Energheia – Capitolo 16: Una mappa dalle stelle

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Epos (Maltia)

4 novembre 2355

14° giorno di Ethan a Tersain

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Me n’ero del tutto scordato, e non è certo strano: di recente ho avuto ben altro cui badare. A pensarci, però, la famiglia di Dawn sembrava tenere davvero molto a quella cassa metallica. E ora è lì, di fronte al capitano, come se avesse un ruolo rilevante in… beh, qualunque cosa stia per succedere.

O magari è solo un contenitore che somiglia a quello che abbiamo portato via dall’isola di Cyrus Sanders?

Mh… mi sa che è una coincidenza poco probabile.

«Sappi che stiamo per rivelarti informazioni di grande importanza, che dovranno assolutamente rimanere fra noi» afferma il leader della Epos. «Ti stiamo concedendo enorme fiducia… forse più di quanta la prudenza suggerirebbe di darti. Farai bene a non tradirla».

Strano… fino a poco tempo fa mi credevano una spia, e ora d’un tratto vogliono rivelarmi informazioni top secret?

Se è una specie di prova, non sono sicuro di volervi prendere parte: il rischio di perdere la stima accumulata fino a questo momento è concreto. Tuttavia, finisco per annuire e ascoltare quanto segue.

«Questo è un oggetto che strappammo alla Repubblica circa un mese fa» spiega il capitano. «Cyrus Sanders risiedeva sul frammento dove l’hai incontrato: lì svolgeva compiti minori, come dare asilo ai nostri compagni di passaggio e tenere sotto controllo la zona. Parliamo di un’area cui l’accesso è proibito dalla Repubblica in quanto vicina all’Arcipelago di Carbone, un importante luogo di approvvigionamento di combustibili fossili».

E fin qui ci siamo.

«Per motivi logistici, i nostri compagni che avevano preso l’oggetto non poterono consegnarlo subito a noi, così lo lasciarono a Cyrus affinché lo custodisse fin quando non l’avremmo recuperato. In seguito Antony e Samuel l’hanno portato qui, dove abbiamo avuto modo di studiarlo».

Martin Young apre la valigia, rivelandone il contenuto: su un morbido cuscino è posato uno sferoide color oro, forse di metallo, scavato da sottili solchi e sul quale si avvolgono degli anelli che ricordano quelli di Saturno. Ha più o meno la metà del diametro di un pallone da calcio.

Mi avvicino per osservare meglio il manufatto. Pur apprezzandone la bellezza fine e al contempo grezza, non riesco proprio a intuirne la funzione.

«Si tratta di una mappa» afferma il capitano.

Non si direbbe…

Ho visto le mappe usate in questo mondo. Poiché i frammenti sono dislocati a diverse distanze dal centro di Tersain, il “pianeta” è convenzionalmente diviso in strati e substrati. Le mappe più rudimentali sono insiemi di cartine dei singoli substrati; le più moderne sono, invece, evoluzioni del mappamondo costituite da sfere concentriche trasparenti – rappresentanti i vari livelli – con sopra disegnate le topografie dei frammenti che si trovano a molteplici altitudini.

Questa cosiddetta mappa, però, non ricorda nessuna di tali tipologie. A guardarla non somiglia nemmeno ai mappamondi della Terra.

«Ethan… ti accennai ai Profeti Stellari» interloquisce Archeos. «Ora ti spiegherò chi sono».

Ma quante premesse devono farmi per arrivare al punto?

«Nei primi secoli successivi al Mastodontico Sfaldamento, su Tersain scesero delle entità di cui purtroppo non ci sono stati tramandati i dettagli» inizia il filosofo.

Ah, ecco… mi chiedevo perché gli alieni non si fossero ancora fatti vedere in questa storia. Cominciavo a preoccuparmi.

«Costoro sono oggi noti come Profeti Stellari, o Darnath Itrysmta nella loro lingua. Furono essi a dare a Tersain il secondo nome di Barghan, e si racconta che ne aiutarono i popoli a comprendere la loro nuova condizione e a sopravvivere nel mondo creato dal cataclisma. Si dice anche, però, che in seguito gli uomini stessi cacciarono via i Profeti Stellari, o addirittura li sterminarono».

