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Epos (Maltia)
5 novembre 2355
15° giorno di Ethan a Tersain
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Sebbene non l’abbia ammesso con nessuno, Ehliana è piuttosto frustrata riguardo alla faccenda di Ethan. Di punto in bianco, è spuntato sulla Epos, attirando le attenzioni di Archeos e cominciando a sciorinare una serie di nozioni confuse, imperfette… e totalmente innovative. Fra i filosofi a bordo si parla parecchio di lui, tuttavia nessuno ha idea di chi sia di preciso.
Il giovane è stato assai vago riguardo alle proprie origini, e anche Aimond Lacelet. Eppure, è stato richiesto all’equipaggio di dargli ampio credito.
Ehliana si considera una persona intelligente, ed è sempre stata premiata per la sua diligenza e abilità, che le hanno guadagnato la piena fiducia di Archeos, e molta della sua attenzione. Ora, però, sente come se tali conseguimenti si fossero un po’ ridimensionati.
Quasi che quel ragazzo glieli avesse rubati. E la cosa, per quanto detesti riconoscerlo… la infastidisce.
Per questo, si è concentrata su altro, e ha involontariamente tenuto le distanze da lui. Non le piacciono le emozioni negative che prova in sua presenza, o quando qualcuno ne fa il nome.
Ma ogni tanto, è stato inevitabile che ne sentisse parlare dai filosofi. E in tali occasioni, ella ha continuato a domandarselo… chi è? Perché sembra ci sia un che di anomalo, dietro la sua persona? La faccenda puzza, e l’intuito le dice che qualcosa le sta venendo nascosto.
Ora, nella stanza occupata abusivamente da Archeos, ha davanti a sé la prova di ciò.
Va bene… per una volta, diamo uno strappo alle regole pensa, nel leggere il contenuto del documento trovato sulla scrivania dell’anziano. Mh?
Si acciglia. Quindi, studia con più attenzione le premesse in cima al foglio.
Aspetta… le sue conoscenze potrebbero essere legate ai Profeti Stellari? Ma in che senso?
Riga dopo riga, seguita a scorrere gli occhi sul testo. E a un certo punto… lo sguardo le si stacca dal foglio, perdendosi nel vuoto.
Questo perché la mente di lei ha cominciato a vagare, balzando da ciò che ha appena scoperto a quanto già sapeva di quel giovane.
Le riemerge dalla memoria la volta in cui ci ha parlato, nel laboratorio dove viene prodotto l’antibiotico.
A volte sembrava completamente ignorante… stupido riflette. Non riuscivo a spiegarmelo. Era come se anche le sue conoscenze assurde fossero rubate. Ma quella volta in particolare mi è parso che lui… non fosse lo sprovveduto che appariva.
La sensazione che aveva provato allora era stata molto strana. Come se qualcosa, nel modo di parlare del ragazzo, e nei pensieri che aveva lasciato trasparire… fosse suonato fin troppo in linea col modo della donna di vedere le cose.
E non in maniera superficiale, come ben più spesso accade con le altre persone.
Questo l’ha reso ancor più fastidioso… è come se lui – che è anche più giovane, seppur di forse solo un paio d’anni! – avesse invaso un invisibile campo che finora era esclusiva della filosofa. Un evento senza precedenti che la fa sentire davvero a disagio, sia perché il suo spazio… il suo ruolo… o magari la sua unicità come persona sono in qualche modo stati violati… sia perché odia il fatto di avercela con qualcuno per una cosa del genere.
Se ne vergogna.
E al contempo, preferisce pensare che lui non sia davvero quel che le è sembrato. Che in realtà sia solo uno sciocco che si dà delle arie.
Ma secondo questo documento, più che uno sciocco…
«Ah… accidenti, hai trovato la cosa sbagliata».
La donna sobbalza nell’udire tale voce. Dunque, si volge di scatto. Non se n’era affatto accorta… ma Archeos è entrato nella stanza, e ora le è proprio di fianco.

