devo credere in questo. È determinante per il mio proposito di farmi scagionare dall’accusa di essere una spia.
Archeos starà riferendo agli altri che sto collaborando?
Per quanto riguarda Dawn, non mi è sembrato. Anzi, prima ho notato che è rimasta stranita da ciò che le ho detto. Trovava strano che mi stessi scucendo su quel che so? Pensava che stessi rivelando ad Archeos delle informazioni che non ho voluto dare né negli interrogatori… né a lei?
Forse, ci stava rimanendo male?
Mah… non è il caso di correre troppo. Sarà solo rimasta sorpresa. Perché, comunque, avrei dovuto parlarne proprio con lei?
Appena dopo, nella mia mente vado a ribaltare i ruoli. Non che mi sia mai capitato, ma… se io provassi a convincere qualcuno a confidarmi qualcosa d’importante, e lui si rifiutasse… per poi andarlo a dire a qualcun altro con cui, magari, ha meno rapporti che con me…
… mi farebbe piacere?
Probabilmente no. Un po’ deluso lo sarei. È anche vero, però, che Dawn potrebbe ragionare in modo diverso da me, per cui… arrovellarsi sulla cosa non ha senso.
«Quindi… è finita?»
All’improvviso, una voce arriva alle mie orecchie. O meglio, realizzo che lo faceva già da un po’, mescolata ai rumori delle sale macchine. Solo che ero così immerso nei miei pensieri da non farvi quasi caso.
Ora, tuttavia, qualcosa ha attirato la mia attenzione. Una… vibrazione nel tono, potremmo dire. La chiara traccia di un’intensa emozione.
Prima di rendermene conto, d’istinto giro il capo, ad orientare le orecchie in modo da sentire meglio. Al che, le scorgo: due persone poco distanti da me, che si parlano vicino a una porta dalla quale devono essere emerse chissà quando.
Non credo mi abbiano notato. Il mio “potere dell’invisibilità” sembra stia ancora funzionando un po’, dopotutto.
Adesso che li guardo, un riflesso dorato mi fa riconoscere uno dei due. Sì… è la filosofa allieva di Archeos. La voce che ho sentito era la sua.
«Sì» le risponde ora l’altro, un giovane forse un po’ più grande di me, di cui non riesco a vedere bene il viso. «Mi spiace, Ehliana, ma capirai di certo. Non siamo per niente compatibili. L’hai notato anche tu, no?»
«Ci stavo provando lo stesso, a far funzionare le cose» afferma ella.
«Ma non eri affatto convinta» dice lui. «Non ne hai mai fatto mistero. Ma ci siamo divertiti, almeno, no? Quindi… evitiamo di renderlo un dramma, e chiudiamola da adulti, d’accordo?»
«… come vuoi, Jervis».
«Ecco, lo vedi?» commenta il giovane, il tono tranquillo. «Non sembri poi così dispiaciuta. Ci vediamo, eh?»
Dunque, prende ad allontanarsi. Ehliana rimane là, immobile, lo sguardo perso nel punto dove, poco prima, stava l’altro tizio.
Accidenti… forse non volevo assistere penso io. Quindi, su questa nave succedono pure cose del genere. Oh, ma di che mi stupisc…?
Di colpo, la mia riflessione viene interrotta. Questo perché, di punto in bianco, gli occhi della filosofa si sono spostati di scatto… a volgersi su di me.

Nell’istante in cui i nostri sguardi si incontrano, da quello di lei avverto giungere un connubio di emozioni tale da paralizzarmi. Tristezza, sicuramente… ma anche un fuoco rabbioso… e imbarazzo. C’è persino una nota di minaccia.
O forse mi sto immaginando tutto, e questa è la mia grossolana interpretazione di una semplice reazione di sorpresa della giovane nell’essersi scoperta osservata.
No, ok… non lo so. Di sicuro, però, è una situazione spiacevole… per entrambi. Devo agire in modo cauto e strategico. Devo dire qualcosa che le allevi l’eventuale sensazione che la sua privacy sia stata violata.
«Oh… ehm… ciao» saluto. «Non credevo di… incontrarti qui».
Goffo. Ma è un inizio. Distogliere lo sguardo e basta le avrebbe solo confermato che ho sentito tutto. Meglio gettare fumo negli occhi e osservare la sua reazione.
Finora, ho avuto diverse occasioni di parlare con Ehliana, ma sono sempre state molto… formali. Di solito era presente anche Archeos, e discutevamo unicamente di come mandare avanti il procedimento per produrre la penicillina. Della filosofa ho visto soltanto un lato serio e raccolto, per cui non ho idea di come gestisca questo genere di situazioni. Per giunta, il suo essere più grande di me – sia pur di poco – potrebbe rendermi le cose ancor più difficili da capire, visto che non so quanto quei due o tre anni extra possano far la differenza nel suo modo di pensare e vedere le cose.
Ora, lei continua ad osservarmi con quell’espressione stranissima. Mi fa quasi accapponare la pelle.
Poi fa un gran sospiro, una mano che va a spostare una ciocca di capelli, intanto che chiude gli occhi e rilassa il volto.
