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Hoddesdon (Inghilterra)
5 novembre 20XX
15° giorno dalla scomparsa di Ethan
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Alla Stanstead Secondary School si sta concludendo la pausa pranzo. Gli studenti sono nelle aule dove seguiranno le lezioni pomeridiane, in attesa. Stordita dal recente pasto, la maggior parte di loro sta raccolta oziosamente alle finestre, scambiando qualche parola e guardando oltre i vetri.
In Inghilterra, l’arrivo di novembre non ha portato grandi sorprese sul fronte del clima: il cielo resta quasi sempre plumbeo, e la presenza di nebbia a svariati orari del giorno è la norma. Ogni tanto arriva qualche pioggia, ma nulla di paragonabile all’eccezionale tempesta che ha colpito il paese più di due settimane fa.
In realtà, l’Inghilterra non è stata la sola vittima di simili fenomeni: la quasi totalità dell’Europa, così come il settentrione del continente americano e parte dell’Asia, ha ospitato tremendi eventi climatici. Oltre alla contemporaneità degli avvenimenti, il fattore comune è stato uno: la presenza di potenti scariche elettriche, le quali hanno provocato numerosi danni ed estesi blackout.
«Guarda».
Lucy Price, del sesto anno, porge il proprio smartphone all’amica Lizzie Mills. Il browser del dispositivo mostra la foto di un cielo irradiato da brillanti macchie colorate. Quella che pare la punta di una piramide, resa scura dal buio serale, sporge dal bordo inferiore dell’immagine.
«Wow!» fa Lizzie. «L’aurora boreale… aspetta… questo è l’Egitto?»
«Come ti dicevo!» annuisce Lucy.
«È intelligenza artificiale… o un fotomontaggio» s’intromette un ragazzo corpulento e occhialuto lì vicino, che non ha neanche visto la foto. «Le aurore boreali si verificano solo…»
«Leopold Cox, ma oltre a leggere i libri di scuola, le segui le notizie?» lo apostrofa Lucy.
«Che c’entra?»
«C’entra che, se t’informassi, sapresti delle aurore boreali apparse in Egitto, e non solo lì!»
La ragazza sembra non vedere l’ora di dar sfoggio di quel che sa.
«È successo mentre qui c’era la tempesta, il mese scorso» dichiara. «Nelle zone del mondo dove il cielo era limpido, ci sono state le aurore boreali… persino all’equatore!»
«È vero» conferma Nate Price, il secchione per eccellenza della classe insieme a Leopold Cox. «Pare siano state visibili anche qui, a un certo punto, quando le nuvole si sono fatte da parte».
Ammutolito, Leopold pare decidere che è meglio non insistere. Se perfino Nate dice così, probabilmente si tratta di notizie vere.
«Certo è inquietante» aggiunge Nate, rivolto a Lucy e Lizzie, ma pure a chiunque nei dintorni abbia voglia di dargli retta. «Non per accostarmi ai catastrofisti, ma è proprio il genere di eventi strani che fa pensare che la fine del mondo è vicina».
«Ma smettila!» esclama Lucy, agitata da tali asserzioni.
Con una risata, Nate si toglie gli occhiali per pulirli. Dopo un attimo, la sua espressione cambia, passando dal divertito al serio.
«Ci pensate? È da allora che non abbiamo notizie di Ethan».
Inforca le lenti e osserva i presenti. In molti, alle sue parole, hanno distolto lo sguardo. Difficile dire da cosa dipenda tale atteggiamento: Ethan è uno che se ne sta in disparte, senza stringere particolari amicizie, dunque può essere che ai suoi compagni non importi molto di lui. Oppure non vogliono affrontare quei pensieri, e la conseguente preoccupazione. Anche perché la possibilità che ci sia dietro un delitto non è da escludersi.
«Ho scritto a suo padre, l’altro giorno… ancora non si sa nulla di che fine abbia fatto» interviene una ragazza.
Maggie Barker: almeno lei, insieme a pochi altri, manifesta un po’ di angoscia per le sorti del compagno. Forse per il suo aver avuto a che fare più di recente con Ethan, pure Lizzie lascia trasparire inquietudine, ma non quanto Maggie. In effetti, quest’ultima è la persona che più si avvicina ad essere un’amica del giovane scomparso.
Quando i genitori del ragazzo hanno iniziato a cercare chi poteva avere contatti con lui, la studentessa si è subito offerta di far da tramite con loro, per quanto purtroppo non sapesse nulla che fosse d’aiuto.
«Salterà fuori» dichiara Nate, con fare ottimista. «Una persona non sparisce così nel nulla».
