Energheia – Capitolo 40: Reminiscenze

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Epos (Maltia)

2 dicembre 2355

42° giorno di Ethan a Tersain

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Immediatamente dopo il misterioso evento generatosi intorno ad Ethan, sulla Epos e sull’isola alla quale l’aeronave è attraccata esplode un gran trambusto. Molti degli uomini sul ponte rivolgono le proprie armi contro il ragazzo, mentre le sentinelle scrutano frenetiche il cielo, temendo un attacco della Repubblica.

L’intero equipaggio, svegliato dall’urlo sovrumano del giovane, si mette in stato d’allerta. Il capitano fa mobilitare gli uomini, dopodiché raggiunge il ponte di coperta con un gruppo di combattenti. Intanto, dal frammento vicino si vanno alzando numerosi velivoli, che iniziano a sondare i dintorni alla ricerca di nemici.

«I motori laterali sono freddi» fa rapporto un uomo, raggiungendo il capitano. «Ci vorrà un po’ per avviarli».

«Perché non erano in combustione lenta?»

«Lo erano, ma si sono spenti di colpo, proprio come i generatori di ilectron».

Una volta nella zona dove si trova Ethan, il capitano lo fa circondare. Il ragazzo è caduto in ginocchio, lo sguardo rivolto a terra. Accoccolata vicino a lui c’è Dawn, che lo cinge come un bambino mentre urla agli uomini nei paraggi di abbassare le armi. Lì vicino, anche la filosofa Ehliana invoca la calma.

«Cos’è successo?» chiede Martin Young, avvicinandosi.

«Il ragazzo ha usato la mayea, credo» afferma Hoping, l’unico altro filosofo presente. «Parrebbe aver estinto ogni fonte di luce nei dintorni, e non solo».

«È in preda al delirio» interviene Ehliana. «Non si rende conto di quel che fa».

«So della sua malattia» replica il capitano, appressandosi ad Ethan e Dawn.

Scruta le due figure. Il ragazzo è accasciato sulla giovane. Tiene gli occhi chiusi e ansima leggermente. Dawn seguita ad abbracciarlo con fare protettivo, guardando il capitano di sottecchi.

«Ethan» chiama il capitano. «Ethan Knight?»

Nessuna reazione.

«Ha bisogno di tornare dentro» dice Dawn. «Il suo corpo si sta raffreddando in fretta».

Martin alza lo sguardo. La temperatura negli interni della Epos è aumentata di colpo dopo che il grido sovrumano è echeggiato, e lo stesso pare essere accaduto all’esterno, anche se le correnti stanno già spazzando via l’aria calda.

«Portatelo nello iatreo, ma continuate a tenerlo d’occhio» ordina il capitano.

Alle sue spalle vede accorrere Aimond Lacelet.

«Archeos» chiama Martin. «Accompagnali».

Poi abbassa la voce e aggiunge:

«Hai sentito il grido?»

«Sì» annuisce il vecchio. «Energheia».

«Già».

Dawn riesce a far sollevare Ethan, e prende a guidarlo nell’aeronave. A parte Ehliana, non permette a nessuno di avvicinarsi al ragazzo. Quest’ultimo non pare del tutto privo di sensi, poiché in qualche modo muove le gambe per assecondare la ribelle… ma neppure mostra altri segni di coscienza.

Che diavolo sta succedendo? si domanda il capitano, grattandosi la testa.

◊◊◊

Fatto adagiare Ethan nel letto della sua stanza allo iatreo, Archeos convince le guardie che accompagnano il gruppo a uscire, e chiude la porta. Si rivolge, dunque, ai presenti. Hoping ed Ehliana guardano inquieti il giovane malato, mentre Dawn persevera nel rimanergli accanto, scrutandone in continuazione il volto nuovamente assopito.

Dal suo straordinario grido, non una parola ha lasciato la bocca del ragazzo.

«Allora» comincia l’anziano. «Dawn, hai combinato qualcosa?»

La ribelle lo fissa con l’aria di non capire.

«Mi hai messo a dormire tu, prima» afferma il vecchio. «Che hai fatto, dopo?»

Ehliana osserva prima il filosofo e poi Dawn. Quindi pare comprendere cosa accade.

