Energheia – Capitolo 42: Perdita

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Epos (Maltia)

6 dicembre 2355

46° giorno di Ethan a Tersain

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«A-ehm…» fa Jervis, il primo a riprendersi dalla sorpresa. «Sembra che qui sia… occupato».

Io sto fissando Dawn, senza sapere che pensare. Lei ricambia lo sguardo, alquanto sbalordita. Riguardo a Nipria, ella lascia andare la mia mano, all’improvviso paonazza.

«Che… fate qua?» chiedo.

«Sarebbe meglio dire… cosa avremmo dovuto fare» replica Jervis. «Ma sembra che ci siate già voi».

«Dovevo mostrargli come si lotta» interviene Dawn, lasciando il mio sguardo. «Visto che lui mi insegna a usare le armi da fuoco».

«Non vi dispiace andare da qualche altra parte, no?» aggiunge il ribelle. «In fondo, questa è più la stanza di Dawn che la vostra, ed è troppo grande per certe faccende adolescenziali».

Naturalmente, ha interpretato la situazione in cui ci ha trovati nella maniera più scomoda. Ma ciò m’interessa solo in parte… in verità, sono ben più impegnato a riprendermi dallo smarrimento.

Io… non mi aspettavo che Dawn avrebbe portato Jervis qui. Proprio in questa stanza…

«D’Arcady» prorompe Nipria, diventando ancor più rossa. «Smettila di dire idiozie…»

«Idiozie?» ripete il ribelle, con un sorriso. «Suvvia, ho forse visto male?»

«Io… tu…»

La geniera fa un bel respiro. Quindi ribatte:

«Queste cose non ti riguardano. Pensa ai fatti tuoi».

«Lo sto facendo» afferma lui, e posando un braccio sulle spalle della giovane al suo fianco prosegue: «Sono qui per vedere Dawn, non certo voi. Magari qualche sua mossa col bastone».

Socchiudo gli occhi, sentendomi ribollire gli acidi nello stomaco. Non so nemmeno io cosa mi sta disturbando di più; dentro di me, avverto un miscuglio di emozioni diverse accavallarsi e lottare per avere il sopravvento. Il modo di fare di Jervis… le sue scelte di parole… il fatto che sia qui con Dawn… quel maledetto braccio con cui la tocca… provo stizza e senso d’impotenza a tale scena, perché in verità la ragazza non sta mostrando alcun disagio, dunque devo pensare che non le dispiaccia.

Se lei avalla il comportamento di questo tizio… io non posso lamentarmene. Il fatto, però, è che… vorrei lamentarmene. Eccome.

Com’è possibile che m’innervosisca tanto?

«Ma sentiti!» sbotta Nipria, marciando incontro a Jervis. «Credi di darmi fastidio col tuo atteggiamento? Sì, me lo dai, ma non nel senso che vorresti tu! Fai pure il bellone, con me non attacca!»

«A quell’età vi montate la testa, eh?» ride lui. «Mi spiace, più giovani vanno bene, ma tu lo sei un po’ troppo, ragazzina mia».

Ancor più, la mia irritazione cresce. E non succede solo a me…

«Tu…!»

La geniera esplode, e cerca di colpire il ribelle con un calcio. Jervis si para senza difficoltà. Lei sta per riprovarci…

… quando un attacco di tosse la blocca. Si piega su se stessa. Ancora è ancora, per qualche secondo il suo corpo viene scosso da forti sussulti. Poi, appena si è ripresa un attimo, scappa in corridoio.

«… Nipria» faccio, riscuotendomi.

Perché è corsa via? Forse, sta davvero male. Dovrei… devo controllare.

Andandole dietro, passo di fianco a Jervis. In quel momento…

«Ecco, bravi» dice il giovane. «Ci servirà spazio, qui».

Mi blocco di colpo. Ancora accanto al ribelle, giro un poco la testa in modo da fissarlo con la coda dell’occhio. Lì mi trovo davanti una scelta: cedere all’improvviso impulso di tirargli il pugno più forte che mi riesce, oppure seguire Nipria, la cui tosse con successiva fuga mi ha preoccupato.

Assurdo. Come posso avere un desiderio tanto violento? Non mi ci riconosco proprio! Ma in questo momento nemmeno m’importa.

