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Epos (Maltia)
1 dicembre 2355
41° giorno di Ethan a Tersain
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Giunta la sera, Ethan è stato trasferito in una stanza dello iatreo solo per lui. La febbre ha continuato a salire, mentre l’infezione pare spostarsi dalla ferita al resto dell’organismo.
«Non ho visto molti casi del genere» afferma Ehliana, quando Archeos le chiede di fargli il punto della situazione. «Di solito l’infezione trova maggiore resistenza».
Il filosofo fissa Ethan, disteso a letto con gli occhi chiusi. Il giovane ora è tranquillo, ma a tratti è colpito dal delirio. È difficile coglierlo in un momento di veglia lucida, e anche in quei casi ha difficoltà a connettere.
«Provato l’antibiotico?» domanda l’anziano.
Ehliana annuisce.
«Cambiato qualcosa?»
«Purtroppo no».
«Potrebbe essere un ravdos resistente» interviene Hoping. «Ethan disse che su alcuni la penicillina non funziona».
«Ad ogni modo, la sua febbre sta salendo troppo» afferma Archeos. «Bisogna assolutamente farla abbassare. Se aumenta ancora, potrebbe non riprendersi più».
«I… batteri…»
Tutti si voltano a guardare Ethan. Ha gli occhi chiusi, e pare addormentato. Però quelle parole le ha senz’altro pronunciate lui.
«Ethan?» lo chiama Archeos. «Mi senti?»
«Batteri… di questo mondo…» continua il ragazzo, che pare vaneggiare. «Diversi… io… non sono protetto…»
«Un altro delirio» sentenzia Hoping.
«No» replica Ehliana. «Sembra ci stia comunicando il suo problema».
«È pur sempre un delirio» insiste il medico.
«Lui dice di venire da un altro mondo» asserisce la filosofa. «È esatto, maestro?»
«Sì» conferma Archeos. «Lo chiama Terra».
«Credo senta ciò che diciamo» suppone Ehliana. «Cerca di spiegarci qualcosa».
«Batteri…» ripete Ethan. «Diversi… da quelli della Terra. Il mio corpo… affrontarli… non è preparato…»
«I batteri… quindi, i ravdos» comprende la donna. «Vuole dirci che quelli di Tersain non sono come quelli del suo mondo. È così?»
«Sembrerebbe» annuisce Archeos.
«E allora?» fa Hoping.
«Quel che intende, forse, è che essendo i ravdos dei due mondi diversi, il suo corpo è abituato a combattere quelli della Terra e non quelli di Tersain» suppone Ehliana. «Ci sta suggerendo perché subisce la malattia con tanta intensità rispetto alla norma».
«Materiale interessante per i filosofeggiamenti astratti, ma non ci aiuta viste le premesse» commenta Hoping. «Ci serve una spiegazione che non tiri in ballo assurdità come altri mondi».
«Maestro, che ne pensate?» domanda Ehliana, rivolta ad Archeos.
Lui rimane zitto, fissando un Ethan tornato silenzioso. Poi…
«Che sia vero o falso, non cambia il risultato» dice. «Facciamolo immergere nell’acqua fredda, e speriamo di riuscire a contenerne la febbre».
La filosofa annuisce. Per un istante, lo sguardo le va al ragazzo, e la mente le si sofferma sulle parole di lui. Dentro di sé, ella prende in considerazione la folle idea che quanto affermato da Ethan sia vero.
Scuote il capo. Non può permettersi di seguire quel flusso di pensieri. Non ora. Anche se… non le dispiacerebbe, se non significasse porre ancor più a rischio la vita del giovane.
Adesso deve mettere in pratica ciò che è più sensato in frangenti come questo.
◊◊◊
Per quanto tentino di bloccare il salire della temperatura di Ethan, tutti i sistemi usati dai filosofi hanno solo effetti temporanei. La situazione va peggiorando, e quando iniziano a manifestarsi pure delle crisi convulsive, il caso del ragazzo viene presto classificato come disperato.
