Martin Young si mantiene in silenzio per diversi lunghi secondi. Io lo fisso tutto il tempo negli occhi, facendomi sempre più rassegnato.
Dopo ciò che ho detto, non posso certo aspettarmi niente di buono.
Alla fine il capitano distoglie lo sguardo e, fra i miei oggetti personali che tiene disposti davanti a sé, solleva l’orologio.
«Perché questo è ridotto così?» domanda, riferendosi ai danni subiti dal dispositivo.
Non è proprio la replica che mi immaginavo.
«È lì che il fulmine mi ha colpito» gli spiego comunque, non avendo motivo di fare altrimenti. «Perciò si è fuso».
«Lo abbiamo fatto analizzare» afferma l’uomo. «E i danni sono risultati compatibili con quelli dati da una potente ilectron, anche paragonabile a un fulmine».
Batto le palpebre, sorpreso.
Dove vuole arrivare?
«E questo?» chiede Martin Young, indicando il telefonino.
«È uno strumento per… beh, ci si può fare molte cose, sulla Terra» rispondo. «Ma qui non funziona… o almeno, non mi permette di usarlo al suo pieno potenziale. Però, posso comunque mostrar…»
«Non è necessario, per adesso».
Così m’interrompe il capitano, che in tutta evidenza non vuole farmi dilungare troppo.
«Ogni tuo oggetto è stato accuratamente studiato» dichiara piuttosto. «Le loro tecniche di costruzione sono, in certi casi… fuori dalla portata anche dei migliori genieri».
Martin Young si rivolge allo specchio sulla parete e fa un cenno con la mano verso di esso. La porta a lui più vicina si apre, e un uomo in camice bianco entra nella stanza degli interrogatori: è Archeos.
«Ma…?» mi stupisco.
«Archeos» fa il capitano. «Puoi ripetere ciò che mi hai esposto poco fa?»

«Certo» annuisce il filosofo, portando lo sguardo su di me. «Ethan possiede nozioni che, per quanto imprecise a causa di un’istruzione incompleta, esulano dalle conoscenze delle genti di Maltia. In effetti, trovo pure difficile pensare che alcune di esse possano esistere negli stati confinanti. Di contro, è disinformato su tutto ciò che concerne la politica, la società e la cultura maltiane, la mayea e una consistente quantità di tecnologie comuni. Il suo linguaggio e il suo pensiero sono dissimili da quelli di un cittadino di Maltia, e manca persino delle più basilari nozioni riguardanti il mondo. Tali considerazioni, unite al fatto che era in possesso degli strumenti ora posati sul tavolo, portano a pensare che egli sia uno straniero proveniente da un luogo assai lontano… e, potenzialmente, anche diverso da Tersain».
Il mio respiro si blocca per un attimo a tali ultime parole.
… eh?
«Con ciò non vogliamo dire che crediamo alla storia del mondo-globo» precisa il capitano, gli occhi fissi nei miei. «Tuttavia, una cosa è certa. Archeos…»
«Molte delle nozioni che mi hai illustrato si sono rivelate fondate» riprende il filosofo, ora rivolto direttamente a me. «Seguendo le tue istruzioni, un nostro laboratorio ha prodotto la polvere infume e il ferro di fuoco. Inoltre, ho appena saputo che c’è stato un lieve miglioramento nelle condizioni dell’uomo malato di tetanos… quello al quale abbiamo somministrato l’antibiotico ottenuto grazie alle tue direttive. Allo stesso modo, anche gli altri esperimenti basati su quanto hai detto hanno perlopiù dato risultati positivi. Questo ha portato alla Resistenza conoscenze fuori dal comune e dalla potenziale grande importanza strategica nella lotta alla Repubblica».
«Pertanto» dice Martin Young, «riteniamo la tua persona utile alla Resistenza, e in qualche modo innocua. Ti sarà concessa maggior libertà all’interno della Epos, che però non potrai abbandonare».
… maggior libertà…?
«Resterai sorvegliato, sia pure meno che prima, ma non dovrai più rimanere in cella».
… non dovrò più…?
«Tutto ciò a patto di continuare a favorire il progresso delle nostre conoscenze, sotto la vigilanza del qui presente Aimond Lacelet».
Sono senza parole. La mia bocca si è irrimediabilmente spalancata per la sorpresa provocata da simili dichiarazioni.
Dunque… quel suo discorso all’inizio era una messinscena… una prova del nove, per star sicuri che sotto pressione non avrei confessato di essere una spia?
Martin Young spinge il cellulare e gli altri miei oggetti personali verso di me.
«Ti stiamo accordando parziale fiducia, anche se rimani sospetto» afferma. «Non dovrai tentare di contattare nessuno al di fuori di questa aeronave senza essere prima autorizzato da me… e per il momento non rilascerò alcun permesso al riguardo».
