Energheia – Capitolo 33: Una ragione per restare

Sono arrivati a sorpresa: un paio di aerei da caccia repubblicani classe Rondine e un naviglio hanno sorvolato il velivus, aprendo il fuoco senza preavviso. Antony, Samuel e Dawn sono riusciti ad allontanarsi dal mezzo poco prima che una carica esplosiva giungesse a farlo saltare in aria. È, quindi, iniziata una fuga fra le vicine colline, mentre i caccia incalzavano i ribelli cercando di coglierli quando si fossero scoperti.

Non essendovi boschi abbastanza vicini nei quali nascondersi, i tre giovani hanno trovato riparo sotto una sporgenza rocciosa, in una sorta di canale fra i colli. Lì i caccia non riescono a sparargli, ma nemmeno è possibile fuggire.

«Abbiamo solo due fucili quasi scarichi e le pistole» fa il punto Antony. «Dal naviglio scenderanno presto dei soldati per stanarci. Cerchiamo dei buoni punti difensivi».

Lui e il fratello si dispongono fra le rocce circostanti in modo da coprire i due fianchi esposti del loro rifugio. Dawn controlla la propria pistola, ripulita di fango e acqua durante il viaggio, e si mette vicino a Samuel.

Passano le ore, durante le quali i velivoli repubblicani atterrano da qualche parte lì vicino. A un certo punto, il vice brigadiere borbotta:

«Ci hanno circondati».

Dawn non riesce a vedere dove sono i soldati, ma il fratello ha un occhio più esperto del suo. Se dice così, allora è vero.

I tre rimangono al coperto, in attesa. Non arrivando alcun attacco, Antony deduce:

«Non credo siano in molti. A parte la carica di prima, non hanno neanche armi esplosive. Non vogliono rischiare. Staranno aspettando i rinforzi, o il favore delle tenebre».

«Ero certo di averli seminati» sussurra Samuel. «Mi chiedo come ci abbiano trovati».

«Forse avevano applicato una mayea sul velivus, per ritrovarlo» suppone il fratello. «Oppure sono piloti molto esperti».

«Più di me? Sarei curioso di conoscerli».

«Potrebbe accadere a breve… coi vostri fucili, però».

Antony guarda Dawn.

«Siamo in svantaggio, ma potremmo ancora farcela» le dice. «Però… se le cose si mettono male, e ti rendi conto di non poter vincere… arrenditi. Non ha senso morire per niente».

La giovane esita un attimo, prima di annuire.

Il sole tramonta. L’oscurità discende rapida fra le colline, rendendo difficile distinguere i vari anfratti circostanti. Purtroppo, il nemico sa con esattezza dove si trovano i ribelli, mentre i Sanders fanno fatica a rilevarne le posizioni. Il vantaggio di essere in difesa sta pian piano venendo meno.

Gli spari cominciano quando ormai Selene e le stelle si stagliano nettamente nel cielo. Un paio di dardi mayeutici colpiscono le rocce dietro le quali si coprono i tre. Non potendo sprecare colpi, questi preferiscono non rispondere da subito al fuoco. Tuttavia, presto sono costretti a sparare a loro volta per evitare l’avvicinarsi del nemico.

Così, inizia lo scontro. All’apparenza non si ferisce nessuno, ma pian piano i repubblicani prendono ad avanzare, sfruttando dei diversivi per costringere il trio a coprire un lato intanto che un altro gruppo si avvicina dall’altro. Incalzati e senza un piano per uscir vivi da questa situazione, i ribelli si trovano in una posizione critica: hanno i colpi contati, e di lì a breve il nemico sarà su di loro.

«Attenzione!» prorompe Antony a un certo punto.

Da un lato scoperto, i repubblicani stanno per scavalcare le sporgenze che i tre usano come barriera. Samuel e Dawn sparano verso di loro, e i gendarmi si abbassano dietro le rocce.

Da un altro lato giunge un secondo assalto, favorito dalla distrazione provocata dal primo. I tre ribelli provano a fermarlo, ma è evidente che ormai sono finiti. Poi…

… un’esplosione investe il gruppo di nemici in avanzata, i quali gridano sorpresi mentre l’onda d’urto li sbatte in varie direzioni, straziandone i corpi.

«Cos’era?» fa Samuel.