«Oh, ha usato la mayea di sonno anche su di voi, maestro?» chiede.

«Anche?»

«Ha steso Hoping e quasi me» spiega la donna.

«Ah, è per questo che dormivo?» fa il medico, stupito. «In effetti, il suo volto era l’ultima cosa che ricordavo».

A quanto pare, al contrario della collega, lui non si è affatto reso conto di quel che gli ha fatto la ragazza.

«Comunque, maestro, Dawn voleva solo provare una mayea per far abbassare la febbre ad Ethan» spiega Ehliana. «Non c’entra con quanto è accaduto poco fa».

«Allora raccontate, affinché comprenda» esorta l’anziano. «Mi sono appena risvegliato in uno sgabuzzino. Sono poco aggiornato sugli eventi».

«Beh…» fa Ehliana, guardando Dawn.

Quest’ultima abbassa un attimo lo sguardo. Poi comincia a riferire. Archeos ascolta in silenzio cos’ha fatto e detto Ethan nel suo delirio.

Alla fine, il filosofo si rivolge a Ehliana, che intanto ha valutato le condizioni del malato.

«Come sta?» le chiede.

«La febbre è scesa moltissimo» risponde la donna. «Tutti i sintomi si stanno attenuando. C’è… ah, è assurdo… c’è persino un miglioramento dell’infiammazione intorno alla ferita».

«Continua a monitorarlo» ordina l’anziano.

«Credo che, a questo punto, potrei intervenire con la mayea» propone Ehliana. «Finché c’è un’apertura nella malattia».

«Molto bene. Lo affido a te».

Con tali parole, Archeos abbandona la stanza. Nemmeno si prende la briga di rimproverare Dawn per le sue azioni, cosa di cui ora come ora non sembra importare a nessuno.

Ehliana guarda Ethan, dopodiché si rimbocca le maniche e allarga le braccia. Lungo la sua pelle appaiono dei simboli dell’universo.

«Primo cerchio» dice.

Sopra al giovane si materializza un circolo di figure unite da linee luminose.

«Secondo cerchio».

Un altro circolo appare poco più in là.

Cos’è accaduto, poco fa? i pensieri prendono a scorrere nella mente della donna. Quel fenomeno… che razza di mayea era mai? Era così estesa… potente. Eppure, non ho visto simboli dell’universo, né riconosciuto neanche lontanamente il tipo di mayea.

Non che Ehliana si consideri una maga esperta. Tutt’altro. Ha standard severi nel giudicare la competenza in una materia, e sa bene di essere lontana dal rispettarli in quell’ambito. Ma ritiene comunque di avere almeno un’idea generale delle mayee esistenti. Quella, tuttavia…

No… non devo pensarci ora. Ho un compito da portare a termine: non posso sprecare quest’occasione, o sbagliare la procedura e far del male ad Ethan.

Anche l’improvviso calo della febbre del ragazzo, così come il ridursi repentino degli altri sintomi di infezione, è anomalo. Ma quale che sia la ragione, il suo organismo è riuscito da solo a tornare a uno stato più vicino alla normalità, il che vuol dire che la filosofa non deve più temere di alterarne gli equilibri interni riducendo a forza la temperatura. Può, anzi, abbassarla un altro po’ e impedire che salga di nuovo, intervenendo direttamente sui centri che controllano la febbre.

Dawn osserva con apprensione mentre la filosofa si adopera per aiutare Ethan. Ci vuole un po’…

… ma alla fine, Ehliana dissolve la mayea e tocca la fronte del giovane. Allora, sorride alla ragazza.

«Ha funzionato?» chiede Dawn.

«Dovrei aver fatto sì che la crisi non si riacutizzi» risponde l’altra.

«Come?» domanda Hoping.

«Il corpo stava reagendo» si limita a spiegare Ehliana, troppo stanca per scendere nei dettagli, «ed io l’ho incoraggiato».

Dawn guarda il volto di Ethan. L’arrossamento è diminuito parecchio, e le chiazze sparite. Anche il respiro è, ora, ben più tranquillo.

«Ci ha dato parecchio da pensare» commenta la filosofa. «Non sapevo fosse un mago».