«Può anche non farsi più vedere» giunge una voce ragliante alle sue spalle.
Nate si volta. Sa chi ha parlato, e infatti, stravaccato sulla propria sedia in una posizione abbastanza inappropriata, un ragazzo con un sorriso beffardo lo sta osservando.
«Come dici, Justin Carter?» fa Nate.
«Knight può pure sparire» dichiara Justin.
Vicino a lui, seduti in modi paragonabili al suo, due studenti annuiscono. Quei tre sono il tormento di Ethan da quando frequenta la Stanstead Secondary School: ogni santo giorno lo seccano in vario modo, vuoi con scherzi ridicoli, vuoi con insulti e altre azioni da bullo di bassa categoria.
Nate non è sicuro del motivo di tali “attenzioni”, ma probabilmente dipendono dal fatto che Ethan sia una vittima facile: in pochi prenderebbero le sue difese, e lui stesso fa poco per proteggersi. Nate ci prova a spingere il ragazzo a reagire, ma lui sembra preferire un atteggiamento passivo.
«E come mai dici ciò?» domanda Nate, esibendo il portamento più sprezzante che gli riesce.
Elvin White e Chaz Hall, che alla fin fine sono le due spalle di Justin, sghignazzano a tali parole. Justin si unisce a loro per un po’, prima di rispondere:
«È un povero sfigato. Farebbe un piacere a tutti se…»
«Fareste meglio a sparire voi tre idioti, piuttosto» prorompe una ragazza, giungendo all’improvviso alle loro spalle.
Nate ringrazia Dio: Caroline Hunt, la paladina della classe, ha perso la pazienza. Vicino a lei sta l’amica Tiffany Ali, anch’ella visibilmente innervosita.
«Che…?» fa Justin, alterandosi. «Ripetilo, stupida pu…»
«Non osare proseguire» lo ammonisce Caroline, gli occhi che quasi emettono fiamme. «E vedi di tener chiusa la bocca riguardo ad Ethan: un nostro compagno sparisce, e te ne esci così?»
Justin è fuori di sé: non capita spesso che gli parlino a questo modo, men che meno per difendere la sua vittima preferita. Comincia a sputare insulti, ma nel fare ciò peggiora soltanto le cose. Diversi altri ragazzi gli dicono in malo modo di tacere, facendolo arrabbiare ancora di più.
Nate osserva con un misto di soddisfazione e disgusto mentre Justin si alza di botto ed esce come una furia dalla stanza, tirando qualche pugno agli armadietti nel corridoio. Elvin e Chaz lo seguono allarmati, e in aula torna la quiete.

«Notevole abilità di gestione della rabbia, non c’è che dire» commenta Nate, sarcastico.
Un lieve sorriso gli aleggia sul viso: è sempre stato un po’ preoccupato per Ethan e il suo distacco dai compagni, ma ora vede che forse la situazione è meno peggio di quanto credesse.
Esiste ancora il potenziale per provare a mettere a posto le cose.
Ethan… vedi di riapparire… e stavolta mi premurerò d’infilarti a forza nella vita di classe. Basta con questo tuo isolazionismo.
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Stanstead St Margarets (Inghilterra)
Stesso giorno
Alcune ore dopo
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Pur essendo stata servita la cena, il pasto a casa di Ethan si è interrotto per l’arrivo inaspettato di Nathan Yates e Susan King.
Eve dice ai figli di continuare a mangiare senza i genitori, dopodiché lei e il marito Adam si uniscono agli ospiti, già fatti accomodare in salotto.
«Chiedo ancora perdono per l’orario» si scusa Nathan. «Vi avremmo almeno avvisati, ma le forze dell’ordine non ci hanno voluto fornire i vostri numeri di cellulare, né risultavate sugli elenchi».
«Abbiamo deciso di rinunciare al telefono fisso» spiega Eve, sedendo. «Ormai usiamo solamente i telefonini, quindi era un po’ inutile».
«Capisco» annuisce Nathan. «Cercherò di non dilungarmi. Vorremmo informarci su vostro figlio perché potrebbe essere rimasto coinvolto in un fenomeno di nostro interesse…»
«Scusatelo» s’inserisce Susan. «In questi casi, non sa come parlare».
Nathan le scocca un’occhiataccia, ma poi si stringe nelle spalle e la lascia proseguire.
«Lavoriamo al centro ricerche di Hoddesdon» inizia la scienziata. «I nostri studi vertono sulle onde elettromagnetiche nello spazio».
