– – – – – – – – – –
Epos (Maltia)
28 ottobre 2355
7° giorno di Ethan a Tersain
– – – – – – – – – –
Non me l’aspettavo. O meglio, era probabile che avrei rivisto Dawn, ma non credevo sarebbe stato tanto presto. Non ho ancora avuto modo di valutare le implicazioni del mio nuovo status a bordo della Epos, e cosa comporterà nei miei rapporti con gli altri… e ora, la giovane si presenta all’improvviso, come quella volta che me la sono ritrovata davanti in cella.
Per giunta, proprio mentre parlavo di lei con Archeos. Avrà sentito? Come devo comportarmi?
«Ero dietro lo specchio anche stavolta».
Incurante della mia confusione, la ragazza m’informa di ciò sorridendomi.
«Insieme ad Antony e Samuel» aggiunge. «Sono contenta sia andata bene».
«Oh…» faccio, sentendomi un po’ imbarazzato. «Forse, però, sarebbe stato meglio se io fossi stato davvero una spia… avrei potuto fornire informazioni utili…»
Ma sono cretino?!
Ok, il mio cervello non funziona a dovere; la mia goffaggine nelle relazioni sociali sembra persino peggiore del solito. Quale assurda logica ho seguito, per uscirmene con un’affermazione del genere?
Va bene voler essere d’aiuto, ma non in questo modo!
Dal canto suo, la giovane mi guarda perplessa… prima di ridere ed esclamare:
«Ma che stai dicendo, scemo? È chiaro che è meglio così. Troveremo altrove le informazioni».

L’accenno di diffidenza che aveva nei miei confronti sembra svanita. Parrebbe fidarsi ciecamente delle conclusioni cui sono giunti il capitano e Archeos.
«A questo punto, è improbabile che l’attacco all’isola di Cyrus sia riconducibile allo spionaggio» considera il filosofo, indifferente alla mia gaffe. «Piuttosto, il sospetto principale è che l’esercito abbia seguito il velivus di Antony e Samuel fin lì. Avevano appena preso parte a una battaglia nell’Arcipelago di Carbone…»
«Battaglia?» ripeto, riscuotendomi di colpo. «Un’azione di guerra?»
«Che credevi, che ci facessimo i dispetti, noi e la Repubblica?» replica l’uomo. «È come una guerra, Ethan. Gli scontri non sono infrequenti».
Non l’avevo pienamente realizzato. Sarà perché una parte di me non vuole ancora accettare di essere nel mezzo di un conflitto in piena regola; di quelli che in televisione sembrano sempre appartenere a luoghi lontani, dai quali non avranno mai effetti significativi sulla propria vita di tutti i giorni.
Di fronte a questa improvvisa prospettiva, sento il mio imbarazzo passare in secondo piano.
«Più che altro si tratta di scorribande, come quella nell’Arcipelago di Carbone» sta spiegando, intanto, Archeos. «Volevamo procurarci del combustibile dalle miniere della Repubblica. Purtroppo le informazioni erano sbagliate, o forse c’è stata una soffiata; di fatto i nostri compagni hanno trovato una flotta dell’Esercito Aeronautico ad aspettarli».
Il filosofo lancia un’occhiata a Dawn.
«Smettiamola di parlarne, eh?» dice.
«Ma no, non preoccupatevi» rassicura lei con un sorriso.
Non mi ritengo una persona molto sensibile, ma non posso mancare di notare che dietro quell’espressione non c’è la serenità che la ragazza cerca di simulare. Soffre ancora per la cattura del padre.
Con tale consapevolezza che s’insinua in me, un pensiero mi lambisce:
Chissà se potrei aiutare in qualche modo a trovarlo…
– – – – – – – – – –
Amathia (Maltia)
Stesso giorno
– – – – – – – – – –
Il cielo oltre le sbarre è di un azzurro terso. Cyrus Sanders non sa se esserne rincuorato o se soffrire per il fatto di non poter uscire a osservarlo meglio. Nella cella dov’è segregato, la piccola finestra che sta guardando costituisce il suo unico sbocco verso il mondo esterno, eppure è per lui invalicabile.
È giunto ad Amathia da un giorno. La prigione in cui è rinchiuso si trova nei pressi della capitale di Maltia: lì è confinata la maggior parte dei più importanti avversari della Repubblica.
La cosa dovrebbe onorarlo?
Mi chiedo quando verranno a interrogarmi pensa. Strano che tardino tanto. Avrei giurato che fossero impazienti di carpire ogni informazione possibile.
