Energheia – Capitolo 27: Forte ma fragile

Mi sta venendo un po’ d’ansia.

Finora ho cercato di non pensarci, ma domani mi aspetta una missione di cui ancora non so niente. Il senso d’incertezza è snervante: non ho modo di prepararmi come vorrei, nemmeno mentalmente. E adesso che sento la fine della giornata così vicina, inizio a non riuscire più a tenermi distratto.

Forse dovrei informarmi? Ma tanto lo so che non mi diranno nulla prima che il viaggio cominci.

Però, mi è difficile starmene fermo ad aspettare e rilassarmi. In questo stato mentale non so come impiegare il tempo, e comunque non sono del tutto arreso alla mia impotenza. Se ci provo… se le parlo nel modo giusto… potrei anche indurre una certa persona a darmi un’idea di cosa mi aspetta.

Dunque, decido di fare un salto al laboratorio dove di solito si trova Archeos. Come previsto, l’anziano è lì a dare direttive per la giornata successiva agli altri filosofi.

Quando mi scorge, l’uomo mi fa cenno di aspettare.

Chissà se servirebbe dirgli delle strane cose che succedono al mio corpo.

Lo penso nell’appoggiarmi al muro mentre attendo. Già… oltre alla presunta mayea, c’è pure tale questione a cui trovare un posto, fra i miei mille crucci. Non me ne sono certo dimenticato… affatto. E come potrei?

Memoria aumentata, capacità di calcolo potenziata, guarigioni misteriose… forse è solo una suggestione data da ciò che ho fatto durante la missione, ma mi piacerebbe comunque discuterne.

Fisso Archeos che discorre animatamente con un paio di giovani filosofi. Delle persone a bordo con le quali ho un sufficiente livello di confidenza, l’anziano sembra una di quelle con la mentalità più adatta per gestire faccende del genere.

Però preferirei non tirar fuori questi argomenti, per il momento decido. Magari, ieri se l’è presa perché non ho proseguito l’esercitazione sull’uso della mayea.

Non per altro, ma da quell’episodio non ho più avuto modo di parlarci per capire come stanno le cose fra noi.

Una volta che ha finito con i colleghi, Archeos mi raggiunge.

«Ragazzo mio» interloquisce. «Non dirmi che vuoi lavorare ancora!»

«No, per oggi ne ho abbastanza» affermo, sollevato nel non notare segni di risentimento nell’uomo. «Facevo un salto».

Beh, diciamo che è così. Che la mia non sia una visita casuale non cambia tale fatto.

«Davvero?» replica il filosofo. «In effetti, so che ti stai svagando. Fai bene».

«Svagando, eh?» ripeto. «Gironzolare per la nave non rientra nella mia idea di svago».

«Se sei in buona compagnia, perché no?»

«Mi vedi con qualcuno?»

«Prima eri con Nipria, no?»

«Sì, ma… aspetta, come lo sai?»

Sono sicuro di non aver scorto l’anziano in nessuno dei posti dove sono stato.

«Me l’ha detto Jim» spiega Archeos, con un sorriso. «È arrivato tutto eccitato dicendo di avervi visti sul ponte di coperta, e che sembravate parecchio vicini… l’ha descritta come una scena mooolto romantica».

«Ma… cosa?» esclamo.

Bruciante, intenso, sento un gran calore risalirmi dal collo fino alle gote, a segnalarmi che sto divenendo paonazzo.

Una manifestazione drammatica, causata dall’improvviso imbarazzo che le parole dell’uomo mi hanno creato. Uno che non mi aspettavo, né ero preparato a gestire.

«Quel… Jim… dannato…» bofonchio, provando a ripristinare l’autocontrollo.

«Che esagerato!» fa l’anziano di fronte alla mia reazione.

«Se va in giro mettendo strane idee in testa alla gente…»

«Ma quali strane idee? Sei giovane, chi pensi che ti rimproveri se passi un po’ di tempo con una bella signorina?»

«Smettila».

Archeos ride.

Ma che ci trovi di divertente?

Non mi sta aiutando a ritrovare l’equilibrio. Oh, non sono così sprovveduto: mi rendo conto che l’aver passato del tempo con Nipria può assumere un significato fraintendibile.

Ad essere sincero, ho apprezzato la sua compagnia e come lei mi abbia mostrato fiducia. Però, mica mi son fatto certi pensieri come Jim e questo filosofo spiritosone. Solo perché mi ha parlato un po’! Non me lo dimentico, di essere una persona strana che difficilmente attirerà attenzioni di quel tipo.

«Beh» fa l’uomo. «Almeno ti distrae un po’ dalle preoccupazioni».

«Ti ho detto che…» protesto.