«Ricordo… al Tg abbiamo visto un servizio su di voi, qualche tempo fa» annuisce Adam.
«In effetti, è stato proprio il giorno in cui Ethan è sparito» rammenta Eve, il tono di voce basso.
«Mi spiace parlare di eventi per voi angosciosi» riprende Susan. «Ve ne chiarisco subito il motivo. Durante la tempesta fra il 22 e il 23 ottobre, un fulmine di enorme potenza si è abbattuto qualche miglio a sud di qui. Nel medesimo punto abbiamo rilevato vari effetti anomali, fra cui una consistente perdita di energia. Per farla breve, l’energia del fulmine è svanita, senza propagarsi nell’ambiente circostante come avrebbe dovuto».
«Un attimo» interviene Adam. «Non ditemi… quello è il fulmine che avrebbe colpito mio figlio?»
«Sia la posizione che l’orario coincidono» conferma Susan. «Possiamo dirlo perché… abbiamo assistito al momento in cui ha colpito Ethan».
«… ah!» sgrana gli occhi il padrone di casa. «La segnalazione alla polizia… siete stati voi».
L’astrofisica annuisce.
«Purtroppo, non abbiamo potuto far nulla per lui» afferma. «Abbiamo lasciato la cosa alle forze dell’ordine. Ma quando le nostre ricerche sono progredite, e abbiamo scoperto dell’anomalo fenomeno attorno al fulmine… ci siamo permessi di chiedere come contattare i parenti di Ethan… e siamo arrivati a voi».
«Capisco… vi ringrazio per aver fatto il possibile» china il capo Adam. «Tuttavia, non comprendo… perché questo interesse? Cos’ha di così strano il fenomeno che avete registrato?»
«Rappresenta una violazione della legge di conservazione dell’energia» si reimmette Nathan. «L’energia nell’universo è costante: non cala né aumenta, ma si limita a trasformarsi e a spostarsi. In questo caso, però, non è accaduto. Durante la tempesta, alcuni rilevatori nella zona del fulmine non hanno registrato una variazione proporzionale dei… scusate, stavo per diventare troppo tecnico. Il punto è che l’energia non si è sparsa nell’ambiente, se non in minima parte. È come se fosse sparita… al pari di vostro figlio».
Eve si porta le mani alla bocca. Quanto al marito, il suo viso è una maschera inespressiva. Pare quasi che si stia sforzando di non far trapelare alcuna emozione.

«Cosa cercate di scoprire, parlando con noi?» domanda dopo alcuni secondi di silenzio.
«Volevamo appurare la veridicità di quel che la polizia ci ha detto di malavoglia» risponde Nathan. «Potrebbe saltar fuori qualche informazione a noi utile… e magari, che aiuti a trovare vostro figlio».
Si blocca un attimo.
«Potrei essere… crudo» avvisa. «Il punto è… davvero di Ethan non è stato trovato… niente? Nessuna traccia? Nessun… resto?»
Un forte sospiro viene da Eve.
«… nulla» conferma Adam, scoccando un’occhiata alla moglie, preoccupato per la sua reazione. «Posso ripetervi il poco che sappiamo. Non c’è motivo di nasconderlo…»
Ciò detto, illustra il tipo di rilevamenti fatti dalla polizia dove Ethan è scomparso. Non essendo nota l’esatta dinamica degli eventi, la spiegazione richiede poco tempo.
Ha appena terminato, quando Eve subito chiede:
«Cosa pensate gli sia successo?»
Nathan la fissa per alcuni secondi.
«Cosa spera che le risponda?» domanda.
Lei si stringe nelle spalle come in un gesto di difesa.
«Perdonatemi, ma si tratta di un evento che sfugge alla mia comprensione» dichiara l’astrofisico. «Specie ora che ho la conferma della scomparsa di Ethan. Visto quanto poco sappiamo, non posso fare ipotesi, figurarsi dimostrarle».
«Neanche forzate?» chiede Adam. «A questo punto, ci andrebbe bene tutto. Non penso siate venuto qui senza nemmeno una vaga idea, o no?»
Il ricercatore lancia un’occhiata a Susan, la quale risponde a tale sguardo con un’espressione sconsolata.
«Io non credo che l’energia possa scomparire» asserisce, infine, Nathan. «L’energia del fulmine è sicuramente finita da qualche parte. Ma se non si è sparsa nell’ambiente circostante, significa o che ha assunto una forma non rilevabile dagli strumenti presenti sul posto, o che si è mossa in modo… non convenzionale».
«Quindi?» incalza Eve. «Nostro figlio è sparito… gli è successa la stessa cosa del fulmine? Ha fatto sembrare che le due cose fossero connesse!»