Gli spari aumentano all’improvviso, ma le traiettorie sono sbagliate: i dardi che schizzano nel buio paiono muoversi dalle cime delle colline verso i presunti nascondigli dei repubblicani.

Antony e Samuel non stanno a pensarci troppo. Uno bersaglia i soldati sopravvissuti all’esplosione, e l’altro quelli che si sono nascosti vicino al nascondiglio dei ribelli. La confusione ha colpito i nemici, che non capiscono da dove giunge quell’attacco inaspettato.

«Andiamo!» ordina Antony.

Si sono aperti un varco su un lato: è l’occasione per sfuggire alla morsa avversaria. Abbandonano il rifugio delle rocce, e corrono nello spazio fra le colline. Qualche soldato viene loro dietro, costringendoli a voltarsi e a sparare per coprirsi la fuga.

Stanno arrivando a uno sbocco fra i colli, quando un repubblicano spunta all’improvviso davanti ai Sanders. Distratti da quanti sono alle loro spalle, i tre se ne accorgono quando ormai hanno un fucile puntato contro. Sono del tutto esposti, senza possibilità di difendersi.

È allora che, celata dall’oscurità, un’ombra scivola repentina alle spalle dell’uomo. Il militare non la nota, e sta per far fuoco quando la figura lo colpisce con un violento calcio, gettandolo a terra. Uno svolazzo di una veste marrone, e lo sconosciuto salvatore calcia via il fucile dell’avversario, per poi abbattere un ginocchio sulla testa del soldato. Il gendarme sbatte la tempia sul suolo roccioso. Da quel momento, non si muove più.

La persona con la veste marrone si rizza. Porta il cappuccio, e nel buio non se ne distingue il volto. Guarda i tre fratelli, quindi rimuove il copricapo.

Così, la luce di Selene illumina il viso di Ethan.

«Tu!» fa Antony.

«A dopo i convenevoli» replica il giovane. «Dobbiamo raggiungere i nostri alleati. Presto: in cima alle colline».

I soldati dietro i Sanders stanno arrivando. Dunque, i ribelli seguono il ragazzo, che saltando fra le rocce come un capriolo li conduce lungo il fianco di un colle, e poi verso uno dei punti dai quali partono i proiettili che tengono impegnati i repubblicani.

Il gruppetto raggiunge alcuni uomini, piegati dietro varie protezioni naturali e impegnati a sparare di sotto.

«Ho la pistola scarica» riferisce Ethan a uno di loro, un tipo abbronzato che indossa la veste marrone della Resistenza.

«A te» fa l’uomo, passandogli un’arma.

Il ragazzo la squadra un attimo.

«Come siamo messi?» chiede.

«Li abbiamo decimati» risponde l’uomo. «Non se l’aspettavano proprio un attacco da qui. Li abbiamo in pugno».

Ethan annuisce, quindi si rivolge ai fratelli Sanders.

«Quelli che vi venivano dietro… dove sono finiti?» domanda.

I tre si guardano alle spalle. Non sono stati seguiti.

«Che strano…» dice il giovane.

Poi, un ronzio invade l’aria, e qualcosa sfreccia a bassa quota sopra di loro. Il rumore di una mitraglia riempie le orecchie dei presenti, e una raffica di colpi si abbatte fra le fila che tengono impegnati i repubblicani.

«Hanno ripreso un caccia!» prorompe Samuel.

«Ma l’avevamo messo fuori uso!» esclama Ethan. «Ne avevano un altro di là?!»

Si rivolge, allora, all’uomo di prima:

«Non abbiamo niente per abbatterlo?»

«Ehi, non ho un’armeria in locanda!» replica quello.

«Ci provo io» interviene Dawn.

Tutti la fissano.

«Come?» chiede l’uomo abbronzato.

«Mayea» risponde lei. «Questa in particolare non la so usare molto bene, ma…»

«Proviamoci» la incoraggia l’uomo.

Mentre il velivolo fa manovra per sferrare un secondo attacco, Dawn leva le mani all’altezza del petto, i palmi rivolti in alto. Chiude gli occhi, concentrandosi per visualizzare un simbolo.

Il caccia sfreccia di nuovo su di loro, sparando raffiche di colpi e sollevando grida di sgomento. Antony e Samuel si pongono a scudo di Dawn, e anche Ethan si affianca a loro. I due fratelli lo guardano, ma lui ne evita lo sguardo.

«Fuoco» mormora la ragazza.