«… maestro» esita lei, rendendosi conto di essere stata colta in fallo.
Accidenti a me si maledice intanto. Quando mi perdo nei pensieri, non ho davvero idea di cosa mi succeda intorno.
«Non importa, non importa…» alza una mano lui, senza mostrarsi arrabbiato. «Colpa mia. Solo… non farne parola in giro, eh?»
«… è vero quel che dice qui?» domanda la filosofa. «Ethan Knight… dichiara di venire da un mondo diverso?»
«Ah, sì… non lo sapevi? Quella parte non è un segreto» afferma l’uomo. «La voce, ormai, è girata».
Ehliana non ha sentito quella diceria. Forse, perché poco s’interessa dei pettegolezzi, e comunque non si presta a molte chiacchiere.
«È il resto che è meglio nascondere, per ora… tutta la questione dei Profeti Stellari, mi spiego?» prosegue l’anziano.
Ella, però, gli sta prestando solo parziale attenzione. Non per mancanza d’interesse, ma perché la sua mente è già sprofondata nell’analisi.
Venire da un altro mondo? Che assurdità. Ma nel testo – una relazione scritta da Archeos – il filosofo ammette che il ragazzo si comporta in modo coerente con quanto dichiara… senza sintomi di pazzia.
E la donna non riesce a non pensare a ciò che ha percepito, della mente di Ethan, quando ci ha parlato nel laboratorio della penicillina. Non uno sciocco… non un pazzo. Ma comunque qualcuno dal pensiero peculiare… e che racconta un’improbabile storia.
C’è qualcosa che mi sfugge?
Una lieve morsa le stringe lo stomaco. Rieccola: un’emozione negativa. Il fastidio dato dal non comprendere qualcosa… qualcosa che sembra averle tolto, senza che lei capisca come, parte dello spazio che si è conquistata.
Voglio saperne di più.
In sé, avverte montare ostilità e bisogno di competere con quel ragazzo. Poi, all’improvviso… tali emozioni svaniscono. Poiché di nuovo, ricorda quella volta in cui ci ha avuto a che fare… e come lui non paresse affatto intenzionato ad aprire un conflitto con ella.
Ehliana odia i conflitti interpersonali. Odia la tensione che ne sente trasudare… e tutte le emozioni negative che ne derivano, sebbene sia disposta a farsene carico se non le viene lasciata scelta.
Se Ethan Knight non lo desidera, ha davvero senso vederlo come un nemico? Più che un’invasione… la sua non può, invece, essere interpretata come un’inaspettata visita in un luogo dove finora credeva di essere la sola?
Forse… è un’opportunità? Forse… dovrei provare ad avvicinarlo… e capirlo meglio?
«Archeos!»
All’improvviso, un uomo piomba sulla soglia della stanza. Il filosofo si volta a guardarlo.
«La spedizione è tornata!» esclama quest’ultimo. «Ma ci sono dei feriti!»
«… cosa?!» sbotta l’anziano.
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Epos (Maltia)
6 novembre 2355
16° giorno di Ethan a Tersain
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Quando, terminato il controllo medico, Ethan lascia lo iatreo, Ehliana lo osserva intanto che egli sparisce oltre la soglia. Nel mentre…
Ho capito pensa. È ancora inconsapevole.
In principio, era confusa dall’osservazione di quel ragazzo, ma nell’averci di nuovo a che fare, le cose le sono diventate più chiare. Anche perché non è arrivata impreparata: dopo che, ieri, non è riuscita a stabilirci un contatto quando lo ha curato, ha fatto per conto suo delle indagini nei laboratori della Epos, chiedendo agli altri filosofi di vedere ciò a cui stanno lavorando con Ethan.
E l’idea che si è costruita così facendo ha, ora, assunto una forma comprensibile.
Quando avevo la sua età, due o tre anni fa, credo che io fossi molto più conscia di me stessa, ma può darsi che lui abbia avuto esperienze… del tutto diverse dalle mie. Ecco perché appare ancora come una persona “incerta”.