«Che c’è, giovanotto?» chiede Jervis.

Dentro di me, una breve e intensa lotta ha luogo. Mi sento come se, andandomene, lascerò che le cose vadano avanti come devono… lascerò che Dawn si allontani da me. Ecco, cosa mi dà maggior disagio: io… ho l’impressione di starla perdendo, lasciandola con quel tizio. Ma… è lei che si accompagna a Jervis. La scelta è sua, ed io… non sta a me fare qualcosa al riguardo, se non accettare quel che sarà.

Così, alla fine, distolgo lo sguardo… ed esco dalla stanza. Odo la porta chiudersi alle mie spalle, e con quel suono avverto una stretta al cuore e un pesante senso di perdita. Forse potrei ancora tornare indietro… ma proseguo a camminare nel corridoio, partendo quindi a correre per raggiungere la geniera.

Scopro di averla persa. Allora muovo rapido verso gli alloggi e busso alla cabina della ragazza.

«Nipria!» chiamo. «Sei qui?»

Sento un po’ di trambusto, e poi la ribelle apre la porta.

«Ethan?» fa, vedendomi.

«Tutto ok?» le domando io.

«Oh, non preoccuparti!» ride la giovane. «Quello mi fa infuriare! Ho esagerato e mi sono soffocata da sola».

«Non è da te scappare così» osservo. «Sicura di star bene?»

«Sì, sì, tranquillo!»

Mi guarda sorridendo.

«Grazie per esserti preoccupato!»

La fisso ancora qualche secondo. Non so… il suo sguardo non mi convince del tutto. Ma non posso nemmeno insistere.

Allungo un braccio e le batto la mano sul capo.

«Andiamo: è ovvio che mi preoccupi» affermo. «Fai tanto la dura che non mostreresti mai se hai un problema».

«Ti do quest’impressione?» chiede la geniera.

«Un po’… ma più con gli altri. Con me non sfoggi molto la scorza».

«No» ammette Nipria.

Nei suoi occhi non c’è più la strana espressione che le ho visto prima. Cos’è successo, in quel momento, quando a lungo i nostri sguardi si sono incontrati? Una parte di me, in verità, un’idea ce l’ha… una certa possibilità. Ma non mi sento di considerarla seriamente. Non può essere davvero quello… o sì? Io… mi sto, forse, prendendo in giro da solo, ignorando segnali tanto forti? O è il contrario, e tali segnali sono solo nella mia immaginazione? Quale delle due è corretta?

Prima, lei… stava per…?

Il pensiero muore lì dov’è. Questo poiché non è abbastanza forte; non riesce a vincere contro un altro flusso di emozioni molto più intenso, che mi accompagna da quando ho lasciato la stanza degli allenamenti.

Volgo gli occhi nella direzione dalla quale sono venuto. Il mio sguardo si perde.

«Ethan?» fa la geniera.

«Scusa… pensavo che quel Jervis non mi piace per niente».

«È un imbecille e un cascamorto!» esclama la ragazza, infervorata. «Mi irrita tutte le volte che lo incontro. Va bene che è di bell’aspetto, ma non vedo come ciò basti a farlo apprezzare… a me dà soltanto sui nervi».

«Già…»

«Di recente sta spesso con Dawn. Non so se anche lei gli va dietro… se è così, non la capisco proprio».

Sembra che per il tempo in cui ero degente Dawn stesse con lui. Ecco perché non la vedevo… come mai mi ha raccontato quella storia della mayea d’influenza mentale?

In fondo al cuore, mi sento molto triste. Ancor più forte, avverto un abisso allargarsi fra me e la ragazza che mi ha affiancato fin dal mio arrivo a Tersain.

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Epos (Maltia)

7 dicembre 2355

47° giorno di Ethan a Tersain

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Jim cammina veloce lungo il corridoio, diretto alla mensa. È stanco e affamato dopo l’ennesimo turno ai motori della Epos. Anche se la nave non è in viaggio, per mantenerla pronta a partire le caldaie sono in regime di combustione lenta. Consumano poco, ma serve comunque qualcuno a spalarvi carbone ogni tanto, e questa volta Jim è da solo per tutta una sala macchine.

Ho finito per faticare più di quando siamo in viaggio e lavoriamo a una caldaia ciascuno.