«Odio quando i magi delirano» dichiara il medico. «Fortuna che a bordo ne abbiamo pochi».

Ehliana scruta il collega per alcuni secondi, a ponderare se replicare.

Detto quando nella stanza ci sono diversi magi, te compreso, suona un po’ strano è il pensiero che si trattiene dall’esprimere.

Poi distoglie lo sguardo per fissare Dawn: la ragazza ha un’aria pensosa mentre continua ad osservare il giovane addormentato.

Sul volto di lei, la filosofa ha come l’impressione di scorgere un misto di preoccupazione e…

… diffidenza? Possibile? Ma perché mai?

◊◊◊

Mi sveglio il mattino seguente. Ho solo vaghi ricordi del periodo durante il quale sono stato febbricitante, come su quanto ho combinato al culmine del delirio.

Eppure, qualcosa pare essermi rimasto.

«Ho sognato» spiego ad Archeos, quando questi viene a trovarmi. «E credo di avervi sentiti parlare… forse ho persino risposto».

«In effetti, è così» conferma il vecchio. «Hai idea di cosa stavi dicendo mentre deliravi?»

«Ti chiedi perché abbia nominato Energheia?» domando, stringendo il braccio sano su un termometro che tengo sotto l’ascella. «Magari ho detto una parola a caso. Anche se…»

«Cosa?»

«Devo averla sognata e dimenticata, perché ho come una sensazione residua al riguardo».

«Di che tipo?»

«Non è abbastanza chiara, mi spiace».

«Altre sensazioni particolari?»

«Beh, forse… ma perché mi chiedi tutto ciò? Non credo abbiano importanza, i miei deliri».

Archeos non replica subito. Pare riflettere su cosa va risposto.

«Diciamo che hai fatto qualcosa di davvero insolito» afferma poi. «E forse potremmo capire di che si tratta valutando quanto ti è accaduto intanto che deliravi».

«Sarà…»

Sembra stia un po’ evitando di rispondere… di sbilanciarsi. È chiaro che qualcosa in mente ce l’ha, ma ancora non vuole condividerla. Sempre che non abbia proprio il preciso intento di nascondermela.

Diamine, l’ho combinata proprio grossa, stanotte. Non immaginavo che la febbre potesse portarmi a fare cose come quelle che mi hanno raccontato. Sono confuso quanto i ribelli su ciò che mi è successo.

Vorrei ricordarmelo bene… specie la parte nella quale ho usato la mayea. Dev’essere stato… impressionante.

«Allora… le stelle, qui, sono diverse rispetto a quelle del mio mondo» comincio. «Devo averci fatto caso durante il delirio. Presumo dipenda dalla leggenda sulla Frammentazione: gli astri cambiarono quando ci fu il cataclisma, giusto?»

«Questo è quanto si narra» annuisce Archeos.

«Vediamo… già lo sospettavo, ma sono sempre più convinto che prima della Frammentazione questo mondo fosse molto simile alla Terra, con alcune differenze come l’esistenza della mayea. È stato il Mastodontico Sfaldamento a cambiare tutto… compreso il cielo».

«Ma di cosa parli?»

«Mi hai chiesto cosa mi è rimasto in testa, no?» faccio. «Sono ipotesi, ovviamente».

«Che altro?»

«Dunque… mi torna alla mente il fulmine che mi ha colpito prima che mi risvegliassi qui» mi sforzo di far emergere i ricordi. «Credo sia il responsabile del mio arrivo… ma al contempo, non lo è. Forse è un cofattore».

Fisso Archeos.

«Sembra che la mia mente abbia lavorato nel sonno» dichiaro con un sorriso.

«Lavorato, eh?»

L’impressione è proprio quella: che il mio cervello non sia rimasto con le mani in mano, durante il delirio. Che si sia trattato di ragionamenti, intuizioni, o chissà che altro è impossibile dirlo, poiché non ho memoria dei percorsi che ho seguito… solo del risultato: una serie di concetti che, ora, mi affiorano in modo naturale dalla mente.

È così strano… un po’ come tutto il resto. Però… non so, sono piuttosto tranquillo, al riguardo. Non lo capisco, ma nemmeno mi preoccupa. Magari è perché mi sento molto meglio rispetto a prima, e per il momento mi basta questo.