Ma dal lavoro che il giovane sta compiendo, si vede come il contatto con Archeos e i filosofi ne sta tirando fuori aspetti nuovi. Le prospettive per la sua crescita sono… da tenere in considerazione.
Al pari della sua resilienza.
Lui sembra non vedersi come molto forte, ma… non si rende conto delle condizioni mentali in cui molti tornano dalle loro prime missioni “violente”. La sua capacità di reggere lo stress è stata più che buona.
Ciò è un pregio… ma anche una vulnerabilità, se si sta affidando a metodi che lo costringono ad accumulare il disagio senza sfogarlo. E come reagirà alla pressione sarà tutto da vedere. Nel mentre, però… Ehliana potrebbe trovarsi nella posizione di osservare tale processo.
Un sorriso le sfugge, intanto che pensa ad alcuni documenti redatti da Ethan che le hanno mostrato nei laboratori… e al foglio che il ragazzo le ha appena consegnato.
Forse non si crede una persona puntigliosa… ma a giudicare da quel che ella vede, potrebbe finire per diventarlo. L’insieme di schemi e tabelle di argomenti che pare aver redatto con cura solo per presentarle la sua proposta ne è la prova.
In tutto ciò, ora Ehliana è più tranquilla. Lui non sembra né una minaccia, né un pericoloso mistero. Per quanto ci sia molto che ancora non capisce di quel ragazzo… da adesso, non dovrà più mostrarsi eccessivamente guardinga nei suoi confronti.
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Epos (Maltia)
11 novembre 2355
21° giorno di Ethan a Tersain
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Passano alcuni giorni. Una volta accertato che io fossi abbastanza in forma, sono tornato al lavoro con i filosofi, tuttavia noto che Archeos si sta facendo vedere poco. L’uomo è probabilmente impegnato col reperto dei Profeti Stellari. Quel… popolo, sebbene per qualche motivo abbia deciso di lasciare in bella vista la chiave per leggere la mappa, non ha reso quest’ultima di facile interpretazione.
In realtà, sospetto che i ribelli mi nascondano molte informazioni sull’argomento. Ma non m’importa granché della cosa. Del resto, la mia posizione a bordo è ancora incerta, e comunque si parla di un argomento sul quale credo siano molto riservati anche fra loro.
Nella mia routine si è aggiunta una novità: ogni pomeriggio Dawn mi trascina a provare le mie capacità di fare a botte. Non scherzava affatto, quando me l’ha proposto, ed io sono disperato! Non voglio dire di no alla giovane, ma combattere mi secca. Per di più, quando facevo taekwondo odiavo gli scontri con le ragazze, vuoi perché erano spesso più accanite dei maschi, vuoi perché proprio non sapevo in che punti colpirle senza provare imbarazzo.
Dawn, poi, è proprio una belva: è brava a combattere col bastone, e non manca di coprirmi di lividi. Se pure i dolori dati dall’incidente col velivus sono svaniti, lei non manca di sostituirli con nuove afflizioni.
Rimpiango di non aver imparato come difendermi dalle persone armate di mazza.
Una mattina, quasi una settimana dopo la missione, Archeos piomba all’improvviso nella mia cabina.
«Vieni al terzo laboratorio, oggi» mi dice. «È ora di pensare a risolvere i tuoi dubbi».
«Ehm… quali dei tanti?» domando.
«Quelli riguardanti la tua mayea».
Fatta colazione, raggiungo l’anziano dove mi è stato detto.
«E la mappa?» chiedo.
«Abbiamo una possibile destinazione» risponde Archeos. «Ecco perché voglio dedicarti del tempo. È probabile che parteciperai a una spedizione».
«Ancora? Perché?»
«Per i motivi dell’altra volta: serve un filosofo, o chi per lui, avvezzo ad avere a che fare con tecnologie “particolari”. E poi, ormai sei coinvolto… piuttosto che mettere ulteriori persone al corrente, tanto vale ricorrere direttamente a te».