Afferro con mani insicure i miei oggetti. Controllo com’è messa la batteria del cellulare, e constato con disappunto che è quasi del tutto scarica.
Io l’avevo spento, ma ora è acceso. Devono averci giocato un bel po’ per capire come funziona.
Non gli ho detto che serve per comunicare a distanza. Meglio così: in caso contrario, è probabile che non mi sarebbe stato restituito.
Però, diamine… sono riuscito almeno a convincerli che non ho a che fare con le loro diatribe.
Un irreale senso di sollievo… o meglio, di liberazione dalla tensione che ho covato finora, si sta cautamente impadronendo di me. Una mia parte fatica a crederci. E tuttavia…
«Archeos, gli faresti vedere la sua cabina?» chiede il capitano Young.
… avrò una cabina per me?
Il filosofo della natura annuisce e mi si avvicina.
«Vieni, Ethan» m’invita.
Con goffi movimenti meccanici, raccatto alla svelta i miei effetti e seguo Aimond Lacelet fuori dalla stanza. Giusto per un attimo, appena prima di uscire, guardo di sbieco il capitano.
Forse dovrei ringraziarlo? penso.
Subito dopo, decido che per il momento me lo risparmierò. Alla fine, non mi ha certo fatto un favore.
«Ce l’hai fatta, Ethan» dichiara il filosofo, una volta che siamo in corridoio. «Ormai, il peggio è passato».
«È così?» esito io, mentre ci avviamo verso un elevatore. «Però sono ancora un sospettato».
«Non cambieremo certo idea tutto d’un tratto» replica l’uomo. «Tu datti da fare, e vedrai che ti sarà data maggior fiducia».
«Ma… posso davvero aiutare, qui?» domando. «L’hai detto anche tu: le mie conoscenze, alla fin fine, non sono quelle di uno specialista, ma solo nozioni basilari apprese a scuola».
«Già da sé sono sufficienti» risponde Archeos. «Se non altro, puoi indirizzarci sulla giusta via. Potresti salvare la vita ad alcuni di noi, con quella storia dell’antibiotico, lo sai?»
Udire ciò mi rende in qualche modo contento. Curioso… non mi aspettavo che il pensiero di aver compiuto qualcosa per il bene altrui mi avrebbe fatto sentire così.
Però… non posso perdere di vista la mia condizione. Sono lontano dalla Terra, senza alcuna idea su come tornarvi. E il quesito più grande resta: come avrà potuto quel fulmine condurmi qui? Ammesso che sia stato proprio esso a trasportarmi…
«Quando vi avrò convinti che non appartengo a Tersain… mi aiuterete a tornare a casa?»
Non so neanche perché lo chiedo. Forse ho solo bisogno di sentirmi sostenuto da qualcuno. In realtà non penso sul serio che possano aiutarmi: mi sto convincendo sempre più che non farò mai ritorno alla Terra.
«Se andrà a finire che davvero provieni da un mondo differente, allora sarò parecchio interessato ad aiutarti» assente Archeos. «Anche se non riguarda prettamente i filosofi della natura, sarà forse un tassello in più che ci avvicini a conoscere i Profeti Stellari».
«I… cosa?»
«Non importa, per ora» sentenzia l’uomo. «Prima di questo, devi sapere molte cose un po’ più concrete. Per quanto mi riguarda, non credendo che tu provenga davvero da un altro mondo, ti ritengo uno straniero vittima di una mayea o di una ferita tale da scompigliare i tuoi ricordi. Visti i segni sul tuo corpo e sui tuoi effetti, è persino plausibile che tu sia davvero stato colpito da un fulmine. Qualunque sia l’origine della tua parziale amnesia, vedrò di insegnarti daccapo come funziona Tersain, e soprattutto Maltia… oh, e dovrò anche spiegarti per bene com’è la vita a bordo della Epos».
Il filosofo mi conduce nella zona della nave riservata agli alloggi. Lì raggiunge una porta fra le tante e dice:
«Questa è la tua stanza. È proprio di fronte alla mia».
Nemmeno avevo riconosciuto il posto… come farò a tornare qui?
L’uomo apre la porta, mostrandomi l’interno. L’angusta cabina non è dissimile dalla stanza di Archeos, anche se gli scaffali sono completamente vuoti, c’è una sola sedia e manca il tappeto.

«Nell’armadio troverai dei ricambi e qualche oggetto di prima necessità» m’informa il filosofo, dandomi una chiave. «I bagni sono in fondo al corridoio. L’acqua è razionata, per cui limitane l’utilizzo. Non ci si può permettere molti lussi, sulla Epos».
Una volta che ho lasciato i miei oggetti nella stanza e che ho indossato i vestiti restituitimi dal capitano, Archeos mi porta alla mensa. Qui ho modo di rifocillarmi in modo simile a quando mi trovavo a casa di Dawn. Mi mancano i pasti del mio mondo, ma già così mangio meglio rispetto a quand’ero chiuso in cella.