Il filosofo si raddrizza sulla sedia.

«Chissà che non fossero deliri profetici» dice.

«Mayea divinatoria?»

«Non mi riferisco a quella. Ma lascia stare, ho fatto una considerazione stupida».

Archeos si alza.

«Riferirò al capitano» m’informa. «Mi raccomando: riposa e recupera in fretta».

Quando l’anziano se n’è andato, io mi massaggio il mento con fare pensoso.

Pare siano rimasti molto colpiti dal mio delirio. Sarà perché ho citato Energheia e un certo dono? O forse è per la mayea con la quale ho spento tutti i fuochi e gli apparati elettrici?

Mi stiracchio. Ad ogni modo, sto davvero molto meglio, a parte un modesto dolore al braccio. Inoltre, fin dal risveglio ho addosso una bella sensazione di rilassatezza, non tanto fisica quanto mentale.

Chissà da cosa dipende…

Mi si avvicina Ehliana.

«Su!» dice lei. «Dammi il termometro».

Mi tolgo l’apparecchio da sotto la maglietta e lo fisso. Poi lo do alla filosofa.

«Quasi niente febbre» decreta la donna. «È sorprendente che tu stia così bene, a vedere com’eri messo ieri».

«Merito della tua mayea, no?» osservo.

«Oh, no, io ho solo aiutato un processo già in corso» spiega Ehliana.

«Intanto mi hai portato alla quasi guarigione» replico. «Grazie… per tutto».

La filosofa sorride, uno scintillio che le balugina negli occhi rossi.

«Poi ringrazia anche Dawn» raccomanda.

Mi passa una mano sui capelli, in una sorta di carezza. Quindi si allontana per disinfettare il termometro.

Dawn, eh?

Non ne sono del tutto sicuro, ma ho la sensazione che la ragazza si sia trovata vicino a me mentre deliravo. Di certo, continuo ad avvertirlo nelle narici… l’odore della ribelle. Lo conosco a causa dei contatti durante gli allenamenti, e ora seguita a rimanermi impresso nell’olfatto.

Sarebbe imbarazzante dirlo in giro, ma è uno dei fattori che mi mettono di buon umore. Perso nei miei pensieri, di solito sono poco propenso a dar retta ai miei sensi, ma ho comunque iniziato ad associare quell’odore a una serie di sensazioni positive che la ragazza mi dà. Per questo, il percepirlo tanto intenso mi fa sentire bene.

Che seccatura penso, guardandomi il braccio rotto e steccato. Ne avrò per almeno un mese.

Alla mente mi torna la strana rapidità con la quale è scomparsa l’ustione al mio polso. Da alcune affermazioni di Ehliana mi pare di capire che, anche stavolta, ho avuto una singolare ripresa, che ha riguardato l’infiammazione e la febbre.

Mi viene spontaneo chiedermi se ci sia una correlazione… e magari, una regola dietro queste misteriose guarigioni.

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Epos (Maltia)

5 dicembre 2355

45° giorno di Ethan a Tersain

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Tre giorni dopo, vengo dimesso. In realtà, già prima stavo benino, ma mi hanno tenuto a letto più del previsto per prevenire ricadute.

Sia pure col braccio steccato, sono potuto tornare ad aiutare Archeos nel lavoro, e finalmente sono riuscito ad andare a vedere con Nipria il motore della Epos. La giovane è venuta a trovarmi ogni giorno durante la degenza. Le sono grato per tali attenzioni, ricevute solo in famiglia quando mi trovavo sulla Terra.

Lì ero una persona piuttosto sola rifletto, intanto che osserviamo un possente marchingegno luminoso, nucleo del propulsore principale dell’aeronave. Qui, invece, è l’esatto contrario.

Non immaginavo di poter apprezzare tanto la compagnia.

Però… chissà che ne è di Dawn…

A parte una sporadica visita, la ribelle non si è più fatta vedere. Sono perplesso al riguardo, e non posso evitare di pensare che mi stia in qualche modo evitando.

Ero così spaventoso, mentre deliravo?