«Tentiamo lo shock ilectronico?» propone Hoping a un certo punto. «Una scarica a livello ipotalamico potrebbe…»
«Vuoi ucciderlo?» esclama Ehliana.
«Lo ucciderà la febbre, allora» ribatte il medico.
Archeos lascia i due a discutere e abbandona la stanza. Le conoscenze dell’uomo spaziano in molti campi, medicina compresa, dunque può permettersi d’insegnare la materia e di partecipare alle cure. Ma non è specializzato in quella disciplina, e comincia a fare un po’ fatica a star dietro alla crescente competenza di Ehliana e Hoping.
Grazie alla sua esperienza, può ancora aiutarli a non perdersi nei meandri delle possibilità. Tuttavia… in un caso come questo, in cui la filosofia nota non funziona, forse non può far altro che lasciarli vagare tra le ipotesi, nella speranza remota che trovino un’inaspettata soluzione.
Hoping è pragmatico… troppo, a volte. Ma è utile per superare i momenti in cui un cuore tenero potrebbe fare più danno che bene. Ehliana, invece… lei vede quel che lui, e molti altri, non si preoccupano nemmeno di considerare, ma riesce comunque a rimanere agganciata alla realtà.
L’uomo può solo augurarsi che ciò basti. Sulla Epos non ci sono filosofi specializzati in medicina che siano più bravi di loro.
Pensieroso, si dirige fuori dallo iatreo. Là, al margine del corridoio… trova Dawn.
«Come sta Ethan?» gli chiede la ragazza, appena egli le è di fianco.
È in apprensione: prima le hanno rifiutato di andare a trovare il giovane, visto che lui non è in condizioni di vedere nessuno. Archeos si chiede se conviene addolcire la pillola, omettendo quanto grave sia la situazione.
Decide che è meglio di no.
«A questo ritmo, potrebbe non reggere a lungo» afferma dunque, senza preamboli. «Inoltre, le persone che raggiungono la sua attuale temperatura e che sopravvivono manifestano, spesso, danni cerebrali».
All’inizio Dawn pare accogliere quelle notizie senza reazioni. Poi le sue labbra tremano.
«La mayea?» domanda. «Non avete provato? Raffreddarlo, magari, o…»
«Dawn, nelle sue attuali condizioni rischiamo di ucciderlo se ne forziamo l’abbassamento della temperatura» asserisce Archeos. «La mayea è troppo rude. Forse, solo un medico mayeutico di grande abilità potrebbe fare qualcosa. Ma a bordo non ce ne sono di così esperti, e nemmeno sull’isola qui vicino».
«Ma…»
Dawn abbassa il capo. Archeos le mette una mano sulla spalla.
«Coraggio» dice. «Possiamo ancora pregare. Forse…»
Di colpo, il sonno cala su di lui. Mentre la vista gli si sfoca, vede la destra della giovane puntata al suo petto. Alcuni simboli fluttuano fra le dita di lei.

Dawn… cos’hai in mente?
L’anziano si accascia lungo una parete, cedendo al sonno.
◊◊◊
Dawn s’introduce nello iatreo senza che nessuno la fermi. Un degente le indica la stanza dov’è stato trasferito Ethan, e lì si dirige la ribelle. Quando varca la soglia trova Ehliana e Hoping a discutere. Nel vederla i due s’interrompono immediatamente.
«Non si può entrare» asserisce il medico. «C’è il rischio d’infettarsi».
Dawn gli si avvicina senza dire una parola. Hoping è perplesso, e lo rimane anche quando la ragazza lo raggiunge e gli punta una mano al petto. Poi l’uomo comincia a vacillare, mentre il sonno ne conquista la mente.
La giovane si volge verso Ehliana e fa la stessa cosa. La donna pare aver capito cosa accade, ma non reagisce in tempo, e sia lei che il filosofo crollano seduti su delle sedie vicine. Così, entrambi si addormentano.
Dawn s’appressa al letto di Ethan. Il ragazzo è arrossato e con la pelle ricoperta di chiazze. La ribelle allunga una mano a toccargli il volto. Al che, inspira bruscamente: non ha mai sentito una temperatura tanto alta in una persona.