«Ethan» dice, tornando a guardarmi, senza più lasciar trasparire cosa prova. «Eri lì da tanto?»
Mi fissa, quasi sfidandomi a mentire. Subito, la mia mente comincia a correre, cercando una scappatoia lessicale per evitare di rispondere in modo diretto. Il problema è che, sotto una tale pressione… sento come se, qualunque trucchetto io usassi, verrebbe subito scoperto.
«Diciamo… da un po’, sì» mi ritrovo ad ammettere.
«Mh…» sospira ancora ella.
«…»
E adesso?
Ah, perché ho risposto così? Bastava che facessi il vago a prescindere da tutto, no?
«Apprezzo la sincerità» afferma, di colpo, la filosofa.
… o forse ho fatto bene?
«Sei qui per vedere il laboratorio?» domanda la giovane.
«… laboratorio?»
«Ci siamo stati ieri».
«Oh…»
Non me n’ero accorto. Qui vicino c’è una stanza dove hanno allestito le attrezzature per coltivare le muffe dalle quali estrarre la penicillina. La vicinanza alle sale macchine e al loro calore è stata ritenuta utile per favorire il procedimento.
«No, è un caso» nego.
«Beh, comunque dovevo chiederti delle cose. Hai un minuto?»
«Ehm… possiamo anche farlo in un altro momento».
Diamine, sono sicuro che avrà bisogno di un po’ di tempo per elaborare quel che le è accaduto. Non mi sembra il caso di rimanere nei dintorni.
«No, va bene ora».
Al che, considero un’alternativa. Forse non ci vuole pensare. Forse sta cercando di scappare dalle sue emozioni buttandosi sul lavoro.
In tal caso…
«… d’accordo» acconsento. «Però glielo spieghi tu, ad Archeos, perché sono sparito».
«Non preoccuparti».
◊◊◊
Non posso dire che mi faccia piacere stare nei paraggi di una quasi sconosciuta che è appena stata scaricata dal suo ragazzo. Anche se lei non spiccica parola al riguardo, ed io cerco di non pensarci, sul fondo del mio cervello continuo a elaborare involontariamente come ella debba sentirsi, per cui finisco per avvertire tutto il tempo il disagio che è probabile abbia addosso. Uno che non so bene come gestire.
Però, mi dispiaceva non fare nulla. Se davvero la distrazione lavorativa è ciò che cerca in questo momento, non è un grande sforzo provare a dargliela.
È il motivo per cui ho accettato di seguirla nel laboratorio, dove – tra alambicchi e altre attrezzature più o meno tecnologiche – ora stiamo osservando il risultato della filtrazione del terreno di coltura delle muffe.

«Ieri abbiamo somministrato la prima dose» afferma Ehliana, tenendo sollevata una provetta di vetro piena di liquido. «Continueremo pure oggi, man mano che la produzione continua».
«Siete stati velocissimi» commento.
Non avevo idea che potessero fare tanto in fretta. Fortuna che, a quanto sembra, gli strumenti e le competenze dei filosofi a bordo sono molto più avanzati di quello che immaginavo.
Pare quasi che siano abituati a cose del genere.
«In verità, non pensavo nemmeno che quell’uomo sarebbe sopravvissuto abbastanza» aggiungo.
Non che ne sappia granché, ma mi è parso di capire che il suo sia un caso piuttosto grave.
«Anche senza antibiotici, sappiamo almeno come tenere a bada il tetanos con altri farmaci» dichiara Ehliana. «Vivrà… almeno, quanto basta per somministrargli questa penicillina. Così, sapremo se serve davvero a qualcosa».
Si blocca un attimo.
«Forse sono stata un po’ fredda» aggiunge, una nota di disagio che traspare dalla sua voce. «Non voglio sembri che non me ne importi».
Non l’ho pensato nemmeno per un attimo.
«Le dosi non sono concentrate come quelle che si usano dalle mie parti, ma dovrà pur far qualcosa» asserisco, mostrando noncuranza, di modo da non farla sentire strana. «Beh… spero…»
La donna appoggia la provetta, prendendo quindi una matita e cominciando a compilare un’etichetta che vi sta appiccicata sopra. Noto che è molto precisa nell’appuntare ciò che pare…
«… è la data di oggi, quella?» chiedo.
«Sì» conferma lei, finendo di scrivere.
Ok, i caratteri del mese non li riconosco, ma i numeri… per quanto un po’ strani, sembrano proprio i miei.
«2355?» sbotto, sgomento.
«… beh, sì» annuisce Ehliana. «Perché?»
Va bene, manteniamo la calma…
«Quello è l’anno?» indago.
«Ti pare possa essere il giorno del mese?»
«E a partire da che evento viene calcolato?»
«… mi prendi in giro?»
Un istante dopo averlo detto, la giovane mi fissa. Allora, pare rendersene conto.
«… non lo sai davvero?» domanda.
Io scuoto il capo.
«Sono gli anni trascorsi… dalla Frammentazione» spiega ella.