«E la mia… mayea cosa c’entra in tutto ciò?»
«Se dovessero esserci inconvenienti, potrebbe servirti, no?»
«Non sono sicuro…»
«Non voglio sentir storie o piagnistei» mi blocca l’anziano. «Se vuoi sopravvivere in guerra, non devi crearti problemi a fare quel che va fatto. Hai avuto un po’ di tempo per riprenderti. Ora impara dall’esperienza, in modo da non rimanere troppo scioccato semmai dovessi di nuovo difenderti».
Mi sembra che Archeos sia più rigido del solito. Sarà stressato? O forse, non gli piace questa faccenda delle spedizioni? Non sembra sia dell’umore adatto per chiederglielo.
L’uomo prende una candela e la pone su un tavolo. Una volta accesa, la indica e dice:
«Muovi la fiamma».
«Ci ho già provato insieme a Dawn» replico. «Non si è mossa di un millimetro».
«Hai praticamente spostato un’onda di fuoco» afferma il filosofo. «O così mi è stato raccontato. Possibile che una semplice fiammella…?»
È il mio turno di interromperlo.
«A quanto pare ero ispirato» ipotizzo. «Il dolore, o l’essere in pericolo, forse, mi hanno smosso. L’adrenalina gioca di questi scherzi… anche se di solito non fa muovere le fiamme».
«Quindi ti serve ispirazione» fa l’uomo. «Beh, in effetti la mayea richiede questo genere di cose, ma preferirei non doverti appendere fuoribordo».
«Lo apprezzerei pure io».
«Perciò…»
Bussano alla porta. Archeos s’interrompe per raggiungerla. Socchiuso l’uscio, sorride e dichiara:
«Sei arrivata proprio quando mi servivi!»
Fa spazio, e nella stanza entra Dawn.
«Oh!» ci sorprendiamo lei ed io nel vederci.
«Ti ho chiamata per aiutarmi a spingere fuori la mayea di Ethan» annuncia l’anziano.
«Mayea?» ripete la giovane. «Non intenderai quel che ha fatto l’altro giorno? Perché non era mayea».
«Mia cara, così pensi tu, ma non devi fissarti sui dogmi: non avrai visto i simboli dell’universo, ma di certo ciò che hai descritto è più simile alla mayea che a un fenomeno altrimenti spiegabile. Trattiamola come tale».
La ribelle pare avere una replica pronta, ma alla fine non dice nulla. Dal canto mio, io osservo preoccupato la scena, chiedendomi come la maltiana debba tirarmi fuori la mayea.
«Bene, Dawn…» inizia Archeos. «Proveremo vari approcci. Per prima cosa, seguiamo un bel suggerimento che mi ha dato Ethan: provocagli una forte emozione».
Io e lei ci guardiamo, prima di arrossire entrambi. Diamine… è venuto in mente a tutti e due qualcosa di molto imbarazzante, vero? Dunque, per quanto non sembri badare a queste cose, anch’ella è propensa a pensarci.
«Io…» parla la giovane, con fare impacciato, «proverei facendogli visualizzare dei simboli dell’universo. Magari il fuoco e l’ilectron…»
«Quel genere di cose dopo» rifiuta l’anziano. «Ripeto: una forte emozione. Puoi usare un simbolo per suggestionarlo, no?»
«Posso… tentare» risponde la ragazza. «Ma non è un tipo di simbolo che sono abituata a usare. Ci vorrà un po’… la mayea d’influenza mentale è complicata».
«Prenditi il tempo che serve».
Archeos raggiunge una sedia e si accomoda ad osservarci. Dawn sospira, poi muove qualche passo per mettersi dritta di fronte a me.
«Meglio se non resisti, o sarà tutto più difficile» mi ammonisce. «Ti farò provare paura».