Archeos indica l’oggetto nella valigia.

«Non sappiamo se questi Profeti siano davvero giunti dal vuoto esterno o se si trattasse di una civiltà umana avanzatissima, manifestatasi solo in seguito alla Frammentazione. Fatto sta che possedevano una tecnologia di molto superiore a quella moderna, come testimoniano alcuni esemplari rimasti dopo la loro dipartita. Questo è uno di essi».

Il capitano si schiarisce la voce per intervenire.

«Nell’ultimo decennio, la Repubblica ha iniziato a interessarsi molto a tali lasciti» dice. «Il risultato è stato l’improvviso aumento del suo avanzamento tecnico, ottenuto grazie allo studio delle antiche tecnologie. Perciò è divenuto per noi prioritario contrastarne il recupero da parte del nemico».

«Quindi… parliamo di reperti archeologici?» chiedo.

«Qualcosa del genere» annuisce Archeos.

«Ethan…» s’intromette Dawn, con voce sottile. «La scala sulla quale salimmo quando ci attaccò la Repubblica… è una struttura creata dai Profeti».

Tutti guardano la ragazza. Si capisce dalle espressioni di ciascuno che stanno cercando eventuali segni di malessere sul suo volto: del resto, ha appena citato il luogo dove ha visto il padre per l’ultima volta.

Ma che faccio?

Mi costringo a distogliere lo sguardo. Non voglio metterla a disagio. Prego che pure gli altri facciano lo stesso.

‘ccidenti…

L’ombra che ho scorto sul volto della giovane non vuole saperne di scollarsi dalla mia mente.

«Alcuni lasciti sono di peculiare rilevanza, ma altresì difficili da ritrovare» riprende il capitano, ponendo fine all’atmosfera cupa che si è creata. «I frammenti sono sempre in movimento: è facile che i resti degli edifici costruiti dai Profeti Stellari si trovino anche lontanissimo da dove le vecchie testimonianze dicono si collocassero in passato. Questa mappa, creata dai Profeti stessi, dovrebbe però consentire – malgrado la costante deriva delle isole – di raggiungere un particolare manufatto».

Dopo che Martin Young proferisce queste ultime parole, tutti nella stanza stanno inspiegabilmente in silenzio. Incerto, mi guardo intorno. Non capisco il perché di questa pausa: è come se per i presenti ciò cui l’uomo si riferisce rivestisse un peculiare valore.

Alla fine, chiedo con fare timido:

«Che manufatto?»

«Energheia» risponde Archeos. «Energia. Anche se conosciamo il significato del nome, non è altrettanto chiaro quale sia la funzione dell’oggetto. Lo spionaggio, però, ci conferma che la Repubblica lo ritiene di grande importanza. Ecco perché dobbiamo recuperarlo noi».

«La mappa, di per sé, non è utilizzabile» asserisce il capitano. «Serve una chiave, e noi pensiamo di sapere dove si trova. Ho disposto una spedizione di recupero, e tutte le persone qui presenti, esclusi me e Archeos, vi prenderanno parte».

«Tutti… me compreso?» domando.

Martin Young annuisce.

«Ma… aspettate, cosa c’entro?» faccio. «Non sono un soldato…»

«Non ci serve un soldato, ma un filosofo che abbia la fiducia di Archeos» afferma l’uomo. «Stiamo parlando di tecnologie diverse da quelle a noi note, e qui tu sei il più esperto al riguardo. Uno dei nostri sospetti è che le tue insolite conoscenze riguardino proprio i Profeti Stellari. Ecco perché pensiamo che in una missione del genere potresti essere utile».

Per questo Archeos li citò quando gli chiesi di aiutarmi a tornare sulla Terra! Ma mi stanno sopravvalutando… va bene che so di tecnologie a loro sconosciute, ma anche così…

Di colpo, un pensiero mi sfiora.

Entità scese dal cielo, dotate di tecnologie ignote… possibile?

Osservo lo sferoide.

No… non sembra un dispositivo del mio mondo.