«Ah…»
Sì, ha un suo senso. Dunque, non è il calendario al quale sono abituato. Però, facendo un rapido calcolo… se quel numero più a sinistra è il giorno del mese…
«28» mormoro. «Oggi è il 28 ottobre?»
«… sì».
Proprio come lo sarebbe sulla Terra. Il giorno coincide… solo l’anno è fuori posto. Cosa significa?
«Ethan?» mi richiama Ehliana. «Tutto… bene?»
«Io… sì, sì» scuoto il capo, emergendo dalle mie riflessioni. «Avevo solo notato una cosa».
«Mmh…» fa lei, tornando ad occuparsi della provetta. «Comunque… spero non parlerai di ciò che hai sentito prima».
Ah… ecco, ci siamo. Alla fine sembra essersi decisa ad affrontare di petto la faccenda.
«Sarò una tomba» assicuro. «Non te ne devi preoccupare».
«Bene. Capirai cosa significa, no?»
In verità no. Non ho mai avuto il dispiacere di provare un’esperienza simile.
Intanto che lo penso, realizzo che Ehliana mi sta di nuovo fissando. Gli occhi le si sgranano appena. In quell’istante, ho la sensazione che la mia risposta interiore sia in qualche modo trasparita.
Cacchio…
«Diciamo che lo posso immaginare» finisco per affermare. «Insomma… penso possano riuscirci tutti, no?»
«… in verità… no» osserva ella.
«Ma sì. La fantasia ce l’ha chiunque» insisto, tornando a guardare la data sulla provetta. «Solo che molti, di solito, non hanno voglia di usarla».
Una realtà con la quale mi sono scontrato parecchie volte. Immagino sia il motivo per cui il mio mondo di astrusità mentali non sia uno nel quale il prossimo vorrebbe infilarsi… beh, questo è ciò che presumo, a giudicare dalle reazioni della gente quando i miei discorsi vanno un po’ troppo per la tangente.
«Non hanno voglia… dici» mormora Ehliana.
Sembra stia riflettendo.
«Mah… magari sono solo io che sono strano, e me la sto prendendo con gli altri per questo» aggiungo. «Non dar troppa importanza alle mie parole».
Lei non replica. Continua ad apparire pensierosa.
«Ecco dove ti eri cacciato!»
All’improvviso, una voce alle nostre spalle. Sobbalziamo nel voltarci: Archeos è sulla soglia della stanza, trafelato.
«Ethan!» sbotta, l’aria più allarmata che arrabbiata. «Martin mi farà una strigliata, se ti perdo di vista!»
«No, maestro… gli dovevo chiedere una cosa…» prova a intervenire Ehliana.
In effetti, era quello il motivo per cui mi ha chiamato qui. Oddio, mica era una scusa per tenermi d’occhio, casomai fossi andato a spifferare cos’avevo sentito?
«E dimmelo prima, no?» esclama il filosofo. «Diamine, ragazzi! Non fate di questi scherzi proprio oggi!»
… proprio oggi? Perché, che succede oggi?
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Epos (Maltia)
28 ottobre 2355
7° giorno di Ethan a Tersain
Alcune ore dopo
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«Ethan Knight» dice Martin Young. «Questo è quanto abbiamo concluso».
La tensione nella saletta degli interrogatori è palpabile. O sono io che, preda delle mie emozioni, sto immaginando che esse si manifestino nell’aria?
«La Repubblica Maltiana si è accorta che sul frammento di Cyrus Sanders, parte di un arcipelago dov’è proibito recarsi, c’era qualcuno» afferma l’uomo, il tono deciso e formale di qualcuno che emette una sentenza. «Sospettando la presenza di dissidenti, ha inviato te, una spia ben addestrata, a indagare. Ho già espresso il nostro pensiero riguardo al modo in cui sei arrivato sull’isola sfruttando la mayea. Quando hai riconosciuto Cyrus Sanders come membro della Resistenza, hai raggiunto il bordo del frammento e segnalato ad alcuni velivoli repubblicani la sua presenza. Ciò ha portato all’attacco del giorno successivo».
Rimango impietrito. Dunque, nonostante di recente la situazione paresse migliorata, sono ancora del tutto convinti che io sia una spia.
Non che nutrissi molte speranze, ma ascoltare queste assurdità mi fa sentire davvero male: in parte mi ero illuso che stessero cambiando idea sul mio conto.
«Vuoi ritrattare quanto ci hai detto finora?» chiede il capitano.
Forse mi converrebbe? Magari, se mento e dichiaro che hanno ragione, mi tratteranno meglio. Ma neanche saprei cosa dire: non posso fingermi colpevole quando nemmeno so di che parlano. Repubblica, Resistenza… io non conosco nessuna delle due!
In ultimo, la scelta migliore è la sincerità. Proprio come lo è stato stamattina con Ehliana.
«No» nego quindi. «Ho sempre e solo raccontato la verità. Io sono giunto su quel frammento per caso e contro la mia volontà, e provengo da un mondo chiamato Terra dove non esistono isole volanti. E di certo non sono una spia».