La giovane chiude gli occhi e alza la destra. Sulle sue dita si formano dei luminosi simboli di colore azzurrognolo. Leva anche il palmo sinistro, e lì si creano alcuni cerchi. Avvicina gli arti, e le figure si mescolarono, unendosi a creare una nuova combinazione di simboli dell’universo. La ragazza accosta le mani ad Ethan.
Sta per toccarlo, quando una mano le afferra il polso. Si volta: Ehliana l’ha bloccata.
«Ma tu…?» fa Dawn, sorpresa.
«Sono una maga, e so contrastare la mayea» dichiara la filosofa, ben sveglia. «Forza. Interrompi tutto».
Non c’era bisogno di dirlo. Rotta la concentrazione di chi li ha creati, i simboli si spengono uno dopo l’altro.
«Cosa volevi fargli?» chiede Ehliana.
Dawn distoglie lo sguardo senza rispondere.
«Se usi la mayea per abbassarne a forza la temperatura, rischi di mandarne in pezzi gli equilibri fisiologici» afferma la donna, mostrando come in verità abbia capito benissimo quali fossero le intenzioni della ragazza. «Il corpo umano non è così semplice: ci sono molti processi collegati fra loro, e toccarli senza cognizione di causa è pericoloso».
«Se non c’è altro modo…» replica Dawn. «Meglio rischiare il peggio piuttosto che…»
«Il gioco non vale la candela» ribatte Ehliana. «E poi, ho già provato a usare qualche mayea delicata, ma non sono servite».
«Allora cosa si può fare?»
Ehliana fissa Dawn. La ragazza ha un’espressione angosciata.
«Abbi fede in lui» la invita la filosofa. «Non lo dico tanto per. Hai sentito quanto è caldo, no?»
«Sì…»
«Ha superato da un po’ la temperatura alla quale la febbre uccide. Eppure è ancora vivo».
Dawn osserva il giovane.
«Ethan non è debole» sostiene Ehliana. «Lascialo combattere. Stiamo facendo ciò che possiamo per aiutarlo… il resto dipende dalla sua tempra».
Dawn abbassa il capo.
«Su» la sprona la filosofa. «Siediti».
E le indica una sedia. La ragazza la guarda, sorpresa.
«Per stavolta, faremo un’eccezione» dichiara Ehliana. «Se vuoi rimanergli accanto, fallo. Hoping dice che a stare qui c’è il rischio di infettarsi, ma non penso sia vero».
Dawn accetta l’invito e siede. Ehliana fa altrettanto, mettendosi a qualche metro da lei.
«Ci tieni a lui?» chiede.
«Io… sì» annuisce la giovane. «Mi sento responsabile per lui».
«Come mai?»
«Ethan cadde sul frammento dove vivevo io» racconta Dawn. «Era confuso: credeva di venire da un mondo differente, non riconosceva Tersain, e si stupiva per le cose più normali. Probabilmente arriva da un’altra nazione, ma non lo ricorda. Archeos mi ha detto che lui potrebbe ritenermi un punto di riferimento… perché, delle persone sulla Epos, sono la prima che ha incontrato da quando è a Maltia».
«E per questo ti senti responsabile?»
«Sì».
«Capisco. Senza dubbio appariva smarrito le prime volte che l’ho incontrato» concorda Ehliana. «Ma si vedeva che lottava per non lasciarsi sopraffare dalla situazione. E finora c’è riuscito».
«Sì».
«Non so da dove ha preso le sue conoscenze. Di sicuro all’inizio mi ha… “incuriosita” proprio per quel che sapeva» afferma la filosofa, esitando un attimo a metà frase. «Ma poi l’ho trovato una persona interessante. Mi piacerebbe conoscerlo meglio».
Dawn fissa la donna, perplessa di fronte a quella candida uscita.
«Beh» aggiunge Ehliana, lo sguardo che si perde, come se stesse riflettendo ad alta voce. «Credo che ci togliamo un paio d’anni. Spero di non spaventarlo col mio modo di fare. Sembra parecchio timido».