«Sì, ho capito» annuisce il ribelle. «Basta che stai bene. Mi spiace un po’ per ieri… devi capire che non mi piace questa storia delle spedizioni in cui ti mandano».

Posso confermarlo: Archeos non è arrabbiato.

«Ho cercato di prepararti» aggiunge l’anziano, «ma… forse non è un bene bombardarti di emozioni per tirar fuori le tue capacità».

«Lo penso anch’io» concordo.

Ora si spiega perché sembrava stressato. In verità, era preoccupato. Quasi mi spiace di averlo piantato in asso, ieri… sebbene sia più che altro stata Dawn a portarmi via.

«Credo troverai da te il modo di usare la mayea» conclude il filosofo.

«Io non sono certo di saper davvero fare qualcosa di speciale» affermo per l’ennesima volta. «Sarebbe bello…»

Mi piace sognare, e l’avere un qualche tipo di “superpotere” è una prospettiva stimolante, non posso negarlo.

«… e ammetto di provare la sensazione di aver dato luogo a un che di non ordinario, il giorno della spedizione. Ma… la testa mi dice che è stato tutto un grosso abbaglio».

«Non ho assistito, dunque parlo basandomi solo sulle testimonianze» asserisce Archeos. «Immagino scoprirai tu stesso se davvero hai usato la mayea… o deciderai di impararla e basta, chissà».

«Dubito sia possibile» dichiaro, facendo spallucce. «Vengo da un altro mondo».

Per quanto, in realtà, io non conosca le regole sottostanti alla mayea, quindi non ho una vera base per affermare ciò. È solo una cosa che presumo.

Meglio partire da fondamenta solide e poi correggermi, piuttosto che farmi strane illusioni.

«Sai che non credo a questa storia, per cui penso proprio che potresti» ribatte l’anziano.

«Nipria mi crede».

«Ah, ma quello è amo…»

«Stop!» faccio, alzando una mano a fermarlo.

Archeos scoppia a ridere, per poi darmi una pacca sulla spalla.

«Andiamo a mensa?» propone.

◊◊◊

Jim è di nuovo al lavoro nella sala macchine. In questo momento, starsene lì a spalare carbone non gli dispiace: fino a poco fa si è occupato di alcune manutenzioni all’esterno della nave, dove fa un freddo cane, per cui ora è ben felice di rimanere vicino alle caldaie. Suo malgrado, deve ringraziare Nipria per averle messe a posto.

«Oh!» esclama il ragazzino, nel vedere una persona conosciuta avvicinarsi. «Buonasera».

Si è rivolto a Dawn: appena giunta dal fondo del corridoio, la ribelle cammina a passo sostenuto per raggiungerne l’uscita. Il suo sguardo vaga sui lavori nei dintorni, senza badar troppo alle singole persone; comunque, quando Jim le parla, lei sorride e gli si ferma vicino.

«Ciao» lo saluta di rimando.

«Che fai qui? Non hai lavorato al mattino?»

«Facevo un sopralluogo al magazzino, giusto per avere un’idea del lavoro di domani» risponde ella.

«Ma quanto siamo responsabili» ridacchia il giovane.

«Mica faccio le cose a casaccio come te».

«Oh, ma io non lavoro a casaccio: seguo l’ispirazione» replica Jim.

«Sì, sì…»

«Ehi! Almeno io mi tengo strette le mie cose» sogghigna il ragazzino, gli occhi brillanti di malizia. «Dovresti stare più attenta al tuo amato, sai?»

«Eh?»

«Ma guarda: parli del diavolo…»

Dall’altra parte del corridoio sta sopraggiungendo Nipria. La giovane canticchia allegramente nell’avvicinarsi. A tale vista, Jim non ce la fa a trattenersi.

«Siamo briosi, eh?» commenta, quando la geniera è a portata di voce.

Lei si stringe nelle spalle.

«Certo che sì» seguita il ragazzino, senza riuscire a impedirsi di sorridere. «Ti sei divertita con Ethan?»

«Eh?» fa Nipria. «Ethan?»

Il volto impassibile, Dawn osserva la scena in silenzio.

«Oh, ma sì!» insiste Jim. «Sul ponte, in mezzo alla neve: una scena così toccante…»

«Ah, smettila, idiota!» esclama la geniera, un po’ balbettante.

«Uh, cielo» si stupisce il ribelle, posando platealmente una mano sul viso. «Quando c’è lui di mezzo, non riesci nemmeno a fare la tosta come sempre».

«Ho detto smettila».

«Vedi?» dice il giovane a Dawn, facendole l’occhiolino. «È andata! E a vederli prima, anche Ethan lo sarà, se non stai attenta».