Eppure, ho comunque la sensazione che possa sempre cavare qualcosa di buono, da questa storia. E poi, se do una mano mi accorderanno maggior fiducia, allontanando lo spettro del sospetto dalla mia persona. È vero che si tratta di un rischio… ma è altresì un’opportunità.

Accidenti… credono agli alieni. A questo punto, potrebbero anche fidarsi quando dico di non appartenere a Tersain, no?

«Allora, Ethan?» incalza Archeos.

Mi rendo conto di essere rimasto a lungo in silenzio. Tutti mi stanno fissando mentre io tengo lo sguardo perso nel vuoto. Mi riscuoto.

«Va bene» acconsento. «Quando si parte?»

«Domattina» risponde il capitano. «Ti forniremo l’equipaggiamento per il viaggio. Potrai portare solo ciò che è veramente indispensabile per sopravvivere e compiere il tuo lavoro».

Come se avessi chissà quali averi…

«Ethan, è una missione importante» sottolinea Archeos. «Mi raccomando».

Annuisco. Non sono ancora molto convinto, ma ormai ho accettato l’incarico.

Certo, prima penso una cosa, poi un’altra, e poi cambio idea di nuovo…

Mi sento molto stupido per l’incoerenza con la quale sto prendendo decisioni.

Beh, ma che diamine… è la situazione a impedirmi di fare con calma tutte le valutazioni che vorrei. Chiaro che, poi, sono costretto a tornare sulle mie scelte per confermarle.

Antony sbuffa infastidito. Qualcosa, in quel verso… forse il fatto che sembri diretto a me… mi irrita. E mosso da un insolito moto impulsivo, mi ritrovo a dichiarare:

«Farò del mio meglio. A questo punto, voglio essere utile… e aiutare dove posso. Anche nel salvataggio di Cyrus Sanders, se possibile».

Perché l’ho detto!?

Rivolgo lo sguardo verso Dawn. La ragazza è sorpresa. Al suo fianco, pure Samuel appare stupito. Persino Antony ha un sussulto, prima di farfugliare:

«Ma… ma che dici?»

«Non sei più ritenuto responsabile, Ethan» osserva il fratello, con un mezzo sorriso. «Non devi preoccuparti di quello».

«Gli devo di avermi curato e ospitato» affermo. «E poi, mi sono ritrovato con voi in quella situazione…»

«Oh, diamine…» fa Antony, posandosi una mano sugli occhi.

«Ti terremo in considerazione al riguardo» non si sbilancia il capitano, scambiando uno sguardo con Archeos, il quale sorride di rimando. «Ma per quello è presto. Ora concentrati sulla missione attuale. Del resto, Cyrus è stato catturato proprio per motivi legati ad essa».

«Va bene» assento.

«Allora siete congedati» termina Martin Young. «Non c’è bisogno che torniate ai vostri compiti di routine: usate il resto della giornata per prepararvi a domani. Fra poco manderò qualcuno a fornirvi i dettagli sulla partenza e tutto il necessario alla missione».

Io e la famiglia Sanders abbandoniamo la stanza. I due fratelli muovono subito lungo un corridoio. Dawn, invece, indugia un attimo davanti alla porta. La osservo.

«Preparati bene» mi dice lei. «E fai del tuo meglio. Dovrai essere bravo, quando andremo a salvare mio padre».

E con un vago sorriso si dirige appresso ai fratelli. Rimango fermo a guardarla, colto alla sprovvista da tali parole. Poi sorrido fra me e me, e m’incammino nella direzione opposta.

Ma che diamine… penso, colpito da un’improvvisa realizzazione. Io che riesco a scambiare qualche parola con una ragazza che quasi non conosco! Di solito, se ci provo arrossisco e prendo a balbettare. Si vede che sono proprio sotto stress!

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Epos (Maltia)

5 novembre 2355

15° giorno di Ethan a Tersain

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Per la missione è stato predisposto un velivus nell’hangar della Epos. È un aeromobile bianco, munito di due ali laterali, di una superiore e di una inferiore che viene retratta al momento di atterrare. Piccoli motori di assetto sono posti su ciascuna ala, ad accompagnare il propulsore principale posizionato direttamente dietro la fusoliera. Si tratta di un mezzo piuttosto moderno, adatto al trasporto di piccoli contingenti e in grado di sostenere battaglie aeree.