E ride. Dawn inarca le sopracciglia.
«Infatti» conferma. «È molto timido».
«Questo lo rende più carino» commenta Ehliana.

Dawn avverte le pupille della filosofa saettare ad osservarne il viso. Prima che i loro sguardi s’incrocino, la ragazza porta però gli occhi lontano da quelli della donna. Senza risponderle, guarda Ethan, che continua a giacere immobile a parte il respiro affannoso.
Zitto zitto, ma ne stai avendo di successo, eh?
Suo malgrado, la ribelle si scopre seccata. Se all’inizio è stata portata a prendersi cura del giovane spinta da un senso di responsabilità, la cosa ora è diventata… piacevole.
Non che non ne fossi felice all’inizio, ma ora mi è molto più evidente.
Per questo, di fatto, tutte quelle attenzioni al ragazzo da parte degli altri le danno la sensazione che le stiano togliendo il suo “protetto”.
Il silenzio cala sulla stanza, e lentamente sia Dawn che Ehliana scivolano nel sonno. Nessuna delle due sa se al risveglio troveranno il giovane ancora vivo.
◊◊◊
Ethan galleggia in un mare di nebbia. Non percepisce la terra sotto i piedi: quella coltre grigiastra lo avvolge da ogni lato, impedendogli qualsiasi visuale dell’ambiente circostante. Capta a tratti delle voci familiari, carpendo frammenti di frasi. Si sente stordito, ma di tanto in tanto emerge un po’ di lucidità a farlo ragionare. Sa di essere in una sorta di delirio, che confonde la realtà coi sogni impedendogli di fermarsi in uno dei due.
Intanto che il tempo continua a scorrere in modo indefinito, a un certo punto il ragazzo avverte una mano posarsi sulla sua spalla. Vorrebbe voltarsi, ma non lo fa. Sente, in qualche modo, che a nulla servirebbe.
«No, Ethan» ode dire da una voce sconosciuta. «Nessuno ti vuole male. Non ancora».
La nebbia vortica intorno a lui, mentre l’ululato del vento invade le orecchie dell’inglese. Questi riesce comunque a cogliere un’ultima frase dalla persona alle sue spalle:
«Abbi fiducia in te stesso. Io ne ho in te».
Poi la sua visuale si fa nera.
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Dawn si sveglia di soprassalto. Non è certa di cosa l’abbia disturbata, ma perde ogni traccia di sonnolenza quando guarda di fronte a sé. Seduto sul bordo del letto c’è Ethan. Per un istante la ribelle viene sommersa di gioia, emozione che però viene quasi subito sostituita dallo sconcerto. Gli occhi dell’infermo sono sbarrati, fissi in avanti. Lo sguardo è lucido e perso in chissà quale visione.
«Ehliana» chiama Dawn.
La filosofa si desta, e immediatamente scatta in piedi.
«Ethan!» esclama. «Che fai? Stenditi!»
Il ragazzo non reagisce a quelle parole. Piuttosto, poggia i piedi a terra e si alza. Barcolla e continua a scrutare il vuoto come un sonnambulo.
Dawn lo raggiunge.
«Ethan?» gli si rivolge, afferrandogli il braccio.
Attraverso il vestito sente il calore elevatissimo del corpo del giovane, tanto alto che addirittura la costringe a lasciarlo andare dopo alcuni secondi. Ignorandola, lui comincia a camminare verso la porta.
«Fermo!» fa Ehliana. «Dawn, aiutami…»
Afferrano il ragazzo, cercando di sopportarne l’alta temperatura. Provano a trattenerlo, ma quello persiste nel forzare la loro presa. Dawn è sconcertata: si sta rivelando più forte di lei. Eppure, Ethan non ha mai vinto in una prova di vigore con la ribelle.
«Hoping!» urla la filosofa. «Svegliati!»
Sulla sedia dov’è crollato, il medico si riscuote, guardandosi intorno nel cercare di realizzare cosa accade. Quando capisce, si alza e corre ad assistere le due donne.
«No, Ethan» dice. «Non puoi andare fuori… ma che ha?»