«Non… percorriamo questa strada» prega Nathan, iniziando a mostrare evidenti segni di disagio.
«Non si faccia scrupoli, dottor Yates» parla di nuovo Adam. «Si senta libero di dire… qualunque cosa».
«… vi ho avvisati» mette le mani avanti il ricercatore. «Queste sono teorie astruse in cui non credo, e vi prego di prenderle con le pinze. Esercizi mentali, se vogliamo… ma che non userei mai in una reale ricerca».
Alza gli occhi al cielo, a mettere in evidenza quanto poco gli piaccia il discorso.
«Ma se vogliamo fare speculazioni a tutti i costi… allora, se l’energia non si è mossa lungo le tre dimensioni spaziali cui siamo abituati, rimangono solo due opzioni: anzitutto, la dimensione temporale… e poi…»
Storce la bocca, come se parlare di concetti del genere gli provocasse disgusto.
«… le presunte dimensioni aggiuntive» termina Adam Knight, che sembra aver già capito da tempo cosa lo scienziato stesse cercando di non dire.
«Qualcosa del genere» annuisce Nathan, un po’ sorpreso che l’interlocutore abbia intuito dove andava a parare. «Ora, io odio tirare in ballo fenomeni non osservabili. Tuttavia, resta il fatto che sia quell’energia, sia vostro figlio, siano svaniti nel nulla. Magari gli strumenti hanno compiuto una rilevazione sbagliata… magari vostro figlio se n’è andato per qualche motivo… ma viste le due sparizioni concomitanti, non si può escludere a priori una correlazione. Allora cos’è successo? Una spiegazione, per quanto assurda, è la traslazione dell’energia su dimensioni da noi non monitorabili. E tali sono, appunto, il tempo e le altre dimensioni che qualcuno afferma aggiungersi alle quattro da tutti conosciute».
«Dell’energia… e basta?» domanda il padrone di casa.
«Questo… va al di là delle nostre possibilità d’indagine».
Per qualche secondo nessuno parla. Adam Knight ha lo sguardo basso e inespressivo, mentre quello di Eve Wood è fisso nel vuoto.
Dopo un po’, Nathan si alza.
«Vi abbiamo tediati abbastanza con le nostre farneticazioni da scienziati di mezza tacca» dichiara, chiaramente pentito di aver parlato di cose del genere. «Togliamo subito il disturbo».
Eve rimane seduta senza cambiare espressione. Il marito, invece, si alza stancamente e accompagna i ricercatori alla porta. Intanto che i due fisici escono, Adam pone una mano sulla spalla di Nathan.
«Dottor Yates» dice, un po’ esitante. «Non mi pronuncerò su quanto ha asserito. Capisco in parte gli argomenti che ha trattato, anche perché mio figlio Ethan ne va matto. Ma crederli implicati nella sua scomparsa… è difficile».
«Gliel’assicuro, lo è pure per me» afferma Nathan. «Mi perdoni la franchezza… ma come scienziato, avrei trovato più razionale se mi aveste detto che, in verità, sono stati trovati dei resti di vostro figlio».
«Nathan!» esclama Susan, con tono di rimprovero.
«No… capisco, certo» scuote il capo Adam, facendole segno di non preoccuparsi. «Il fulmine avrebbe potuto, per assurdo, disintegrarlo fino alle ossa?»
«Per quanto immensamente potente… ne dubito» risponde lo scienziato. «Per questo, l’assenza persino di qualche resto… è ridicola».
«Comprendo la vostra confusione» annuisce il padrone di casa. «Ad ogni modo, se scoprirà di più, la prego di farmelo sapere».
«In realtà, questa è una ricerca… collaterale» precisa Nathan. «Come ho sottolineato, benché spieghino l’evento, non credo nelle ipotesi che vi ho riferito. Di certo vostro figlio non ha subito una sorte simile. No… quella su cui sto spendendo più energie è un’altra ricerca, sebbene legata a questa».
«In che modo?»
«Sempre dov’è caduto il fulmine, si è verificato un altro fenomeno: un’anomalia elettromagnetica simile ad alcune che studiavamo già da un po’» spiega il ricercatore. «Se vi siano correlazioni, ancora non lo so. Comunque, se incapperò in qualcosa di utile ve lo farò sapere».
«Grazie».
Nathan e Susan attraversano il giardino, diretti verso la strada. Adam rimane ad osservarli dalla porta, un’espressione preoccupata sul volto. «Possibile…?» mormora fra sé e sé.