Forse aspettano che i primi giorni di prigionia ne provino lo spirito. Come se una cosa del genere potesse portarlo a tradire i propri alleati. Tra l’altro, fra i cosiddetti ribelli ci sono i suoi figli: i repubblicani pensano davvero che dirà qualcosa in grado di metterli in pericolo?
Finirà che useranno la tortura.
La Repubblica ama definirsi un faro di civiltà, ma Cyrus sa che può ricorrere a mezzi che poco si addicono a tale immagine.
Che ci provino: servirà a poco su un uomo morto.
La sua mano corre involontariamente al petto, nei pressi del cuore. Non gli ci vorrebbe molto per sigillare la propria bocca, e con essa tutte le informazioni che la Repubblica desidera.

– – – – – – – – – –
Epos (Maltia)
4 novembre 2355
14° giorno di Ethan a Tersain
– – – – – – – – – –
Così è iniziata la mia vita sulla Epos. Sebbene le zone militari e strategiche mi siano ancora precluse, ho ottenuto totale libertà nel resto del vascello. Rimango una sorta di prigioniero, ma mi sta bene lo stesso: il non dover più soffrire i disagi della cella è per me più che sufficiente.
Ho scoperto che la Epos, oltre ad essere la più grande nave della Resistenza, è anche un importante centro operativo multifunzionale. Al suo interno non si lavora solo a piani per contrastare la Repubblica, ma vi sono pure numerosi laboratori impegnati in complessi progetti. Come ha detto Archeos, per i ribelli la ricerca scientifica è di vitale importanza.
Aimond Lacelet stesso mi ha affiancato a molti filosofi e genieri a bordo, coi quali devo cercare modi innovativi per risolvere le criticità tecnologiche della Resistenza. È un’attività terribile, più che altro perché vedo me stesso come assai inadeguato ad essa. Si sta andando ben oltre ciò che ho imparato a scuola, perciò sono costretto a spremermi le meningi insieme a tutti per ricostruire le tecnologie della Terra, o perlomeno per dare agli esperti della Epos indizi sufficienti a capire in che direzione devono muoversi.
A modo suo, però, la cosa mi soddisfa. Sono pervaso da uno strano senso di utilità, e la gente sulla nave mi fa sentire a mio agio. Suppongo che pochi sappiano del mio stato di sorvegliato, nonché del mio dichiararmi appartenente a un mondo differente, e che per tale motivo mi trattino come un loro compagno. In certi casi manifestano persino una stima profonda per ciò che so, sorvolando sul mio accento e sulle ignoranze che irrimediabilmente manifesto riguardo a Tersain.
Pian piano hanno cominciato a vedersi i primi progressi negli studi condotti con me. Dal canto mio, mi sto facendo un’idea sempre più chiara della tecnologia usata a Tersain. In sostanza, pare allo stesso livello di quella terrestre, solo che la peculiare storia vissuta da questo mondo ha portato ad un maggiore sviluppo di determinate discipline a sfavore di altre. L’aeronautica e l’utilizzo di vapore e carbone sono fra le tecnologie più avanzate, e lo stesso vale per la meccanica. Elettronica e telecomunicazioni, invece, indugiano ancora a un livello parecchio rudimentale, e l’informatica è praticamente inesistente. Dubito che qui vedrò mai qualcosa di simile a un computer.
Tutto ciò è accaduto nella prima settimana in cui mi sono state ridotte le restrizioni. Ho pensato che andrà avanti così a lungo, finendo per diventare una routine. Forse non mi dispiacerebbe neanche.
Tuttavia, le cose stanno per cambiare.
◊◊◊
Antony e Samuel entrano nella stanza di Martin Young. Questi li attende alla propria scrivania, sulla quale è posata la cassetta metallica che i due hanno recuperato a casa del padre giorni prima. È presente anche una seconda persona: Archeos, il più autorevole filosofo della natura sulla Epos, siede insieme al leader ribelle.
«Ben arrivati» li accoglie Martin Young.
«Capitano, perché tanta urgenza?» chiede Samuel. «Ci sono notizie di nostro padre?»
«Purtroppo no» scuote la testa l’uomo. «Si tratta d’altro: abbiamo quasi decifrato la mappa».
I due giovani ammutoliscono per alcuni attimi.
«Credevo ci sarebbero voluti mesi» si sorprende Antony.
«Così pensavamo» annuisce Martin Young. «Ma il metodo da noi usato era errato. Abbiamo scoperto che, per come cercavamo di decifrarla, a un certo punto ci saremmo bloccati in un vicolo cieco. Tuttavia, abbiamo notato qualcosa: è necessaria una chiave per accedere al contenuto».
«Chiave?» ripete Antony. «Come… un codice?»