Dunque prendo una decisione: terminato il giro con Nipria, raggiungo la cabina di Dawn e busso. Poiché non risponde nessuno, mi dirigo alla stanza dove io e la giovane ci alleniamo. La trovo che si esercita a usare la mayea: col suo bastone abbandonato a terra poco più in là, la ragazza crea strutture di ghiaccio fra le mani, facendole brillare di luce interna.

«Dawn?»

Sentendosi chiamare, la ribelle si volta. Pare sorpresa.

«Ciao» dice.

«Fai esercizio?» chiedo.

«Già… e tu?»

«Torno adesso da un giro con Nipria» rispondo, stringendomi nelle spalle.

«Bene… spero ti sia divertito» sorride la ragazza.

Mi pare di percepire qualcosa di strano nell’espressione di Dawn. Anzi, è il suo intero atteggiamento ad essere insolito, fin da quando mi sono fatto vivo.

«Tutto bene?» le domando.

«Ma certo! Perché?»

«Non so… non ti ho vista di recente, e quindi…»

«Scusa» fa lei, spostando lo sguardo altrove.

«Perché?»

«Ecco…»

Una breve pausa. Poi, dopo un rapido sospiro, come a darsi coraggio…

«In realtà, ho pensato che tu potessi aver usato una mayea mentale su di me» spiega Dawn, sorridendo con fare imbarazzato. «Intendo, quando deliravi».

«Cosa? E perché mai?» chiedo io, stupefatto.

«Beh… subito dopo che hai fatto spegnere tutte le luci, mi sono sentita strana. Poi…»

Continua a guardare da un’altra parte.

«Cosa?»

«Niente… semplicemente, ero un po’ troppo protettiva verso di te».

Fa una risata nervosa.

«Diciamo che mi è sembrato insolito… sai com’è, non sono la tipa» afferma.

Ok… questo è bizzarro a sentirsi. Ad ogni modo, è chiaro che per lei è una cosa importante.

«Non capisco dov’è il problema» replico, perplesso. «Fra l’altro, non eri scettica sul fatto che la mia sia mayea?»

«Sì… infatti la mia era una paura stupida».

«Stupida sì, però le davi retta!»

Sorrido.

«Scema».

«Oh, ma insomma!» sbotta Dawn, gonfiando le guance. «Sei venuto a darmi fastidio? Potevi rimanertene con Nipria, o magari Ehliana, a quel punto».

E loro che c’entrano?

«Forse sì… ma ero preoccupato, non vedendoti da giorni» dichiaro, avvicinandomi.

«Preoccupati per te stesso».

Dawn si abbassa e raccoglie il bastone, per poi puntarmelo contro.

«Avevo detto che ti avrei riempito di botte» afferma. «Prima di darmi della stupida, dovrai rispondere delle tue azioni idiote e pericolose».

Finalmente comincio a riconoscerla…

«Anche se sto così?» domando, alzando l’arto steccato.

Come risposta, Dawn muove il bastone in un veloce attacco al mio braccio sano. Io alzo una mano, afferrando al volo l’arma. Lo schiocco dell’impatto riecheggia nella stanza.

«Troppo piano» sorrido. «Non fare queste finte, ormai lo capisco quando stai attaccando sul serio e quando no».

«Solo perché te lo permetto» ribatte la ribelle.

«Ah, sì?»

D’improvviso, la sua sicurezza mi fa venir voglia di farla vacillare un po’. Così, per curiosità. E decido che, per farlo, forse è giunto il momento di mostrarle qualcosa.

Lascio il bastone, quindi alzo e abbasso il braccio destro in due rapidi movimenti, aiutandomi con tale gesto a concentrarmi. Subito a seguire stringo il pugno, e poi lo riapro lentamente. Dawn indietreggia d’istinto: fra le mie dita si sta creando una luce rossastra.

«Ma cosa…?» sgrana gli occhi la ribelle.

L’istante successivo… una fiammella guizza sul mio palmo.

Thanks For Reading! Thomas: Dawn non è una tsundere, ma a volte un pochino lo diventa. Elena (illustratrice): Beh, se la metti così, anche Ethan lo fa. Ma lo tsundere vero, qui, è solo e soltanto Antony. Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

Lasciami una reazione!

Sarei felicissimo di sapere cosa ne pensi del capitolo!

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