Quindi mi posa le mani sulle tempie. Devo fare uno sforzo per scacciare il disagio che l’infelice scelta di parole del filosofo mi ha provocato, e che ora rischia di essere amplificato.
«Concentrati sulla candela, Ethan» dice Archeos.
Dawn chiude gli occhi. Passano alcuni minuti senza che accada nulla. Io tento costantemente di frenar l’imbarazzo datomi dalla situazione. Al contempo, però, nel guardare il volto rilassato di lei non posso non pensare che… è molto carina.
Non sono riflessioni sulle quali mi soffermo di solito. Adesso che ce l’ho davanti così, però, e che la mia mente è perlopiù sgombra da altri pensieri, sono più propenso a far caso a una cosa del genere.
Frattanto che constato come ella non porti più la benda sulla testa, e come la ferita che si è fatta il giorno della spedizione sia in via di guarigione… a un tratto, vedo un simbolo color rosa chiaro baluginare sulla fronte della maltiana: una sorta di triangolo con un vertice rivolto verso il basso. Man mano che la figura diventa più netta, comincio a provare un diverso disagio. Tale sensazione cresce, mentre una paura irrazionale s’impadronisce di me. Devo concentrarmi sulla candela, ma finisco per guardare fisso il simbolo sulla fronte di Dawn.
Un puntino appare al centro del triangolo… come una pupilla. Allora, il mio diviene terrore. Uno al quale non riesco ad oppormi.

Sento Archeos richiamarmi, ma io non l’ascolto. Mi divincolo dalla presa della giovane, la quale riapre gli occhi.
Così, di colpo, la paura svanisce. E lo stesso fa il simbolo sulla sua fronte.
«Non va» dice l’anziano, intanto che io mi ritiro ansimando in un angolo della stanza, il cuore che mi batte all’impazzata. «Se l’emozione ti impedisce di concentrarti, è inutile. Dawn, dovresti provare con la rabbia».
«No» rifiuta lei. «Non mi piace questo sistema. E certo non provocherò rabbia irrazionale in lui».
Il suo tono è stato talmente fermo che Archeos non replica. La ragazza prosegue, decisa:
«Lo aiuterò, ma a modo mio. Ethan…»
E afferra la mia mano, conducendomi fuori. Il filosofo continua a non dir nulla. Quanto a me, non oppongo resistenza, e mi ritrovo in corridoio con la ribelle. Lei mi porta fino agli oblò su un lato del vascello. Lì si volge ad osservarmi.
È stato tutto di una tale rapidità che sto facendo fatica a stare al passo con gli eventi. Per un attimo, la guardo con occhi sbarrati, istintivamente timoroso di rivedere in ella la fonte della paura di poco fa. Ma è un’emozione che passa quasi subito.
«Ho detto così, ma non penso che bisognerebbe forzare le tue capacità» asserisce Dawn. «Si sono manifestate in circostanze estreme. Tentare di replicare condizioni simili è da pazzi, e tu non hai bisogno di farti strapazzare il cervello più di quanto gli avvenimenti non abbiano già fatto».
Rimango sorpreso, ma provo anche gratitudine per tanta considerazione. Vorrei esprimerla, però non trovo le parole. Allora mi rendo conto che sto stringendo ancora la mano della ragazza. Faccio per lasciarla, senza tuttavia riuscirvi. Lei, infatti, serra di più la presa.
«Hai detto che aiuterai a liberare mio padre, vero?» prosegue. «Bene, ma andremo per gradi. Nessuno di noi due è ancora capace di partecipare a qualsivoglia missione di salvataggio. Ma pare che vogliano prepararci: altrimenti, il capitano non ci avrebbe assegnati all’ultima spedizione, e nemmeno alla prossima».
«La prossima? Quella che ipotizzava Archeos?»
«È ben più di un’ipotesi: me l’hanno confermato poco fa» afferma la ribelle. «Ci manderanno dove potrebbe trovarsi Energheia. Partiremo dopodomani».