«Ancora delirio, credo» risponde Ehliana.
L’infermo seguita a insistere per uscire, mettendoci ancora più forza. Straordinariamente, riesce ad avanzare nonostante lo tengano in tre. Presto, devono mollare la presa a causa della temperatura del suo corpo.
«Seguiamolo» decide Ehliana.
«Ma è pazzesco! Come fa ad essere ancora vivo?» esclama Hoping.
Dawn raggiunge Ethan, che arrivato nella sala principale dello iatreo, si avvia verso il corridoio. Gli altri degenti li osservano nel buio, e alcuni dei meno gravi cominciano ad alzarsi per aiutare.
«Calma» li tranquillizza Ehliana, facendo loro segno di stare a letto.
«Ethan» chiama Dawn, parandosi davanti al ragazzo. «Svegliati, dai! Devi stare a letto!»
Il giovane muove le labbra come a risponderle.
«Che cosa?» fa la ribelle.
«Brucia» mormora lui. «Il dono».
E la supera, lasciando lo iatreo. Si dirige verso le scale, e attraverso esse prende a salire in direzione dei livelli superiori della nave. Dietro di lui vengono Dawn, Ehliana e Hoping.
«Che si fa?» chiede il medico. «Lo stordiamo?»
«Solo se necessario» temporeggia la filosofa.
Ethan giunge a una porta che dà sul ponte di coperta. La apre ed esce dall’aeronave.
I tre lo seguono anche lì. Fa un gran freddo.
«Non può stare fuori con questa temperatura» dice Dawn.
«Non credo sia un problema, con la febbre che ha» replica Hoping.
«Ehi!» grida uno degli uomini di guardia all’esterno. «Cosa fate qui?»
Ehliana raggiunge la sentinella per spiegare la situazione. Intanto, Ethan si dirige verso il centro del ponte. Lì si ferma, levando lo sguardo al cielo.
«Le stelle» parla con voce impastata. «Sono diverse».
Dawn rimane pochi metri alle sue spalle, senza proferir parola.
«Si spaccherà» prosegue il ragazzo. «Come anche questo mondo si spaccò».
«Tersain?» domanda la giovane.
«Il dono è restituito» dichiara Ethan, riabbassando il capo.
Si volta, trovandosi così di fronte a Dawn. Guarda verso di lei, ma i suoi occhi dicono che non la vede veramente.
«Che dono?» chiede ancora la ribelle.
«… infine giunga il giorno» continua il ragazzo, «e tu diventi il mio campione».
Alza le braccia, portando i palmi quasi all’altezza delle spalle.
«E tu diventi…»
È allora che Dawn se ne rende conto… di come il corpo del giovane sia illuminato da una luce che non proviene dalle stelle. Piuttosto, sembra irradiare dall’interno.
«Arriva…»
«Ethan?»
«Svegliati…»
«Ethan…!»
«ENERGHEIA!»
Quell’urlo la investe come un muro di vento. Risuona sulle pareti delle strutture del ponte, espandendosi nell’aria con forza spaventosa. Una specie di lampo esplode per un istante dal ragazzo… e subito a seguire, cala l’oscurità. Ogni luce nei dintorni si spegne, e anche quelle sul frammento vicino.
Dawn barcolla all’indietro, sentendosi stordita. Tutt’a un tratto, l’aria fredda della notte si è riscaldata.

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Amathia (Maltia)
Nello stesso istante
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A una grandissima distanza da dov’è ormeggiata la Epos, fluttua l’isola sulla quale sorge la parte centrale di Amathia. Lì si trova l’ammiraglio Pandromio, che in questo momento dorme in casa propria.
Di colpo l’uomo apre gli occhi. Ha avvertito un’improvvisa esplosione delle forze che percepisce da quando è entrato in contatto con un manufatto dei Profeti Stellari.
Si alza a sedere sul letto, guardandosi intorno. Sente ancora quell’incredibile energia riecheggiare nella distanza. Un brivido lo scuote per un attimo: da qualche parte è successo qualcosa di straordinario, anche se non sa con esattezza cosa.