Samuel ed Antony stanno facendo gli ultimi controlli al velivolo, mentre Dawn è fuori ad aspettare che siano pronti. Alla cintura tiene appese due pistole e un marsupio, e sulla schiena ha assicurato un bastone da combattimento, da lei richiesto apposta per la missione. I suoi capelli sono ben stretti ai bastoncini ai quali li lega sempre.

La ragazza sta guardandosi intorno alla ricerca di Ethan. Ormai è quasi ora di partire, eppure lui non si è ancora visto.

Ma dove si è cacciato? si chiede con un sospiro.

Una figura s’avvicina dal bordo della stanza. Dawn la osserva, ma le ci vuole qualche secondo per capire che si tratta di Ethan.

«Oh…»

Il ragazzo indossa uno dei vestiti tipici dei ribelli: una mantella dallo spesso tessuto marrone, avvolta attorno a lui a coprirlo fino agli stivali. Quell’indumento all’apparenza anonimo è come una divisa per i membri della Resistenza, e in particolare per quelli guidati da Martin Young. Se lui lo porta…

«Ciao» saluta Ethan, con un sorriso.

«Ciao» risponde la giovane. «Quel vestito…?»

«Me l’hanno dato dicendo che farà freddo» spiega il ragazzo, lanciando un’occhiata ammirata al mantello. «Dovrebbe essere piuttosto caldo, pare».

Dawn sorride. Che Ethan abbia ricevuto quel vestito è un altro segno del fatto che cominciano non solo a fidarsi di lui, ma pure a ritenerlo dei loro. È incredibile come la situazione si sia ribaltata rispetto a neanche due settimane prima.

«Questo… è un kemadra?» domanda il giovane.

Sta osservando il motore principale del velivus. Un bagliore azzurrognolo proviene dall’interno del propulsore.

«Sì» annuisce la ribelle.

«Archeos me ne ha parlato» afferma il ragazzo. «È un motore mayeutico, vero?»

«Già» conferma Dawn. «Ti stai impratichendo, vedo. Mi fa piacere. Magari Samuel potrà spiegarti qualcosa: lui è un bravissimo pilota, e di velivoli ne capisce come nessun altro».

«Siamo pronti?» giunge la voce di Antony, che si è affacciato dal velivus.

A quel richiamo, Ethan e Dawn salgono a bordo e indossano le rispettive imbracature. Il ragazzo pone particolare attenzione nel posizionare le cinghie sopra il busto.

«Le ustioni non sono ancora guarite?» domanda Dawn.

«Non del tutto, però sono a buon punto» risponde lui con un altro sorriso. «Una o due settimane e dovrebbero passare».

«Tu» interviene Antony, rivolto al giovane.

Il ragazzo lo fissa con sguardo corrucciato. Il maggiore dei fratelli Sanders non è da meno.

«Lasciando perdere i tuoi discorsi sentimentali di ieri, vedi di comportarti bene» lo ammonisce. «Al contrario degli altri, io non mi fido ancora di te. Ti terrò d’occhio».

«Puoi anche risparmiartelo, ma se ci tieni…» replica Ethan.

Senza aggiungere altro, Antony prende posto ai comandi insieme a Samuel.

«Tranquillo» fa Dawn, notando l’espressione cupa di Ethan. «Hai sentito? Ha detto che non si fida “ancora”. Significa che sei sulla strada giusta».

«Ah, quindi è così che devo interpretarlo?» ribatte lui, con una faccia poco convinta. «Mah… speriamo…»

La ragazza ridacchia. Subito dopo, l’aereo si solleva da terra e si dirige lentamente verso l’uscita dell’hangar.

Thanks For Reading! Thomas: Creare e leggere mappe geografiche, a Tersain, dev’essere un incubo! Elena (illustratrice): Già non mi oriento sulla Terra! Pensa a Tersain: anche se sai dov’è un luogo, rischi pure che si sposti da qualche altra parte! Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

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Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

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