Le mani della ribelle brillano di luce rossa, e due simboli uniti da un segmento di luce appaiono su di esse. Su tale linea si espande una fiamma, la quale s’avvolge su se stessa come in un bozzolo.

In tal modo, una sfera turbinante si crea fra i palmi di Dawn. Ethan ne avverte l’intenso calore, e si chiede come faccia la ragazza a sopportarlo così vicino alle mani e al volto. Lei apre gli occhi.

«Non so… se riuscirò a colpirlo» dice, facendo lunghe pause fra una parola e l’altra nel cercare di mantenere la concentrazione. «Non… sono brava a conservarne la forma da lontano».

«Sta tornando» avvisa Ethan. «Fallo».

La ribelle volge lo sguardo verso il caccia, prossimo a giungere ancora una volta contro il gruppo. Aspetta fino all’ultimo momento, affinché il mezzo sia quasi su di loro. Allora, muove le braccia avanti.

La sfera viene proiettata in aria, all’indirizzo del velivolo. Al contempo, l’aereo prende a sparare, stavolta proprio dove si trovano i Sanders. Antony e Samuel spingono Dawn giù. A causa di ciò, la sfera muta traiettoria, andando nella direzione sbagliata.

Non colpirà l’obiettivo.

Nonostante i proiettili in arrivo, Ethan rimane in piedi a fissare, come ipnotizzato, il globo di fuoco che devia.

◊◊◊

Non so perché lo faccio. Sarà la tensione della battaglia… o il sapere che la mayea di Dawn non raggiungerà il bersaglio… e che quindi l’aereo da caccia repubblicano attaccherà ancora. Fatto sta che, malgrado il pericolo a rimanermene imbambolato, i miei occhi si piantano sulla sfera infuocata.

In quel momento, la mia testa pare come svuotarsi di pensieri ed emozioni più immediati e concreti… per colmarsi di percezioni aleatorie. Sento… qualcosa in quella mayea. O meglio… ne avverto l’essenza. Ciò che c’è dietro la sua mera apparenza.

Ne colgo, come un concetto, la natura di energia. E di nuovo, eccola… la sensazione che ho provato quando sono riuscito a manifestare un calore sovrannaturale dalla mia mano… e prima ancora, quando ho generato del fuoco dai palmi.

Non ho idea di cosa mi stia accadendo. Neanche m’importa. Intuisco solo che, ora, devo seguire il flusso.

E fidandomi, è quel che faccio.

◊◊◊

Lentamente, Ethan leva la mano destra in un gesto morbido, le dita protese verso la mayea. Le sue labbra si muovono a bisbigliare una parola. Dawn non è sicura di quale sia, ma le pare di udire:

«Sali».

La sfera piega in alto, formando una curva che la devia in direzione del velivolo. Lo raggiunge mentre quello supera i ribelli, e ne centra i motori su un’ala. Una nube di fumo scuro proviene dal punto colpito. Vi è una serie di bagliori, come se il globo di fuoco stesse indugiando da qualche parte dentro l’ala. Poi uno dei motori esplode, e l’ala si spezza.

L’aereo s’inclina di botto, e prende a vorticare incontro al suolo. Dopo un’impressionante caduta, si schianta fra i colli nella distanza.

«Centro!» fa l’uomo abbronzato. «Brava ragazza!»

«Ma…» dice lei, fissando Ethan.

Questi ha abbassato la mano, continuando a osservare il luogo dello schianto. Lo fa solo per pochi istanti, volgendosi quindi a scrutare la battaglia: alcuni dei combattenti intervenuti dalle colline stanno scendendo a stanare gli ultimi repubblicani.

Malgrado l’intervento del caccia, non sembra che il velivolo abbia fatto in tempo a mietere vittime.

«Abbiamo vinto» commenta l’uomo abbronzato.

«Grazie, signor Ahis» gli dice Ethan.

«Ne avevo bisogno. Ora mi sento un po’ meno inutile».

Il ragazzo guarda i fratelli Sanders. Quelli lo squadrano, in attesa di spiegazioni.

«Sono simpatizzanti della Resistenza» chiarisce Ethan. «E quest’uomo… ne era anche membro».

«Prima di andarmene» precisa Ahis.