Com’è ovvio, schivo quanto possibile le stecche deumidificate.
«Peccato che le scorte di vino siano finite» si rammarica il filosofo.
Anche Dawn mi parlò di vino… dev’essere una bevanda molto importante, in questa nazione.
Ormai sono avvezzo alle abitudini di Tersain riguardo al cibo, compresi gli orari a mio parere stravaganti. Fra l’altro, mi è chiaro che l’uso di posate non è diventato parte della cultura di questo popolo. Ciò che non so è cosa si mangi in luoghi dove i rifornimenti sono più frequenti: non posso credere che gli alimenti a lunga conservazione siano la norma persino sui frammenti abitati.
Mentre ci sfamiamo, Archeos mi narra la storia di Maltia. Per farla breve, si tratta di una repubblica oligarchica estesa su un gran numero di isole. Esiste da 47 anni, ovvero da quando i patrizi – nobili della precedente Repubblica Maltiana di stampo democratico – hanno preso il potere con un colpo di stato. Da allora, i patrizi stessi hanno ottenuto il totale controllo di Maltia, espletato attraverso il Dodecagono, un concilio di 12 rappresentati eletti dai nobili e provvisti di potere assoluto.
Il popolo non ha gradito tale manovra, ma grazie all’alleanza dei patrizi con l’Esercito Aereonautico, la nuova repubblica è riuscita senza troppe difficoltà a ottenere la stabilità. Nonostante ciò, la tenacia di alcuni cittadini ha portato all’insorgere di vere e proprie insurrezioni, con un conseguente aumento della pirateria e la creazione di gruppi di ribelli e anarchici.
Negli anni, molti di quei nemici dello stato sono stati stroncati. Tuttavia, una lotta senza esclusione di colpi continua a tenersi fra la Repubblica e gli organizzati gruppi ribelli rimasti, costituenti la Resistenza.
«Il Dodecagono – o Concilio Dodecagonale – coopera strettamente con l’esercito, il quale ne esegue gli ordini pur se in teoria dovrebbe poter agire in autonomia» conclude il filosofo. «Questo dà una grande forza alla Repubblica. Per noi della Resistenza diventa sempre più difficile agire, anche perché le zone franche si riducono senza sosta. Il problema maggiore è il fatto che la Repubblica stia sviluppando a pieno ritmo le proprie tecnologie. Ecco perché tu ci sei tanto utile: potrai fornirci conoscenze con le quali contrastare i progressi dei nostri avversari».

«A cosa mirate?» chiedo. «Rovesciare il Concilio… e poi?»
«Restaurare la repubblica democratica» risponde il filosofo.
«È così orribile l’oligarchia?»
«Il Concilio è come un insulto alla libertà del popolo» afferma Archeos. «Si tratta per molti versi di una questione di principio. Ma la parte peggiore è come i patrizi controllino le risorse, di modo da avere vite agiate e dissolute a scapito dei cittadini comuni. Loro fanno il bello e il cattivo tempo, e ciò causa non poche difficoltà al popolo, che infatti ci supporta… soprattutto chi ricorda come si viveva prima del colpo di stato».
«E Cyrus Sanders, quindi, è un membro della Resistenza?» domando.
«Sì» risponde l’uomo. «Uno piuttosto importante… un amico del capitano Young. Diciamo che fa parte della vecchia guardia. Da un po’, ormai, operava su un basso profilo. Del resto, doveva badare a Dawn».
«Conosci Dawn?»
«Certo: conosco tutta la famiglia Sanders» annuisce il filosofo. «Ma lei non la vedevo da anni… è stato bello incontrarla, quando il capitano le ha chiesto di parlarmi di te».
«Anche lei è della Resistenza, immagino».
«Ne sarà parte a pieno titolo da adesso in poi» puntualizza Archeos. «I suoi fratelli, invece, militano attivamente già da qualche anno. Si può dire che il primo compito di Dawn sia stato espormi ciò che sapeva di te… ah, e vedere se avevi informazioni su suo padre».
«Capisco… per questo è venuta a trovarmi in cella» mormoro.
La cosa mi avvilisce un po’.
«Non fraintendere: era molto preoccupata di essere ingannevole verso di te» precisa il filosofo. «Ma c’era poco da fare. Il capitano voleva capire chi tu fossi attraverso quel che ci dicevi. Dawn, Jim, io stesso… abbiamo riferito le nostre chiacchierate con te, ma non devi ritenere che fossimo falsi nei tuoi confronti. E poi, è proprio così che il capitano si è deciso ad accordarti un po’ di fiducia».
A me è sembrato più che altro che il capitano abbia bisogno di me.
Sto per esprimere quel pensiero quando qualcuno siede di fianco a me. Volgo il capo a vedere di chi si tratti… e rimango sorpreso nel riconoscere Dawn.