È quasi alla mensa quando vede due persone uscirne. Sono Dawn e Jervis.

Jim s’acciglia.

Quell’idiota di Ethan lascia proseguire questa storia?

Quando sta per incrociarli, con ulteriore sgomento e disappunto vede Jervis che mette un braccio sulle spalle di Dawn frattanto che i due chiacchierano. Si sente montar la rabbia come se gli fosse stato fatto un torto personale.

«Ehi…» parla, parandosi di fronte alla coppia.

«Mh?» fa Jervis, guardandolo perplesso. «Che c’è?»

«Tu, caro mio, ti stai prendendo troppe confidenze con Dawn» afferma Jim, fissandolo torvo.

«Eh?» ride Jervis. «Caspita! Sei un suo spasimante? Sei un po’ piccolino, mi pare».

«Non io, stupido pavone!» replica il ragazzino. «Ma quell’altrettanto idiota del mio amico Ethan: c’è prima lui di te!»

«Aspetta, aspetta…» alza lo sguardo Jervis, mentre fa per ricordare. «Ah, già… il giovanotto col braccio rotto».

Torna a guardare Jim.

«Beh? Sei sicuro di quel che dici? Non sembrava farsi troppi problemi».

«Oh, sì che se li fa, e potrebbe farli anche a te, se volesse» dichiara Jim. «Purtroppo è un pesce lesso, e non difende quel che è suo».

«Questi discorsi su proprietà e mettersi in fila sono un po’ strani, non trovi?» osserva Jervis, e sorride a Dawn. «E poi, chi sta facendo nulla?»

Ridacchia. Dal canto suo, la ribelle appare perplessa.

«E tu caschi così?» la apostrofa Jim.

«Ma… non capisco» la ragazza batte le palpebre sorpresa.

«Andiamo, amico, facci passare» aggiunge Jervis, facendogli segno di spostarsi. «Questo tipo di giochi non ci diverte, alla nostra età. Magari falli coi tuoi coetanei».

Jim gira la testa a fissarlo.

«Quindi la metti così?» risponde.

E senza alcun preavviso si avventa al busto del giovane. Riesce a sferrargli un pugno allo stomaco, ma poi viene raggiunto da un colpo in faccia. Sente il naso piegarsi dolorosamente, prima di esser spinto all’indietro per sbattere su un muro. Là perde l’equilibrio e s’accascia.

«Guarda!» sbotta Jervis, un po’ ansimante. «Me l’hai proprio fatto scappare, eh?»

Dawn si affretta a raggiungere Jim. Questi sente qualcosa scorrergli sulle labbra. Si tocca e fissa le proprie dita: perde sangue dal naso.

«Aspetta… fatti vedere» dice la ribelle, prendendogli il viso fra le mani.

«Mi pare di capire che per oggi ritardiamo, eh?» fa Jervis, con tono esasperato. «E va bene. Quando hai finito col ragazzino, mi trovi in armeria».

Jim contrae i muscoli, pronto ad alzarsi per attaccare di nuovo, ma la presa di Dawn si fa più ferma. La fissa: lo sguardo di lei gli dice di stare buono.

Una volta che Jervis si è allontanato, il “ferito” guarda da un’altra parte e sbuffa. La giovane mette un fazzoletto a bloccargli il flusso di sangue dal naso, e lo costringe a piegare la testa in avanti.

«Hai esagerato» afferma la ribelle. «Perché attaccarlo così?»

«Gome, becché?» fa lui, le parole rese di difficile comprensione dalla pressione di Dawn sul suo naso dolorante. «Guello m’ha inzuldado… e boi…»

«Aspetta, aspetta… fra un minuto ti libero e potrai parlare decentemente».

Una volta che Jim ha il naso più o meno funzionante, riprende a dire:

«Quello mi dà fastidio: arriva e prende a metter casino fra te ed Ethan».

«Ma che casino e casino?» replica Dawn.

«Oh, ma a te non importa?» sbotta Jim. «Ad Ethan non sta piacendo tutto questo».

«Ma… si è lamentato di qualcosa?»

«No. Lui fa finta di nulla. Ecco perché devo agire io al posto suo» proclama il ragazzino.

Fissa la giovane.

«Ma ho capito che tipo è» aggiunge. «Sono sicuro che gli dà noia. Tu sei la persona a cui tiene di più, qui: ne sono certo».