«Stare attenta?» ripete Dawn, mostrandosi perplessa. «Buon per lui, no? Se si adatta a stare qui…»

«Stai scherzando?»

«No, perché dovrei?»

«Aaah…» fa Jim con disappunto, tornando a guardare Nipria. «Speravo in un po’ di rivalità. Beh, pazienza…»

Un ghigno gli appare sul volto.

«Almeno mi divertirò a prendere in giro Ethan» seguita. «Sennò, con tutte queste distrazioni rischio anche che cominci a ignorarmi».

«Piantala, cretino!» lo apostrofa Nipria, levando minacciosa una chiave da geniere.

«Calma, calma! Ti dà tanto fastidio che sfotta il tuo amato?»

«L’hai voluto tu…»

Mentre i due bisticciano, Dawn si allontana senza dire altro. Jim la osserva. Poi vede Nipria fare lo stesso, un’espressione pensierosa sul viso.

Allora, il ragazzino sorride.

«Forse forse, non avevo torto» borbotta. «Oh, diamine!»

Si è appena reso conto che, quando prima ha messo una mano sul volto, vi ha stampato sopra una vistosa macchia di fuliggine.

◊◊◊

Nella mensa della Epos, fra un boccone e l’altro Ethan e Archeos stanno discutendo sulle varie forme di governo. Un argomento decisamente non leggero, tanto che neanche loro ricordano come sono finiti a parlarne, specie visto che all’inglese poco interessa di tali questioni. Ma quella è la direzione presa dal discorso, e in assenza di alternative, per il momento la assecondano.

Quando Dawn entra nella stanza, i due non se ne accorgono. Così, mentre lei si avvicina ode il ragazzo dire:

«Con la monarchia non ci troviamo tanto male».

«Quello che vuoi, ma sono del tutto contrario alle forme di potere diverse dalla democrazia» risponde l’anziano.

«Ma la nostra è una monarchia parlamentare» replica Ethan. «Il potere del monarca è ridotto, e il popolo elegge dei rappresentanti».

«Non è comunque accettabile» scuote la testa Archeos, gli occhi chiusi per la disapprovazione. «Alla fin fine, c’è comunque una forma di potere non derivante dalla volontà del popolo».

«Beh, non è che eserciti tutto questo potere, però».

«Questioni di principio».

«Mah! Si vede la vostra influenza greca».

Dawn giunge alle spalle dei due. Si piega in modo da porre il proprio viso di fianco a quello di Ethan, e commenta:

«Stiamo facendo discorsi difficili, qui».

Il giovane sussulta nel trovarsela accanto. Si scosta leggermente, come se la vicinanza della ragazza lo mettesse a disagio.

Dal suo sguardo, paiono trasparire allarme e sgomento.

… l’ho spaventato?

◊◊◊

Non me l’aspettavo: Dawn mi è arrivata dietro con la silenziosità di un gatto. E come suo solito, senza badare a nulla, ha accorciato le distanze di punto in bianco. Ne ho quasi sentito il calore, mentre metteva la faccia vicino alla mia.

Tanto che mi sono scostato in modo più brusco di quanto avrei voluto. Non per fastidio, però… perché, allora? Forse perché non so bene come comportarmi in una situazione del genere.

 Spero di non averla offesa.

«È soltanto saltato fuori il discorso» spiega Archeos, ben più tranquillo di me di fronte all’apparizione di Dawn. «Ethan s’interrogava sulle differenze fra l’attuale governo di Maltia e quello della sua terra d’origine».

«Perché?» domanda lei, che sembra incurante davanti alla mia reazione.

«Non ero sicuro di quanto fossero dissimili» rispondo, cercando di farle capire con un tono normale che poco fa non la stavo respingendo. «Del resto, io vengo da un paese monarchico».

«La monarchia porta tirannia» osserva la ragazza.

«Non da noi».

«Beh…» dice Dawn. «Non sta a me ficcare il naso nei vostri affari. Anche se… non sarai parte di qualche nobiltà del tuo paese, vero?»

«Macché!» nego.

«Non si può mai sapere, visto che difendi la monarchia. Poteva essere che avessi privilegi che ne dipendono».

Scuoto la testa. Ma quale difendere; cerco solo di essere equilibrato nelle mie valutazioni, senza prendere le parti di qualcuno per principio. Ah, non volevo ritrovarmi a parlare di queste cose: non me ne importa niente, di politica! Il mio piano era semplice: scucire ad Archeos quello che sa sulla spedizione.

Ma il filosofo è bravo a divagare e a creare scompiglio nelle mie trame per indirizzare la conversazione dove voglio. Se l’ha fatto apposta o meno non lo so, ma di sicuro ha vanificato ogni mio sforzo.