«Quando ho visto il velivus distrutto, sono andato a cercare aiuto» prosegue il giovane. «Il signor Ahis ha chiamato queste persone… a quanto pare, sono delle specie di milizie che ha messo insieme per opporsi ai patrizi della zona… e seguendo le tracce, vi abbiamo trovati qui».

«Hai visto il velivus?» ripete Samuel. «Dunque, sei tornato al luogo dell’atterraggio?»

Ethan annuisce. Rimane per un paio di secondi in silenzio, e poi dichiara:

«Mi spiace di essermi allontanato».

«Ti abbiamo aspettato, sai?» lo informa Antony con tono duro. «Per questo ci hanno raggiunti e attaccati. Non fosse stato per te…»

«Mi spiace» ripete Ethan. «Avevo le mie ragioni. Però… ne ho anche per non andarmene».

Il vice brigadiere gli è addosso in un attimo, la mano stretta a pugno. Ethan ne schiva in parte il cazzotto, sebbene questo gli strisci ugualmente sulla gota. Dopodiché, il ragazzo risponde con la stessa moneta, centrando la guancia di Antony. A quel punto, i due si afferrano per i vestiti, guardandosi in cagnesco.

«Ho detto che mi spiace!» ringhia Ethan.

«Basta» s’intromette Dawn, mettendosi in mezzo a loro e spingendoli di lato.

Quindi, la ribelle si gira verso il ragazzo.

«Ethan…» dice.

E gli mena un pugno nello stomaco.

Il giovane è talmente sorpreso che non fa nulla per pararsi, e un forte gemito gli esce insieme a gran parte dell’aria nei polmoni. Indietreggia, piegato in due. Dawn lo squadra mentre lui la guarda con un’espressione sconcertata e un po’ triste.

«Non andartene più così» lo rimprovera la ribelle, con tono deciso. «Se hai un problema, ne possiamo parlare. Ma… ma…»

S’interrompe un attimo. Poi aggiunge:

«Hai detto che aiuterai a trovare mio padre, no? Allora…»

«Quello… è uno dei motivi per cui sono qui» afferma Ethan, riprendendo fiato.

«Bene!» fa lei. «Dopo ti sgriderò ancora! Ma adesso…»

Si volge verso i fratelli.

«I soldati avevano un naviglio» asserisce dunque Antony, che sta provando a nascondere lo sconcerto per l’intervento della sorella. «Se lo troviamo, possiamo andarcene con quello».

«Si trova laggiù, oltre la collina» indica Ahis. «Ci sono alcuni dei miei amici di guardia. Conoscono Ethan: non vi faranno problemi».

«Grazie per l’aiuto» dice Samuel.

«Andate, andate» esorta Ahis. «Ci pensiamo noi a ripulire».

Quindi, rivolto ad Ethan, l’uomo aggiunge:

«Buona fortuna».

«Non torna alla Resistenza?» domanda il ragazzo.

«No. Qui è dove devo stare, adesso» afferma Ahis. «Hai sentito: c’è chi ha problemi coi patrizi locali. Serve qualcuno che ci sappia fare».

Sorride.

«Chissà… un giorno ci si potrebbe rivedere» dichiara. «Magari, quando la Resistenza si muoverà per soverchiare il Dodecagono».

«Andiamo» sollecita Antony, e prende ad allontanarsi.

I fratelli sono subito dietro di lui. Dopo aver percorso alcuni metri, però, Dawn si volge verso Ethan, ancora fermo vicino ad Ahis.

«Vai» dice l’uomo al ragazzo.

Il giovane esita ancora un attimo. Dunque, colma la distanza dalla ribelle. Lei allunga un braccio e, del tutto a sorpresa, ghermisce la testa di Ethan in un abbraccio ben poco femminile. Lui prova a divincolarsi, ma Dawn mantiene salda la presa, e con un ghigno dichiara:

«Fai tanto il debole, ma poi riesci a combinare delle cose davvero grandiose. Ci prendi in giro?»

«Non so di che parli» afferma il ragazzo.

«No… immagino di no» replica la giovane.

E dopo che l’ha liberato dalla stretta, si affretta insieme a lui a raggiungere i fratelli.

Thomas: Fa un po’ strano, dopo tanta narrazione in prima persona, osservare Ethan dal punto di vista degli altri personaggi… Elena (illustratrice): Buffo, considerato che la prima stesura era tutta scritta in terza persona. Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

Lasciami una reazione!

Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

Loading spinner

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
Torna in alto
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x