Dawn sorride e gli dà qualche colpetto sulla guancia.

«Come siamo sensibili» scherza. «Non ti facevo tanto attento ai sentimenti altrui».

«La gente mi sottovaluta» dichiara Jim, con fare orgoglioso.

«Già» ride la ribelle. «È sicuramente così».

◊◊◊

«Ma che hai fatto?» esclamo, nello scorgere Jim.

Il giovane è appena entrato nella mensa. Ha il naso gonfio, come se avesse preso una brutta botta in faccia.

«Un paio di pugni con Jervis. Niente per cui tu debba fare tanto macello» risponde Jim, guardando altrove. «Hai visto quei due?»

«Chi?»

«Dawn e Jervis, ovvio!»

«Oh…»

Abbasso lo sguardo. Li ho visti sì: sono stati tutto il tempo a un tavolo lontano dal mio. La ribelle non mi ha neanche notato, ed io ho deciso che preferivo non andare a salutarla. Poco fa, i due sono andati via.

«Aspetta…» dico a un tratto. «Pugni? Perché?»

«Ne fai di domande sceme! Perché quello ti manca di rispetto!»

Jim si batte il pugno sul petto.

«Se i miei amici non si fanno rispettare da sé, tocca a me prendermi l’onere».

«Non mi ha insultato…» osservo.

«Lo stare con Dawn è un’offesa nei tuoi confronti, e tu non dovresti tollerare la cosa. Se non per orgoglio, almeno per amore».

«Ancora con questa storia…»

«Ehi…»

Jim si picchietta il naso gonfio.

«Me lo son fatto per te» afferma. «Non minimizzare o negare le cose, o tiro un cazzotto pure a te».

«Sembra che alla gente piaccia farlo» commento, pensando ai pugni che ho ricevuto da Antony e Dawn. «Ho una tale faccia da schiaffi?»

«No, ce l’hai da pugni, e sonori anche» dichiara Jim. «Datti una svegliata, o finirai per farti togliere tutto».

Che parole familiari penso. Sì… me le ha dette il direttore di quel centro ricerche, il giorno in cui mi ha colpito il fulmine.

«Oggi pomeriggio andrai da quei due» decide Jim. «E ti comporterai da uomo».

Oh, per l’amor del cielo, non cominciamo con questi appelli alla mia virilità…

«Non c’è scelta: se non lo fai, ti trascino io a forza» aggiunge il ragazzino.

«Oggi devo vedere Nipria».

«Nipria aspetterà. Vedi di seguire le priorità».

Sono in difficoltà. Non sono per niente bravo a districarmi in questo genere di discorsi, né me la sento di liquidare Jim.

«Mi raccomando» conclude quest’ultimo.

«Vedrò…»

Mi alzo. Dunque, portato il vassoio su un carrello per le stoviglie sporche, muovo in silenzio verso l’uscita della mensa.

«Ehi!» mi chiama Jim. «Rimani qui! Devo tenerti d’occhio!»

Al che, mi affretto ad abbandonare la stanza. Corro rapido lungo il corridoio. So che Jim mi inseguirà.

Che vergogna, scappare così…

Ma non voglio essere incastrato in qualche strana quanto assurda impresa che il ribelle potrebbe aver architettato. Non potendo sfuggirgli parlando, devo per forza rendermi “irreperibile”.

Muovo veloce attraverso i passaggi, finché non giungo davanti alla stanza dove prima mi allenavo con Dawn. Fermatomi lì davanti, fisso la porta chiusa: i giorni in cui io e la ragazza lottavamo mi sembrano già lontani. Ma è il primo posto che mi è venuto in mente per starmene un po’ per conto mio.

Allungo una mano e afferro la maniglia. Aperto l’uscio faccio per entrare nella sala. Mi blocco quando vedo che è occupata: dentro ci sono Dawn e Jervis.

Thanks For Reading! Thomas: Mi raccomando: se perdi sangue dal naso, piega la testa in avanti, non indietro! Elena (illustratrice): Da quando Energheia ha anche scopo educativo? Thomas: Grazie di cuore per aver letto questo capitolo! Se ti va, lasciami una reazione qui sotto… e magari un commento: mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi! Ti aspetto anche sui miei social per tutti gli aggiornamenti!

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