«Mh» mormora la ribelle. «Ad ogni modo, non mi interessano queste discussioni pesanti, specie il giorno prima di una missione. Uhm…»

Noto che mi sta fissando.

«Che c’è?» le chiedo.

Dawn non dice nulla, lo sguardo sulla mia spalla. Piuttosto, dopo un momento abbassa di colpo la testa…

… a tuffare il viso sul mio collo.

Per poco non mi prendo un infarto. Un’improvvisa scarica di sensazioni mi attraversa a partire da quel punto, risalendomi fino al cervello, e lì esplodendo in un’ondata di calore.

Una frazione di secondo dopo, reagisco con un sobbalzo. Quindi, cerco di allontanarmi da lei, che intanto ha però avuto tempo di inspirare con forza.

«Ma… ma c…che fa…faiii!» balbetto, finendo addosso ad Archeos nel tentativo di scostarmi.

Ho un brivido. Sento come un solletico dove il respiro della giovane mi ha sfiorato.

«Vedo che ti sei dato una profumata» commenta Dawn, raddrizzandosi. «C’è un motivo particolare?»

«Non mi sono profumato!»

«Era per dire che ti sei sistemato».

La fisso per alcuni secondi. Veloce, sto cercando di reprimere le sensazioni che ho provato poco fa. Ma che le è preso? Non me l’aspettavo, così dal nulla!

Il cuore continua a battermi rapido, mentre avverto una specie di formicolio nella zona del collo. Non uno sgradevole, a dire il vero. Il che, forse, rende la situazione ancor più imbarazzante.

Ho quasi paura che si noti… come il gesto di lei, in verità, non mi sia dispiaciuto. Diamine, che mi passa per la testa?

«Hai occhio per i dettagli» dichiaro infine, cercando di darmi un contegno. «Ero un po’ troppo scompigliato dopo il tuo allenamento».

«Ah, sì?» fa lei.

Mi osserva un attimo. Poi sorride, e siede di fianco a me.

«Jim deve aver esagerato un po’ nel descrivere le cose» asserisce.

«Che ha detto Jim?»

«Nulla d’importante».

Mi guarda e sorride.

«Sei troppo timido perché sia vero».

La fisso senza capire; devo essermi perso qualche passaggio.

Di fianco a me, Archeos sta manifestando un sorprendente interesse per il proprio piatto ormai vuoto.

◊◊◊

Nipria si trova nella sua cabina. È di ottimo umore mentre cambia i vestiti sporchi di grasso con alcuni un po’ più puliti. Al momento, nella stanza – che per motivi di spazio condivide con altre due donne dell’equipaggio – c’è soltanto lei.

Chissà… magari domani potrei fargli vedere i motori pensa. Sembra che queste cose gli interessino… o almeno, con Archeos si occupa spesso di robe del genere.

Getta il top sulla branda e si stiracchia.

Mi chiedo cosa lo turbi riflette. Il suo sguardo si perde spesso nel vuoto. Gli manca il suo mondo?

Nipria non ha troppe difficoltà a credere che Ethan provenga da un pianeta diverso da Tersain. Certo, una simile origine è qualcosa d’insolito; è folle crederlo possibile.

Ma lei ha notato fin da subito che ci sono degli aspetti particolari in quel ragazzo. La si potrebbe chiamare un’intuizione, ma è più simile a una percezione “sensoriale” che a una “mentale”. Una di cui la geniera non ha mai avuto esperienza, talmente forte che è difficile ignorarla.

Nel giovane c’è un che di esotico, per cui malgrado lui cerchi di non risaltare, finisce per spiccare come un elemento alieno.

Una peculiarità che stimola la curiosità della ribelle.

Eppure, nonostante ciò, è come ognuno di noi. Un essere umano smarrito perché lontano da casa, ma che si sforza di adattarsi alle nuove circostanze.

Nipria sorride.

Dovrò aiutarlo. Così vivere qui comincerà a piacergli, e non ne soffrirà.

Allunga la mano a prendere una maglia da indossare, quando la coglie un improvviso tremito. Una serie di violenti colpi di tosse la fanno sussultare, e lei si piega in due premendo una mano contro la bocca, un’espressione sofferente sul volto. Quando la crisi finisce, ansimando la ragazza allontana il palmo dalla faccia.

Una macchia rossastra bagna le sue dita.

Questa era forte pensa, ancora spossata. Il freddo mi avrà irritata. Forse non dovevo uscire con questo tempo.

Thanks For Reading! Thomas: Date un po’ di tregua ad Ethan! È ancora ingenuo! Elena (illustratrice): Questo rende tutto più divertente! Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

Lasciami una reazione!

Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

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