«Per così dire. Dobbiamo assolutamente procurarci quella chiave, o non arriveremo da nessuna parte. Ecco perché vi affiderò una nuova missione di recupero».
«Quando dobbiamo partire?» domanda Samuel.
«Domani. Però non sarete soltanto voi. Voglio che vi accompagni Dawn».
«Dawn?» esclama Antony. «Ma… siete sicuro? Non ha esperienza…»
«È l’occasione giusta per farla» afferma il capitano. «Oltretutto, lei è già stata invischiata nella questione da quando vostro padre ha preso in custodia la mappa. Penso che sarà adatta al compito. E poi, dovrà venire qualcun altro».
«Chi?»
«Ethan Knight».
«Cosa!?» prorompe Antony, stavolta con più foga. «La sospetta spia?»
«Ormai quella la definirei acqua passata» interviene Archeos, con un tono che – per quanto tranquillo – dà l’idea di un pacato rimprovero. «Il ragazzo non ha niente a che fare con la Repubblica».
«Ne sono sempre più convinto anch’io» concorda il capitano.
«Ma… perché?» chiede Antony, per nulla contento.
«In effetti, nemmeno io capisco» osserva Samuel. «Passi per Dawn, che usa un po’ di mayea e sa combattere, ma quel ragazzo…?»
«Sapete che è paragonabile a un filosofo, no?» dice Martin Young. «E da quando Archeos l’ha preso in simpatia, si può cominciare quasi a considerarlo suo allievo».
Aimond Lacelet ridacchia a tale affermazione. Senza darvi peso, il capitano prosegue:
«Per questa missione servirà qualcuno che ne capisca dell’argomento. Gli altri filosofi non sono adatti, e Archeos non può arrischiarsi ad andare: è troppo importante per noi».
«Detesto questo eccesso di protezione nei miei confronti» dichiara l’anziano, assumendo un’espressione un po’ imbronciata.
«Non c’è alternativa: sei tra i nostri filosofi più validi» replica Martin Young. «Ethan Knight… fra le altre cose, voglio mettere il ragazzo alla prova. Anche per questo l’ho scelto per accompagnarvi».
«Mh…» fa Samuel, grattandosi la tempia con fare dubbioso. «Beh, immagino ne abbiate discusso con cura. Lui sa già tutto?»
«No, e neanche Dawn» nega il capitano. «Ora farò venire entrambi qui. Rimanete: voglio che presenziate».
◊◊◊
Perché mi avrà fatto chiamare?
Non capisco. Un uomo è venuto nel laboratorio dove lavoro per comunicarmi che il capitano mi vuole subito nella propria stanza. Ho dovuto abbandonare di punto in bianco ogni attività per seguire il messaggero fino ai piani più alti della Epos. Per giunta, sono diverse ore che non vedo Archeos in giro: che stia succedendo qualcosa?
Spero non ci siano nuovi problemi.
Arrivati davanti alla stanza di Martin Young, il messaggero bussa e mi fa entrare. Varcata la soglia, sgrano gli occhi: davanti a me trovo non solo il capitano, ma anche Archeos, Dawn, Antony e Samuel. I tre Sanders sono allineati lungo una parete, mentre il filosofo sta seduto davanti alla scrivania, con la sedia girata in modo da poter guardare tutti senza fatica.

«Mi volevate?» chiedo, lanciando una grande occhiata interrogativa ai presenti.
Incrocio lo sguardo di Antony. Per un istante ci fissiamo truci: non ho dimenticato il pugno datomi in modo totalmente gratuito dal fratello di Dawn. Il dolore è passato, ma il risentimento no.
Ad ogni modo, l’intervento del capitano fa rivolgere la mia attenzione altrove.
«Sì, Ethan» dice Martin Young. «Sei stato chiamato perché vogliamo assegnarti un nuovo compito».
Un nuovo compito? Si sono già stancati di farmi improvvisare filosofo? Beh, non gli do torto…
«Va bene, ma… di che si tratta?»
«Ricordi quando ti ho parlato della battaglia nell’Arcipelago di Carbone?» domanda Archeos.
Annuisco.
«Bene. Antony e Samuel parteciparono, tuttavia loro avevano anche un’altra missione oltre a quella di portar via il combustibile alla Repubblica» spiega il filosofo. «Subito dopo la battaglia si sono diretti all’isola di Cyrus Sanders, al fine di recuperare un oggetto che questi custodiva. La missione ha avuto successo, e ora quell’oggetto è qui».
Solo allora noto qualcosa appoggiato sulla scrivania di Martin Young: la – presunta – valigia che ho visto trasportare ad Antony il giorno in cui la Repubblica ci ha attaccati.

